PROSPETTIVA ECCLESIALE
Monsignor Mariano Crociata, vescovo di Latina, nel suo volume appena pubblicato dalle Edizioni San Paolo, “Pensare da credenti” sviluppa una riflessione sui punti dirimenti la presenza della comunità ecclesiale in Italia. Un messaggio in bottiglia: “Siamo parte in causa, siamo dentro il processo; siamo come marinai che devono riparare la nave mentre è in navigazione e raddrizzare la rotta” ” “
Un percorso che parte da Paolo VI e dalla sua perenne attualità – "il mondo soffre per la mancanza di pensiero" – e arriva ad auspicare una nuova "visione", che instauri un cortocircuito positivo tra comunità cristiane e persone in ricerca. È questo, in sintesi, l’itinerario con cui monsignor Mariano Crociata – nel suo volume appena pubblicato dalle Edizioni San Paolo, "Pensare da credenti" – rilegge in controluce i cinque anni vissuti da segretario generale della Conferenza episcopale italiana. Tra le pagine, risuonano quelle che, nell’omelia di ingresso come vescovo di Latina, ha definito alcune attenzioni che stanno a cuore alla Chiesa: la comunione, la missione e il "rifiorire dell’umano".A monte, c’è "lo sforzo di capire e di mettere in luce l’ispirazione e l’intenzione che animano credenti e comunità ecclesiali nell’oggi", attraverso riflessioni che "sono il frutto di un pensiero non tanto costruito a tavolino, ma elaborato in un confronto serrato con la realtà viva della Chiesa nel nostro Paese". L’ambizione, dichiarata, è quella di porsi come "un esempio di metodo nell’affrontare la realtà, talora caotica e convulsa, in cui la comunità credente si trova immersa". "Capire la Chiesa nell’Italia di oggi non è semplice", ammette il vescovo riferendosi ai "profondi mutamenti" attuali, in cui "si intrecciano crisi economica, pluralizzazione etico-culturale, disorientamento valoriale e anomia sociale". Scenario "travagliato", quello dell’Italia, in cui le risposte ecclesiali "oscillano tra un minimalismo talora quasi disfattistico, che giudica il filone tradizionale del cristianesimo in via di inevitabile esaurimento, e un massimalismo che si adagia sulla falsa sicurezza di una persistenza religiosa tutto sommato abbastanza forte da resistere agli scossoni messi a segno delle varie forme di secolarismo e di laicismo diffuse nella cultura di questo tempo".Per recuperare uno "sguardo d’insieme", da credenti, sul nostro Paese, l’autore propone di partire dal valorizzare la categoria di "popolo", elemento qualificante della via italiana di vivere la fede, perché "la Chiesa è itineranza, popolo in cammino, comunità in esodo, in continua conversione". Sembra di sentire Papa Francesco nella “Evangelii gaudium”, quando delinea il volto di Chiesa "in uscita", "dalle porte aperte", "casa di tutti".Seconda parola-chiave: famiglia, che monsignor Crociata rivisita a partire dal binomio famiglia e felicità. E lo fa partendo dal celeberrimo incipit di Anna Karenina, in cui Tolstoj scrive: "Tutte le famiglie felici sono felici allo stesso modo, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo". La domanda di felicità, insegna lo scrittore russo, alla prova dei fatti "chiede una nuova intesa tra desiderio e realtà, tra desiderio e virtù, poiché se il desiderio non si volge al bene, non trova la strada verso la felicità". Lo sa bene la comunità cristiana, per la quale la famiglia "lungi dall’essere un problema, è innanzitutto sorgente e risorsa, perché custodisce una grande speranza e chiede sostegno e accompagnamento per essere tenuta viva e tendere alla sua realizzazione". Famiglia, dunque, come antidoto all’individualismo e collante della società: "La verità è ciò che dà stabilità all’amore, cioè che gli permette di sperimentarsi saldo e di continuare nel tempo". Senza questa riflessione, "la pastorale diventa uno sforzo momentaneo e isolato, incapace di accompagnare le famiglie sulla strada di una felicità duratura". Il tentativo di neutralizzazione dell’umano mediante l’ideologia del "gender", allora, va contrastato dai credenti attraverso l’esercizio della responsabilità di "annunciare una vita e una speranza vere, non con affermazioni solo di tipo etico, ma con l’educazione dei giovani alla verità della vita in tutte le sue forme"."Solo un cercatore di Dio può accompagnarne un altro", osserva monsignor Crociata teorizzando un "rilancio" della pastorale attraverso un "nuovo inizio", nel rapporto tra chi crede e chi è in ricerca. "Ogni persona, ogni comunità e ogni popolo possono sopravvivere solo se sono animati da una visione e se coltivano un sogno", scrive il vescovo citando il cardinale Walter Kasper. Alla fine, un appello per i credenti, con l’augurio che non rimanga un messaggio in bottiglia: "Non siamo come chi sta a guardare dall’alto o dal di fuori, estranei al corso delle cose; non possiamo pensarci come una categoria che dall’esterno intervenga a risolvere una situazione difficile: siamo parte in causa, siamo dentro il processo; siamo come marinai che devono riparare la nave mentre è in navigazione e raddrizzare la rotta".