VENETO

Piano casa senza idee lungimiranti

Approvata dal Consiglio regionale la terza proroga, ma nel testo ci sono molte contraddizioni

È stata approvata dal Consiglio regionale veneto la terza proroga al Piano casa, adottato per rilanciare il comparto edile e l’economia ma contestato da più parti per alcune norme che bypassano i Comuni e aprirebbero a una ripresa edificatoria. In effetti il nuovo Piano, che rimarrà in vigore fino al 2017, prevede la possibilità di ampliare gli edifici esistenti, in deroga ai piani urbanistici e ai piani ambientali dei parchi regionali (per questi, con parere vincolante della Soprintendenza), di un 20% del volume o della superficie, ancora aumentabile in caso di interventi di messa in sicurezza antisismica. È consentito un ampliamento sino a 150 metri cubi per le prime case unifamiliari. Gli ampliamenti potranno essere realizzati anche su un lotto limitrofo sino a 200 metri di distanza dall’edificio principale e su un corpo edilizio diverso ma già esistente. Per chi abbatte un vecchio edificio e lo ricostruisce, anche in area diversa purché di proprietà, per migliorarne la qualità architettonica, energetica e la sicurezza, il bonus arriva al 70% (80% nel caso di edilizia sostenibile). In zona agricola si potranno ampliare edifici residenziali o destinati alla conduzione del fondo e non più utilizzati. In caso di edifici residenziali in zone a rischio idrogeologico, il piano incentiva la demolizione e ricostruzione in zona sicura con un premio del 50% del volume o superficie, anche in zona agricola purché non con vincoli di tutela. Ai Comuni ancora non dotati di Pat (Piano di assetto del territorio) è data la possibilità di adottare una variante per l’insediamento nei centri storici di strutture di vendita medie e grandi. Male il concetto di deroga. “È positivo che la Regione sia attenta alla crisi dell’edilizia, un dato che riguarda le grandi ma soprattutto le microimprese, ma non è una buona cosa che in un testo regionale l’insieme poggi essenzialmente sul concetto di ‘deroga’ ai regolamenti vigenti”. Lo afferma Gianni Saonara, direttore scientifico di Tonioloricerca.it del Centro Toniolo della diocesi di Padova. “Per la sua stessa funzione – continua Saonara – la Regione dovrebbe lavorare con idee lungimiranti: introdurre la categoria ‘in deroga’ porta a un compromesso non apprezzabile. Ed è a sfavore di questa legge anche il fatto che non si consideri il punto di vista dei Comuni, accusati di aver frenato l’applicazione dei piani casa precedenti”. In un caso come questo, precisa Saonara, in cui i Comuni presentano osservazioni critiche a un provvedimento presentato dalla Giunta e approvato dal Consiglio, “sarebbe stato molto utile un parere del Consiglio delle autonomie locali, organo previsto dal nuovo Statuto della Regione e non ancora avviato”.Tante contraddizioni. “Trovo molte contraddizioni in questa legge – afferma Matteo Mascia, della Fondazione Lanza -. Mentre è allo studio una norma per il blocco del consumo del suolo, in una Regione che è la seconda in Italia per cementificazione dopo la Lombardia, si apre a una concreta opportunità di favorire la crescita di seconde case. Si punta alla ristrutturazione di case vecchie ma si permette di edificarne ex novo a 200 metri di distanza. E si apre a nuove strutture commerciali medie e grandi nei centri storici, quando si dice di voler rilanciare il piccolo commercio”. “A mio parere – continua Mascia – questo Piano avrebbe potuto essere finalizzato a promuovere la riqualificazione energetica e ambientale. L’Unione europea si pone, come obiettivo, case a consumo energetico zero entro il 2020: questa poteva essere, per il Veneto, l’occasione di contribuire a raggiungere l’obiettivo. Invece, per combattere la crisi, si pensa più all’aumento dei volumi. In questo senso vanno anche le deroghe che tagliano strumenti ai Comuni e non tengono conto della sussidiarietà. E questo avviene dopo la stagione difficile che ha portato all’adozione dei Pat, in cui molti Comuni hanno fatto una battaglia proprio sullo stop al consumo del suolo”.a cura di Emanuele Cenghiaro(14 dicembre 2013)