L'ANNO CHE SI CHIUDE

I battiti e i palpiti

Il cuore artificiale su un uomo di 75 anni e la morte di una ragazza di 22 anni

In questi giorni non pochi media hanno messo in prima pagina due titoli apparentemente tra loro molto distanti: uno riguarda il primo paziente con cuore artificiale e l’altro riguarda il cuore di una ragazza, Paola Rota, che si è spento perché non ha retto a un dolore immenso.
Una conquista scientifica, frutto di venticinque anni di lavoro e che consente a un uomo di settantacinque anni di vivere e la scelta di togliersi la vita di una giovane di ventidue anni che, come uno dei suoi fratelli, non ha potuto più a lungo sostenere il dolore per la tragica morte dei genitori e del fratellino minore avvenuta nell’incidente aereo dell’8 ottobre 2001 a Linate.
È il cuore ad accomunare nei pensieri e nelle domande due notizie così diverse.
Da una parte, la gioia per il progresso scientifico che si pone al servizio dell’umanità e dall’altra il dolore per la scelta di porre fine alla propria vita perché, nonostante il passare del tempo, la sofferenza è rimasta insostenibile.
Forse in questa immagine si può cogliere uno dei messaggi che un anno, straordinariamente ricco di eventi positivi e negativi, ci lascia.
È il messaggio della speranza che cammina sui sentieri della scienza e su quelli più profondi di ogni persona. Sentieri questi ultimi che sfuggono a chi guarda gli altri e il mondo solo con i propri piccoli occhi.
La speranza per il cuore artificiale rimane sospesa perché non bastano pochi giorni per stabilirne la consistenza e la situazione dovrà essere valutata sul lungo periodo e solo dopo si saprà se si è di fronte a una svolta definitiva nel campo dei trapianti.
La speranza per Paola e Matteo Rota non rimane sospesa ma entra nel mistero dell’amore. Un amore sconfinato di due ragazzi per i loro genitori e il fratellino minore.
Chissà, forse questi gesti dovrebbero far riflettere un po’ di più quando si parla o si scrive della morte o della rimozione dei padri. È uno dei tanti messaggi che l’anno vecchio ci consegna perché li possiamo approfondire nel nuovo.
Le domande che i due ragazzi suicidi fanno nascere sono molte. Molto forti ma anche molto delicate.
È significativo che siano le domande e non il giudizio umano a pretendere l’ultima parola su due particolari gesti estremi.
Il cuore di Paola e quello di Matteo, che hanno ceduto sotto i colpi di un’indicibile lacerazione degli affetti, pongono di fronte al mistero alla cui soglia c’è solo il compito di fermarsi e di pensare. Magari in silenziosa compagnia di Clemens il fratello dei due ragazzi che oggi non ha più i suoi cari.
Ma dov’è la speranza in tutto questo sconfinato dolore? Si può alleggerire un peso umanamente insopportabile con l’infinita leggerezza della speranza?
Non è per niente facile rispondere. Forse non si può rispondere. Forse, per tentare una riposta, è necessario incastonare questi fatti dolorosi dentro il mistero. Non un mistero ridotto a parola vuota ma dentro un mistero d’amore infinito. Le parole possono dire che i battiti di un cuore hanno certamente bisogno anche della scienza per essere o tornare regolari e così giustamente si applaude al cuore artificiale. Le parole non servono più per dire che ci sono palpiti di un cuore che non sono misurabili e controllabili dall’uomo. Forse quei due ragazzi, alla fine di un anno, ricordano che il cessare di un battito nel tempo apre al mistero di un palpito che continua nell’eternità.