PROTESTE POPOLARI " "

Corruzione e lavoro nero “producono” il 50% del Pil in Nepal” “

Le denunce rivolte alla Commissione per l’indagine sugli abusi commessi dalle autorità stanno mettendo sotto i riflettori i comportamenti di politici, ufficiali governativi e uomini d’affari. In 64 sono accusati di aver creato un sistema parallelo di compravendita d’immigrati clandestini utilizzati come manodopera

All’inizio del mese di dicembre, decine fra politici, ufficiali governativi e uomini d’affari si sono recati di primo mattino nei templi di Pashupatinath, Dakshinkali e Bhadrakali, in Nepal, per porgere i loro omaggi alle divinità indù. In base a quanto riporta Asia News, che riprende fonti provenienti dai media locali, la mossa sarebbe un tentativo di sfuggire ai controlli serrati organizzati in questi giorni della Commissione per l’indagine sugli abusi commessi dalle autorità, che ha depositato una denuncia alla Corte speciale per la corruzione contro 64 alti funzionari governativi e imprenditori e lanciato un campagna di perquisizioni e indagini serrate per fermare i casi di corruzione. I 64 funzionari sono accusati di aver creato un sistema parallelo di compravendita d’immigrati clandestini utilizzati come manodopera. Il presidente della Commissione ha precisato: "Nessuna divinità indù li salverà. Stiamo indagando e scrutando i casi tra i molti depositati presso la nostra sede e presto presenteremo un fascicolo contro di loro. Tra queste persone vi sono molti leader politici, burocrati e alti ufficiali delle agenzie di sicurezza".

L’ingerenza del governo nel sistema economico. Secondo il rapporto del "Corruption Perceptions Index 2013" (Cpi), diffuso dall’organizzazione Transparency International, il Nepal è al 116mo posto nella classifica di percezione della corruzione su 177 Paesi analizzati. Il presidente del Transparency International ha sottolineato che "vi è ancora urgente bisogno di un intervento per ridurre la corruzione in Nepal". Si stima che le entrate provenienti da corruzione e lavoro nero, coprano più del 50% del Prodotto interno lordo nepalese. C’è chi spiega che l’eccessiva ingerenza del governo di stampo maoista nel sistema economico, limita la libertà d’impresa, costringendo i privati ad assurde trafile burocratiche per registrare una nuova attività. A essere colpita è soprattutto l’industria del turismo, fra i settori più redditizi dell’economia nepalese. Le agenzie che gestiscono le mete più popolari, come ad esempio i trekking intorno al monte Everest o le visite ai siti archeologici, non hanno la libertà di operare con i propri veicoli e con il proprio personale. Spesso chi non favorisce i politici locali subisce minacce e pressioni.

Iniziative contro la corruzione. All’inizio di quest’anno, l’Agenzia Fides ha diffuso la notizia di un digiuno praticato da un gruppo di attivisti per i diritti umani per protestare contro la corruzione nel Paese. L’iniziativa fu appoggiata da centinaia di persone e da tutte le comunità religiose. La protesta prese le mosse dal distretto di Mahottari, nella regione centrale del Nepal e accusava di corruzione gli enti locali della zona. La campagna era indirizzata, in particolare, ad attivare la "Commissione per le indagini sugli abusi di autorità" (Ciaa). Gli attivisti presentarono, infatti, alla Commissione una denuncia circostanziata: milioni di rupie stanziati per i Comitati di sviluppo dei villaggi nel distretto di Mahottari erano finiti nella tasche di funzionari locali. Uno di questi fu accusato di aver sottratto 1,9 milioni di rupie nepalesi (circa 22mila dollari), un altro dell’appropriazione indebita di 7 milioni di rupie. Gli attivisti riferirono di aver ricevuto minacce e avvertimenti perché non rendessero pubbliche le irregolarità.