EUROPA/MARTIN SCHULZ

“Populisti e nazionalisti? Non sono né rassegnato né intimidito, anzi…”” “

Dal gennaio 2012 presiede il Parlamento europeo e in questa veste ha incontrato Papa Francesco lo scorso 11 ottobre in Vaticano. In vista del rinnovo dell’Assemblea di Strasburgo, tracciamo con il presidente il punto della situazione, con uno sguardo alle prospettive dell’integrazione continentale nel segno della speranza per i popoli. A partire dallo stimolo all’economia e dalla solidarietà ai migranti

Le prossime elezioni europee "devono fornire l’opportunità per una discussione su soggetti europei concreti, piuttosto che ridursi a un sì o un no all’Ue. Trasformare le elezioni del maggio 2014 in una battaglia tra europeisti e anti-europeisti sarebbe semplicemente fare un favore ai populisti e a chi non crede al grande progetto comunitario". Martin Schulz, tedesco, 58 anni, sposato, due figli, ama la storia, la lettura (della quale ha fatto la sua professione, gestendo a lungo una libreria), con una dichiarata preferenza per "Il gattopardo" di Tomasi di Lampedusa e i volumi di Eric Hobsbawm. Tifoso di calcio, ha un debole per gli spaghetti con le vongole e il succo di mela. Sindaco socialdemocratico di Würselen per 11 anni, è stato eletto all’Eurocamera nel 1994. Dal gennaio 2012 è presidente del Parlamento europeo e in questa veste ha incontrato Papa Francesco lo scorso 11 ottobre in Vaticano. In vista del rinnovo dell’Assemblea di Strasburgo, che chiamerà alle urne i cittadini dei 28 Paesi dell’Unione, il Sir traccia con il presidente Schulz il punto della situazione, con uno sguardo alle prospettive future dell’integrazione continentale. Presidente, partiamo dal ruolo del Parlamento europeo. Nel 2009 è entrato in vigore il Trattato di Lisbona che assegna maggiori poteri all’Assemblea. A suo avviso è cresciuto il peso dell’Europarlamento nell’architettura politica comunitaria?"Negli ultimi quattro anni abbiamo assistito a tre sviluppi significativi nel funzionamento delle istituzioni europee: un rafforzamento del Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo, un indebolimento della Commissione e un rafforzamento del Parlamento. La crescita del ruolo di gestione della crisi economica da parte del Consiglio è un fatto comprensibile e preoccupante allo stesso tempo: comprensibile perché i capi di Stato sono a lungo stati gli unici ad avere le risorse legali e finanziarie per far fronte alla crisi; preoccupante perché le decisioni assunte all’unanimità e a porte chiuse si sono rivelate spesso tardive, inefficaci e hanno contribuito a rinforzare la percezione di atteggiamenti di opposizione attuata da alcuni Paesi. La Commissione è stata in parte la vittima di questa crescita istituzionale del Consiglio Ue. La difesa del metodo comunitario – con la collaborazione tra le istituzioni a favore dell’interesse generale dell’Ue – è un esercizio che va difeso con le unghie e non semplicemente attraverso una lettura formalistica dei trattati". E L’Europarlamento?"Il Parlamento europeo è stato il vero difensore del metodo comunitario. L’entrata in vigore del Trattato di Lisbona e l’estensione della codecisione a molte aree legislative spiega solo in parte questo fenomeno. La ragione è soprattutto politica. Prenda in considerazione alcuni dei dossier più importanti di questa legislatura – dal Quadro finanziario pluriennale alla supervisione finanziaria, dalla governance economica alla protezione dei dati personali -: il Parlamento non si è mai sottratto dal proporre misure ambiziose e veramente europee al Consiglio. Non sempre la nostra posizione ha prevalso, ma la nostra negoziazione ha avuto un innegabile valore aggiunto". Lei ha più volte sottolineato che il Parlamento, eletto a suffragio universale, rappresenta i cittadini europei. Ritiene che gli eurodeputati siano davvero rappresentativi del sentire popolare? Sanno dar voce ai cittadini? Ne difendono gli interessi?"Sì, ne sono convinto. Dal 1979 a oggi, il Parlamento europeo non ha mai smesso di farsi portatore della voce dei cittadini. Gli eurodeputati sono nella grande maggioranza dei casi il vero nesso tra cittadini e istituzioni dell’Unione. I commentatori parlano sempre della complessità delle istituzioni e delle politiche dell’Unione, del