POLONIA" "
I vescovi s’interrogano sulla religiosità nel Paese. Ostacoli e nuove vie per il Vangelo
“È stato un tempo di riconciliazione con Dio e gli uomini”, che ha offerto “la possibilità di rispondere nel profondo del cuore alla domanda se nelle nostre vite vi sia la fede proclamata dalla Chiesa e che cosa essa significhi”: è quanto scrive il cardinale Kazimierz Nycz, arcivescovo di Varsavia, in una lettera indirizzata alla diocesi al termine dell’Anno della fede. I vescovi polacchi nel messaggio per l’Avvento ribadiscono peraltro che l’anno appena concluso “è un dono ma anche un grande impegno” e ricordano che oggi “la sfida più grande” è “la trasmissione della fede a coloro che insieme a noi sono in cammino e a coloro che verranno dopo di noi”. Non bastano i numeri. Di recente, il patriarca ortodosso di Mosca Kirill ha osservato che “la Chiesa cattolica in Polonia sta in prima linea per difendere i valori cristiani all’interno dell’Unione europea”. In effetti la popolazione polacca (38 milioni) ha ufficialmente il tasso più alto al mondo di cattolici (92,2% della popolazione). Il 71% di essi frequenta la chiesa “almeno una volta al mese”, mentre solo uno su cinque vi si reca “unicamente in occasioni particolari”. Secondo i dati più recenti dell’istituto statistico della Chiesa polacca, il 40 per cento dei fedeli partecipa regolarmente alle liturgie domenicali, mentre quelli che si accostano all’eucaristia superano il 16%. La religione, e in particolare la fede cattolica, secondo l’Istituto di analisi dell’opinione pubblica Cbos, sono tuttora “fra i fattori che più uniscono la stragrande maggioranza dei polacchi” (oltre il 90%). Il ruolo della fede e della Chiesa, però, “non vanno misurati con le statistiche”, ammonisce il presidente della Conferenza episcopale polacca, monsignor Jozef Michalik, arcivescovo di Przemyl, poiché “la cosa più importante, ossia la conversione di una persona in una situazione complicata della vita, la sua lotta e la sua vittoria, non vengono contemplate nei numeri”. Rimettere Dio al centro. Al termine dell’Anno della fede, e in vista del Natale, l’episcopato polacco ricorda dunque ai fedeli di “mettere Dio al centro della vita delle famiglie, delle comunità e delle parrocchie”, sottolineando la necessità di “riscoprire e valorizzare le radici cristiane”, poiché questo serve “a guardare il presente attraverso il prisma della fede per costruire il futuro sulla base dell’esperienza di un vivo incontro con Cristo”. I vescovi sono preoccupati per “l’uomo moderno”, e soprattutto per i giovani, i quali “non sanno aspettare e vogliono tutto subito, e a basso prezzo”. Monsignor Henryk Tomasik, vescovo di Radom, a pochi giorni dalla chiusura dell’Anno della fede, parlando dei giovani ha posto l’accento sulla necessità di “ulteriori sforzi nel campo educativo”, affinché “le nuove generazioni prendano coscienza dei valori, amino Dio, la patria e il prossimo”. “Siamo diventati una società che ha solo delle pretese”, ha osservato il presule, rammaricato di quanto “difficile sia oggi riscontrare lo spirito di sacrificio” e del fatto che “quello che sembrerebbe un normale gesto di amore verso il prossimo, assuma oggi il valore di un gesto eroico”. Luci e ombre. I giovani hanno partecipato numerosi alle iniziative organizzate in occasione dell’Anno della fede in Polonia. In 60mila sono accorsi allo stadio di Varsavia per partecipare alla giornata di preghiera e all’incontro con il predicatore ugandese John Baptist Bashoboro; in centinaia hanno partecipato alla settimana della evangelizzazione a Bialystok come a Varsavia e in altre città. Oltre 1.200 sono stati poi i delegati al primo Congresso nazionale dei consigli parrocchiali in rappresentanza di oltre l’80% delle comunità. Monsignor Stanislaw Gadecki, presidente della Commissione pastorale dei vescovi, non ha però nascosto la preoccupazione per lo “scarso interesse” a volte riscontrato da parte dei fedeli per i consigli pastorali, così come non ha taciuto su alcuni “parroci restii a collaborare con i laici”. Mass media ostili. Occorre peraltro osservare che le iniziative lanciate in occasione dell’Anno della fede non hanno trovato molto spazio sui maggiori media nazionali. I quali, a volte, come deplora monsignor Marek Jedraszewski, arcivescovo di Lodz, “presentano la Chiesa quasi come se fosse un’organizzazione criminale”. “Non è veritiera l’immagine della Chiesa costruita solo in base alle informazioni dei media”, afferma il presule osservando che “oggi abbiamo spesso a che fare con la negazione di Dio sia sul piano culturale che su quello pratico”. I vescovi polacchi, preoccupati per “il male che cerca di intrufolarsi nella società e nella vita delle persone”, vedono “minacciata dall’ideologia gender soprattutto la famiglia, ma anche il futuro dell’intera società”. E poiché “solo la famiglia tradizionale e la Chiesa – nota Jedraszewski – possono opporsi alle visioni antropologiche di un certo tipo così prepotentemente presenti nei media, non c’è da stupirsi che proprio esse diventano il bersaglio di violenti attacchi”.