LOMBARDIA
Riforma per l’edilizia residenziale pubblica, ma occorre cambiare marcia e investire
Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato la riforma dell’organizzazione dell’Aler (Azienda lombarda edilizia residenziale), che gestisce le case popolari in tutta la Regione. La riorganizzazione (che modifica la legge regionale 27/2009) prevede l’accorpamento delle Aler territoriali, che passano da 13 a 5, e cancella i consigli d’amministrazione, azzerando 157 poltrone, con un risparmio preventivato di 2,5 milioni di euro ogni anno. Le Aler lombarde diventano così cinque: Milano; Lodi e Pavia; Brescia, Cremona e Mantova; Bergamo, Lecco e Sondrio; Varese, Busto Arsizio, Como e Monza-Brianza. I posti di lavoro dei dipendenti attuali saranno preservati. Ciascuna azienda avrà un presidente (nominato dalla Giunta regionale), un direttore generale (nominato dal presidente) e un collegio di sindaci di tre membri (due di maggioranza e uno d’opposizione, nominati dal Consiglio regionale). È prevista poi l’istituzione di un Consiglio territoriale, formato dai primi cittadini (da 7 a 13) rappresentanti del territorio. Vengono istituiti, infine, gli Osservatori per la legalità e la trasparenza, con particolare riguardo alle occupazioni abusive (particolarmente critiche a Milano), la morosità colpevole (che, in pochi anni, è passata da un fisiologico 7-8% all’attuale 30-33%) e l’assegnazione degli alloggi.Provvedimento deludente. Secondo Pierluigi Rancati, segretario generale di Sicet Lombardia, il sindacato degli inquilini della Cisl, “è una riforma che non affronta i problemi urgenti: le difficoltà economiche delle Aler territoriali, alcune delle quali hanno gravi buchi di bilancio, e l’esigenza sempre crescente di alloggi da parte delle famiglie, con graduatorie comunali che vedono 54 mila persone in attesa”. Spiega Rancati: “Il risparmio sui costi di governance va bene, ma è un fatto più di facciata che di sostanza, perché resta il controllo della politica sugli organismi di gestione, seppure snelliti”. Il segretario del Sicet boccia anche gli aspetti legati alla partecipazione e alla trasparenza: “Gli Osservatori sulla legalità – sostiene – sono senza effettiva possibilità di controllo sui costi e sugli appalti. E di trasparenza ne servirebbe, visto che oggi riscaldare un metro quadro di alloggio ha costi variabili dai 17 ai 30 euro: una differenza troppo elevata per non evidenziare mala gestione nei costi più alti”. Secondo Rancati “è sbagliata la strategia di fondo perseguita negli ultimi anni dalla Regione”, cioè “chiedere all’Aler di far quadrare i conti con l’aumento dei canoni di affitto e la vendita di appartamenti”. Strategia messa in crisi “dall’aumento esponenziale dei casi di morosità e dalla mancanza di disponibilità delle famiglie, provate dalla crisi, a comprare gli alloggi. Serve, invece, un rilancio degli investimenti regionali per recuperare il patrimonio esistente e costruirne di nuovo”.Servono fondi pubblici. D’accordo sulla necessità di un ritorno all’intervento pubblico per l’edilizia popolare è anche Alessandro Maggioni, presidente di Federabitazione Lombardia, confederazione di cooperative edilizie. “Noi ci occupiamo di costruzione e gestione di case per la vendita e l’affitto a prezzi calmierati – chiarisce – ma riteniamo che sia fortemente necessario il finanziamento pubblico all’edilizia sociale”, che si rivolge alle categorie più svantaggiate. Secondo Maggioni, dunque, “bene la riforma che taglia i costi di gestione, ma il nodo della questione resta quello delle risorse”. Nuove risorse sono necessarie, in primo luogo, “per riqualificare il patrimonio edilizio pubblico, prima ancora che costruirne di nuovo, visto l’attuale stato di degrado di molti quartieri”. Per Maggioni, inoltre, va rivisto il meccanismo delle graduatorie per prevedere l’uscita dagli alloggi sociali di coloro che potrebbero permettersi forme di affitto un po’ più onerose o addirittura di acquisto calmierato.a cura di Paolo Rappellino(10 dicembre 2013)