GRECIA IN GINOCCHIO" "" "

Crisi e corruzione non danno tregua nelle isole Cicladi

Settori importanti come pesca, agricoltura, edilizia e servizi sono in sofferenza. Il turismo estivo non basta ad attutire gli effetti negativi della congiuntura. Anche a Syros la Chiesa è in prima linea nel dare aiuto e sostegno ai migranti e a tantissimi greci. L’arcivescovo Francesco Papamanolis denuncia: “Con tutto quello che la gente patisce c’è nei ministeri e nella politica chi ruba ancora”

Telefoni e citofoni squillano in continuazione nell’episcopio di Syros, dove ha sede la Caritas diocesana e dove l’arcivescovo, monsignor Francesco Papamanolis, ha la sua residenza. Richieste pressanti di aiuto, di sostegno materiale arrivano da disoccupati, madri di famiglia con bambini, padri divorziati, anziani, migranti, giovani. "Sono quasi tutti greci – afferma mons. Papamanolis che è anche presidente dei vescovi ellenici – la crisi nell’isola ha colpito soprattutto loro". Syros, con i suoi ventunomila abitanti, è il capoluogo dell’arcipelago nonché il centro culturale, commerciale e amministrativo delle Cicladi. I cantieri navali sono in grave difficoltà, le principali attività produttive come pesca e agricoltura segnano il passo e lo stesso fa il commercio. Il turismo, nonostante il grande flusso nel periodo estivo, non rappresenta un buon paracadute per l’economia locale. "Solo venti giorni estivi o poco più di affluenza di villeggianti non bastano a garantire la sufficiente base economica per il resto dell’anno – spiega l’arcivescovo – la concorrenza delle altre isole come Naxos, Tinos e Mykonos è forte". E si sente.

Lotta alla corruzione. Nella diocesi vive una comunità consistente di cattolici, circa settemila, suddivisi in 12 parrocchie e ha una Caritas attiva dal 1981-1982 con oltre cento volontari che si prodigano in diversi servizi, dalla visita ai carcerati e agli anziani, alla raccolta di vestiario e cibo, dall’assistenza ai migranti, albanesi, polacchi, pakistani, georgiani e bulgari, al sostegno alle famiglie e ai giovani. Sono questi ultimi a preoccupare in modo maggiore, poiché, spiega mons. Papamanolis "cominciano a emigrare in Germania e Paesi del Nord Europa per trovare lavoro. Non vedono il loro futuro in Grecia". La crisi non lascia, infatti, intravedere alcuna prospettiva. La disoccupazione giovanile ha raggiunto il 58%, la pressione fiscale nel 2013 si è attestata al 53,6%. "Come costruirsi un futuro – si chiede l’arcivescovo – in queste condizioni? La paga per un giorno di lavoro oggi si aggira sui 25 euro, ovvero poco più di tre euro l’ora. Come si può vivere così?". Ridare speranza e prospettive alla popolazione è l’altro impegno della Chiesa cattolica locale. Non basta, infatti, l’aiuto materiale per uscire dalle sabbie mobili della crisi. Per mons. Papamanolis (clicca qui) la via per ricostruire il Paese è "la lotta alla corruzione. La crisi economica e finanziaria nasce da quella morale. Con tutto quello che la gente patisce c’è nei ministeri e nella politica chi ruba ancora. Ogni greco è vittima della corruzione di coloro che hanno il potere di mettere una firma su un decreto, un progetto, una richiesta. Migliaia di euro rubati da chi ha questo potere". Per estirpare questa "mala pianta occorre rigore, moralità, rispetto delle regole e certezza della pena per chi sbaglia. Non è tollerabile che ci siano persone che si approfittano della gravità del momento presente".

Non li lasciamo soli. Intanto nel piano inferiore della sede vescovile i volontari si danno da fare per far fronte alle richieste dei più bisognosi, smistando il vestiario, conservando cibi e selezionando medicinali e ogni altro prodotto utile. Tra questi quantità di prodotti agricoli che i volontari raccolgono direttamente dai campi perché non destinati al commercio a causa dell’abbassamento dei consumi. Il direttore della Caritas diocesana è anche il presidente di Caritas Grecia, padre Antonio Voutsinos: "Assistiamo molte persone e regolarmente 50 famiglie. Ogni tanto capitano anche iracheni, afgani e iraniani che giungono con barconi dalla Turchia, ma ora è molto raro. Alla richiesta materiale si riesce a dare risposta e questo grazie alla collaborazione di altre agenzie di solidarietà come la Fondazione ‘Stavros Niarchos’. Ma serve anche ascolto". "Chi ha più difficoltà a comunicare i propri bisogni sono i greci – rivelano Teresa e Anna, due volontarie – sono quelli che soffrono maggiormente la condizione d’indigenza. Non è facile ritrovarsi poveri e bisognosi del necessario dopo aver vissuto onestamente col frutto del proprio lavoro che hanno perso. L’isola è piccola, in un modo e nell’altro ci si conosce tutti. Chi si apre lo fa soltanto con il proprio parroco o con il direttore della Caritas. Non abbiamo la pretesa di offrire soluzioni ai problemi. L’unica certezza che abbiamo è che a pagare sono sempre i più poveri. Come Chiesa non vogliamo lasciarli soli".