GRECIA" "
Paese in ginocchio, che vuole ripartire. Ma i problemi sono tanti. Il ruolo dei cattolici
La Grecia prova a invertire la rotta. Il piano “lacrime e sangue” imposto dalla Troika, composta da Fmi, Bce e Ue, “malgrado la bassa crescita e le incertezze politiche” del Paese ellenico starebbe dando i suoi frutti. Il deficit, secondo l’agenzia Usa di rating Moody’s, è stato ridotto del 74% dal 2009, con un intervento pari all’11,9% del Prodotto interno lordo. Una sforbiciata al bilancio nazionale che si dovrebbe chiudere con un consistente surplus nel 2014. Altra buona notizia sarebbe quella che il prodotto interno lordo ellenico, sempre per Moody’s, crollato del 25% dal 2009, dovrebbe subire una contrazione dello 0,1% nel 2014 per salire poi dell’1% l’anno successivo, grazie al turismo. A completare il quadro positivo sarebbe, il condizionale è d’obbligo, la riduzione dei debiti da onorare nei confronti di privati. Quadro allarmante. Nonostante ciò, in questa Grecia giunta al suo sesto anno consecutivo di recessione, più di una famiglia su 5 (oltre il 23%) è ormai a rischio povertà. Diffuso proprio in questi giorni, l’ultimo rapporto dell’Istituto statistico ellenico (Elstat) riguardanti la situazione economica delle famiglie nel 2012 è impietoso: l’anno scorso erano 914.873 i nuclei (per un totale di circa 2,5 milioni di persone su una popolazione di 11 milioni) che non dispongono dello stretto necessario per condurre un’esistenza decente. Ancora più drammatiche, se possibile, sono le statistiche di Caritas Grecia: il 40% delle famiglie ha al suo interno un disoccupato, l’11% ben due. Molti nuclei vivono con la pensione di un anziano. Quattro famiglie su 10 non pagano le bollette alla scadenza e il 60,8% non paga le tasse nei termini dovuti. Il 70% ha deciso di tagliare le spese per il cibo, l’83,2% sul riscaldamento. Il Paese, con la disoccupazione al 27% e quella giovanile al 59%, è in ginocchio. La piaga della corruzione. Imporre nuovi sacrifici rischia di far esplodere la tensione sociale, riferisce al Sir l’arcivescovo cattolico di Atene monsignor Nikolaos Foscolos, che punta l’indice contro la corruzione. “Dal suo ingresso in Europa, in Grecia sono transitati tantissimi soldi che dovevano servire per le infrastrutture e a far crescere il Paese e la sua gente. Invece una buona parte di questi sono finiti nelle tasche dei politici, depositati in conti in Svizzera. Oggi temo una vasta rivolta sociale”. “Ciò che è paradossale – aggiunge – è che gli stessi partiti politici che hanno affossato il Paese, ora sono quelli che lo devono far rialzare. La corruzione è dilagante”. Un parere condiviso anche dal presidente dei vescovi di Grecia, l’arcivescovo di Syros-Milos-Santorini, mons. Francesco Papamanolis: “Questa crisi economica nasce da quella morale. Ogni greco è vittima della corruzione. Per estirpare questa mala pianta occorrono rigore, moralità, rispetto delle regole e certezza della pena per chi sbaglia. Non è tollerabile che ci siano persone che si approfittano della gravità del momento presente”. Mobilitazione nelle parrocchie. Dalla piccola Chiesa cattolica greca non arriva solo la denuncia ma anche aiuto concreto. Ad Atene, dove vive poco meno della metà della popolazione greca, decine di volontari sono attivi per rispondere alle richieste di rifugiati, migranti, giovani donne con piccoli, e adesso anche tanti greci. Coordinata dalla Caritas Atene, in stretto contatto con Caritas Grecia, la mobilitazione cattolica è intensa. Solo nel centro rifugiati di via Kapodistriou, non lontano da piazza Omonia di Atene, riferisce l’assistente sociale Panegiotas Siafaka, “la mensa ha servito, lo scorso anno, oltre 76mila pasti, una media di oltre 300 persone al giorno per cinque giorni alla settimana. Diamo vestiti e coperte. Lo scorso anno abbiamo rifornito oltre 3.500 persone. Ogni mese abbiamo distribuito pacchi viveri a famiglie bisognose, per un totale di 524. Abbiamo vaccinato 116 bambini e tenuto oltre 2.500 incontri personali per informare le persone su possibilità di lavoro, assistenza sanitaria e legale”. Numeri che non hanno la pretesa di fornire risposte definitive alla povertà delle persone né tantomeno alla crisi in atto ma che, riconosce Siafaka, “vogliono solo rispondere al bisogno forte delle persone di essere accolte, amate, trattate con rispetto, senza distinzione di lingua, religione, razza, etnia. Il diritto alla vita e alla dignità è inalienabile”. Lo stesso stile di accoglienza e di servizio lo si ritrova anche nelle singole parrocchie della capitale. Da quelle dei quartieri degradati come Kypséli o “Aghioi Anarghiri” fino alle zone benestanti come Psychico è un fiorire di iniziative, mercatini, bazar, pacchi viveri, assistenza legale, sanitaria, microcredito. “Facciamo quel che possiamo per aiutare questa gente”, racconta una volontaria, Maria Miliari, che rivela: “Per loro viene celebrata una messa ogni giorno”.