ONDA DI RIBELLISMO
Erano tre, in origine, le ragioni della protesta degli autotrasportatori: abbassare le accise sul carburante, migliorare la viabilità del Paese e favorire condizioni di lavoro più vantaggiose. Poi si sono aggiunti i tassisti, con le loro rivendicazioni. Quindi i commercianti, gli ambulanti, i precari, i disoccupati, gli esodati, i giovani senza lavoro, le casalinghe e i pensionati. Fino ad arrivare ai gruppi organizzati come il Coordinamento 9 dicembre, sigla che riunisce alcuni tra i più noti Forconi che ora hanno subito una divisione al loro interno. Coordinamento guidato dal cinquantunenne Danilo Calvani, contadino della provincia di Latina e imprenditore agricolo dell’Agro Pontino. Calvani, con un passato di militanza nella Lega Nord laziale, è alla testa dell’ala dura della contestazione: arringa il popolo, chiama a raccolta le masse, promette la protesta ad oltranza e annuncia la marcia su Roma salvo poi andare via in Jaguar (non sua!, precisa schermendosi) dai comizi.Sui manifesti si legge che nelle piazze "non è gradita la presenza di politici" e "alle prossime occasioni verrà segnalata la loro presenza al popolo sceso in piazza, ed il popolo stesso provvederà, sempre in maniera civile ma determinata, al loro allontanamento". E a chi si sposta con la metropolitana per Roma, può capitare anche di ricevere volantini della sezione provinciale del Coordinamento che inneggiano ai "veri italiani" che "si fermano" per "cacciare i criminali che stanno al Potere" e "ci stanno portando alla fame, distruggendo l’identità di un Paese". Se la ribellione non basta, avvertono dal Coordinamento citando senza verifica Pertini, allora il Governo può essere "cacciato via anche con mazze e pietre". Per questo, a mo’ di avvertimento, il Coordinamento invoca lo stato di guerra invitando i cittadini a "fare per tempo rifornimento di generi alimentari e d’ogni altra cosa vi necessiti, poiché è previsto anche il blocco totale degli Autotrasportatori, che combatteranno al nostro fianco". Così, tra richieste sacrosante e pretesti triviali, le ragioni di una protesta nuova assumono la forma di un ventennio lontano. Con parole, colori, slogan e caratteri che non avremmo più voluto vedere.A tutti diciamo, in queste ore difficili: le parole possono pure essere calde, ma le menti (di tutti) devono restare fredde.