MOSTRA VATICANA

Il grande sogno” “di Calatrava:” “una cattedrale

Centoquaranta opere in vetrina al Braccio di Carlo Magno per illustrare la complessa e multiforme produzione artistica del celebre architetto e ingegnere spagnolo. Antonio Paolucci: “Sa individuare e trasfigurare poeticamente le linee portanti dell’universo visibile”. Dal cardinale Gianfranco Ravasi una “riflessione simbolica” per ringraziare l’architetto, “costruttore di ponti, ma non solo”

Dopo il primo padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia, l’apertura della Chiesa all’arte contemporanea prosegue con la mostra "Santiago Calatrava. Le metamorfosi dello spazio" che, promossa dai Musei Vaticani e dal Pontificio Consiglio della cultura, è stata inaugurata ieri sera nel Braccio di Carlo Magno e da oggi al 20 febbraio 2014 è aperta gratuitamente al pubblico. Centoquaranta opere – modelli architettonici di chiese, stadi, teatri, ponti, stazioni, accompagnati dai relativi studi preparatori; dipinti ad acquerello e sculture in bronzo, alluminio, ottone, marmo, legno, alabastro (figure umane, volti, lo schiudersi di una camelia) – per illustrare la complessa e multiforme produzione artistica del celebre architetto e ingegnere spagnolo. In mostra, fra gli altri, il modello della chiesa greco-ortodossa di St. Nicholas in costruzione a Ground Zero, il plastico del progetto per la cattedrale di St. John the Divine, sempre a New York, le Torri di Malmo o di Chicago. Info: http://mv.vatican.va. Opera omnia. Una mostra "che è in un certo senso l’ ‘opera omnia’ di Calatrava", ha annotato ieri sera Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, secondo il quale l’eclettico architetto sa "individuare e trasfigurare poeticamente le linee portanti dell’universo visibile". Una produzione improntata a "un costante rapporto e confronto tra le tensioni umane, fisiche del nostro corpo, e quelle audaci delle sue architetture", nella ricerca di una "magia dell’equilibrio" che "non è fatta solo di staticità ma anche di regole che superano quelle della gravità, pur rispettandole" nel bilanciamento tra le forze, spiega Micol Forti, curatrice dell’esposizione come della collezione d’arte contemporanea dei Musei vaticani. Angeli e ponti. Sul "grande sogno" di Calatrava di "poter costruire una cattedrale "si sofferma il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, definendolo una "sfida importante per un architetto", ma forse "anche il tentativo di fare una summa della sua riflessione sulla relazione e organizzazione con lo spazio". Il tempio, spiega, è "di sua natura finito – al di fuori c’è il profano – ma al tempo stesso deve comprimere, contenere l’infinito, l’eterno". Questa "è la grande dialettica, ed è per questo che abbiamo tante chiese che sono purtroppo dissacrate in partenza" perché "non riescono a tenere dentro di sé in maniera evocativa, simbolica", la presenza del divino"; "non sono luoghi sacri". Da Ravasi anche una "riflessione simbolica" per ringraziare l’architetto, "costruttore di ponti, ma non solo", e la citazione di una leggenda araba secondo la quale l’origine dei ponti risale ad angeli posti sulle sponde dei fiumi, che con le loro ali "permettono agli uomini di dialogare tra loro, di passare da un versante all’altro". Per questo, "chi costruisce ponti partecipa dell’armonia dell’incontro e dell’abbraccio tra gli uomini". Elogio della semplicità. La parola a Santiago Calatrava: "Ho sempre tentato di dare dal mio punto di vista il meglio", affinché chi arriva in una stazione trovi "una struttura che lo ‘saluta’ e gli dice: questo spazio è qui per te, perché ti trovi bene, perché ci sia luce", Centrale, per l’architetto, "l’attenzione alla persona" nel progetto e nella realizzazione delle opere pubbliche: i criteri dell’economia e della funzionalità "non sono sufficienti". "Esporre in Vaticano – confessa – è un’esperienza eccezionale: ti trovi accanto ai più grandi artisti" in una straordinaria "densità". Si comprende inoltre che "arte e religione vanno intimamente legate, forse per l’istinto del sublime e del trascendente di ogni uomo". Quello di Calatrava è un elogio della semplicità: "Sono partito dalle cose più semplici, molte volte nella mia cucina", e "non c’è bisogno di guardare la grandiosità delle montagne, basta un piccolo cristallo" perché "ci sono forme di trascendenza anche nel quotidiano". Luce, vuoto, spazio, senso di gravità, armonia, ritmo musicale: questi, assicura, "gli elementi importanti nella creazione di una struttura". Dei ponti, per i quali è famoso in tutto il mondo, dice: "Sono quasi non luoghi" ma "hanno una dimensione formale e simbolica straordinaria. Cosa sarebbero Roma o Parigi senza i loro ponti?". Per questo nel paesaggio urbano meritano una "categoria molto più elevata" di quella meramente funzionale ed economicistica.