COLDIRETTI AL BRENNERO
Certe notizie si commentano da sole: quando migliaia di allevatori e coltivatori si danno appuntamento, come è successo oggi, al valico del Brennero. Con loro i vertici della Coldiretti, presidente Roberto Moncalvo in testa, ma anche il ministro all’agricoltura Nunzia De Girolamo. Quando tutti insieme si presentano con i loro giacconi di colore giallo simbolo della Coldiretti, per la mobilitazione dal titolo "La battaglia di Natale: scegli l’Italia", non c’è bisogno di molte parole. Sono stanchi, sono esasperati, sono deboli singolarmente presi e si fanno forza reciproca, bloccando i tir che giungono dal Nord Europa e da quella dell’Est. Sono lì a rappresentare oltre un milioni di coltivatori diretti e decine di migliaia di piccole e piccolissime unità produttive che oggi sono in crisi, con il rischio che vadano in fumo migliaia di posti di lavoro.Così questi agricoltori e allevatori aprono i tir che giungono sul suolo italiano, con l’autorizzazione delle forze dell’ordine, controllano il latte, la carne, i prosciutti, i derivati, i succhi di pomodoro, i dolci e i vini "finti italiani", insomma quell’enorme "non-made in Italy" che giunge da noi, invade i supermarket ed i discount, spacciato come di qualità e spesso, invece, fatto di derivati, concentrati, di prodotti chimici "aggiuntivi" che rasentano la manipolazione.La manifestazione odierna, sulla quale i telegiornali si sono soffermati giustamente con curiosità, mostra chiaramente una cosa: anche nel campo alimentare siamo giunti a una guerra economica vera e propria. Tutta la nostra ricchissima e fortissima filiera produttiva che parte dal mondo agricolo e sale su, specializzandosi, nei vari comparti produttivi, è percorsa da brividi freddi. Non solo per l’industria, non solo per le banche, non solo per il settore immobiliare suonano campane a morto. Ormai praticamente tutto il mondo produttivo, a tutti i livelli, è in movimento, è in "crisi".La globalizzazione mostra tutta la sua forza endogena, non guarda in faccia a nulla e a nessuno, ha poche briglie che la tengano a bada, avanza con baldanzosa sicurezza, provocando sommovimenti tellurici nei diversi Stati dove si abbattono le sue conseguenze. Così è un "tutti contro tutti". La caduta delle barriere economiche e doganali che ha fatto seguito agli accordi di Schengen ha creato davvero un "grande mercato unico", con tanti pregi ma anche con altrettanti difetti. E uno di questi, forse il più grave per quanto riguarda il settore alimentare ed agricolo, è che tutti possono produrre tutto. Purtroppo non sono state varate altrettante linee guida e leggi di protezione della qualità, dei marchi di origine controllata, dei prodotti "tipici". È questo il motivo della manifestazione odierna. È la ragione per cui dobbiamo guardare con simpatia ai nostri produttori con i giubbotti gialli, che difendono una tipicità tutta italiana che rischia di essere gravemente danneggiata dai "falsari" del made in Italy.Qui, però, per chiudere, occorre anche dire ai politici ed ai legislatori, che è urgente che proprio loro colgano la gravità di quanto sta avvenendo e procedano con norme e leggi a tutela: se non fanno la legge elettorale, passi! Si sa che i parlamentari in carica non sono lieti di andare presto alle urne e perdere il seggio conquistato con il tanto vituperato "Porcellum". Ma almeno, difendano gli altri di… porcelli, i nostri maiali, i nostri prosciutti quelli veri, genuini, e non quelli pieni di ormoni e allevati chissà come. Ci ascolteranno, i politici?