fatto che le elezioni europee vengono viste come elezioni nazionali di secondo piano, e del crescente astensionismo alle elezioni. Nessuno è indifferente a queste critiche: io per primo. Non mi rifugio nemmeno dietro al fatto che l’astensionismo è in crescita dappertutto o che, paragonate alle elezioni di mid-term americane, le elezioni europee continuino a registrare una maggiore affluenza. Ma sono gli eurodeputati che si trovano in prima linea per cambiare questo trend, sono loro che si fanno portatori del difficile processo di controllo democratico, con analisi, critica e proposte alternative allo status quo. I miei colleghi fanno, salvo isolate eccezioni, un ottimo lavoro e sono degli ottimi rappresentanti del sentire popolare". Forse anche per una responsabilità dei mass media, da tempo si associa l’Ue alla crisi economica. Eppure a Bruxelles e Strasburgo si ripete: l’Europa è parte della soluzione del problema, non la causa. Cosa significa? La governance economica condivisa ha fatto dei passi avanti? Sta producendo risultati?"Dire che l’Europa è parte della soluzione del problema, non la causa è vero e falso allo stesso tempo e rischia di creare confusione. Quando parliamo di problemi europei dobbiamo entrare nel merito della questione. Se tocchiamo il tema dell’Unione economica e monetaria dobbiamo spiegare esattamente come intendiamo completare la struttura e la governance della moneta unica, così come quando parliamo di unione bancaria o supervisione finanziaria. L’Ue non è stata la causa della crisi economica e ha in parte arginato delle conseguenze che sarebbero potute essere molto più gravi, ma le tensioni tra gli Stati membri sono aumentate enormemente, un’austerità eccessiva è stata imposta agli Stati più esposti, l’Unione non è riuscita a creare una politica di stimolo anti-ciclica per rilanciare l’economia, cosa che invece hanno potuto fare gli Stati Uniti. Ma parlare di colpa dell’Europa tout court è un errore". Migrazioni: un’altra urgenza continentale. Il principio di solidarietà, per una gestione comune del fenomeno migratorio, ha qualche chance? "Anche in questo ambito il Parlamento europeo si è fatto portatore di un messaggio scomodo per gli Stati membri: richiedendo che gli eventi di Lampedusa rappresentino un punto di svolta per l’Europa e chiedendo che l’Unione e gli Stati si impegnino a garantire i diritti fondamentali universali dei migranti, in particolare dei minori non accompagnati. Abbiamo chiesto che gli strumenti a disposizione dell’Unione, come Eurosur, Frontex e Easo (l’agenzia Ue che si occupa di asilo, ndr.), siano sufficientemente finanziati e utilizzati per la prevenzione delle tragedie e un’equa divisione degli oneri. Ma soprattutto, durante il mio discorso al Consiglio europeo di ottobre, ho chiesto che l’Unione si renda conto della necessità di una politica migratoria legale, chiara e comune". Populismi e nazionalismi si moltiplicano. Quanta influenza avranno sulle elezioni di maggio 2014? Cosa si può fare, da qui ad allora, per evitare di avere al Parlamento europeo un esercito di antieuropeisti?"Il rischio è evidente. Populisti e nazionalisti sono ben posizionati per ottenere un gran numero di seggi al prossimo Europarlamento. Ma io non sono né rassegnato, né intimidito. Anzi, l’emergere di questi movimenti mi spinge ad aumentare i miei sforzi per far conoscere i benefici del nostro progetto comune e le nostre idee per migliorarlo. Essere critici nei confronti della gestione dell’Unione europea non vuol dire essere euroscettici: vuol dire mettere a disposizione le proprie idee e valori per migliorarla. I partiti populisti, euroscettici e nazionalisti hanno una grande adattabilità, ma le loro idee sono impraticabili, retrograde e catastrofiche. Il mio ruolo sarà esporre la pochezza del loro messaggio e soprattutto proporre un’alternativa credibile. Ma il mio nemico alle prossime elezioni sarà soprattutto l’indifferenza, cioè pensare che la partecipazione e la politica non abbiano più importanza, che le decisioni saranno comunque prese da altri. In un mondo che si trasforma a grandissima velocità, il cambiamento è sempre possibile, nel bene e nel male. Questo è un monito, ma anche un messaggio di speranza per essere attori, e non spettatori, del cambiamento".