SERBIA

Un voto per le riforme?” “

Elezioni anticipate volute dal vice premier Vucic, uomo forte della politica a Belgrado” “

Due anni prima della fine naturale della legislatura, la Serbia andrà al voto per scegliere un nuovo parlamento. La settimana scorsa il Presidente della Repubblica, Tomislav Nikolic, ha sciolto ufficialmente l’assemblea annunciando il voto anticipato per il 16 marzo, “allo scopo di creare le condizioni per un più largo appoggio al processo di riforme per la modernizzazione della società”. Per volontà del governo. La situazione creatasi a Belgrado è insolita perché il governo se ne va non spinto dal malcontento popolare o da problemi all’interno della maggioranza, ma per sua stessa volontà. È stato Alexander Vucic, leader del Partito del progresso serbo (Sns, conservatore) e vicepremier, a chiedere le elezioni anticipate. “Da diversi mesi si parlava del voto anticipato e ora che Vucic e il suo partito hanno un appoggio molto forte, hanno deciso che è giunto il momento opportuno”, spiega a Sir Europa Ljiljana Smailovic, analista politico e caporedattore di “Politica”, uno dei maggiori quotidiani nazionali serbi. E aggiunge: “Questo appoggio è veramente straordinario e sorprendente, tenendo presente che la vita in Serbia è molto difficile e le persone sono abbastanza povere”. La personalità di Vucic. Alle elezioni precedenti del 2012, l’Sns aveva ottenuto il 24,1% dei consensi, solo 2% in più del Partito democratico (Ds), suo rivale principale, ed era stato necessario formare un governo di coalizione con i socialisti, il cui leader, Ivica Dacic, è diventato primo ministro. Oggi, invece, gli ultimi sondaggi assegnano ai “progressisti” il 42,1% dei consensi. Questa crescente popolarità in gran parte è dovuta alla personalità del leader del partito, Alexander Vucic, considerato “l’uomo più potente in Serbia”. Oltre a essere vice primo ministro nel governo attuale, è anche coordinatore dei servizi segreti e ha contribuito molto nella lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata. Ha portato avanti le trattative complicate per l’accordo storico con Pristina, firmato la primavera scorsa, e ha lavorato parecchio per l’avvio delle negoziazioni con l’Ue iniziate il 21 gennaio. Anche se ha fatto parte del governo di Milosevic, oggi questa parte del suo passato sembra irrilevante per i serbi. Magnati in arresto. “È vero che in Serbia le persone non hanno fiducia né nei politici, né nei media e c’è un gran senso di delusione, ma ultimamente le persone hanno una speranza”, afferma ancora Smailovic. E aggiunge: “Tutti i sondaggi dimostrano che la gente vuole dare fiducia al partito di Vucic per permettergli di governare con maggiore forza”. I serbi sono fortemente impressionati dai successi nella lotta contro i magnati, diventati molto potenti nel Paese. “Ci sono stati degli arresti significativi di oligarchi, arricchitisi illegalmente durante la privatizzazione dopo il 2000. Adesso sembra che il governo e Vucic abbiano deciso di mettere fine al potere dei tycoon in Serbia”, aggiunge l’analista politico. Le riforme da compiere. Il motivo ufficiale con il quale Vucic ha chiesto il voto anticipato sono state “le riforme urgenti da realizzare, per le quali serve un governo più solido”. Si tratta prevalentemente di cambiamenti nell’ambito economico e finanziario, come il piano per gli investitori, il futuro delle aziende pubbliche e una nuova legislazione sul lavoro. Proprio la nuova legge sul lavoro, che prevede più libertà di licenziare e meno tutele per i lavoratori, ha suscitato numerose proteste a Belgrado e a Novi Sad. “I sindacati minacciavano anche lo sciopero generale – spiega Smailovic – supponendo che se ci sarà un governo con maggiore appoggio dalla popolazione, esso potrà agire anche con mano più pesante”. Le altre forze politiche. Secondo il sondaggio recente dell’agenzia Faktor plus, il Partito democratico riceve i consensi del 13,9% dei cittadini, mentre il Partito socialista del premier Dacic è quotato al 10,5%. I dati registrati però risalgono a prima della scissione del Partito democratico, la principale formazione all’opposizione, avvenuta dopo che l’ex presidente serbo Boris Tadic e presidente onorario dei democratici, ha lasciato il partito formando un nuovo movimento politico. Così l’opposizione si presenterà alle elezioni divisa e debole. “In una campagna elettorale molto breve, questo è un altro regalo politico per Alexander Vucic”, afferma Smailovic. Altri due partiti, il Partito democratico della Serbia (Dss) dell’ex premier conservatore Voislav Kostunica, con il 6,8%, e il Partito liberaldemocratico, con il 5%, potrebbero superare lo sbarramento del 5% per entrare nel parlamento. Un cammino già tracciato. Resta chiara la volontà di proseguire sulla strada dell’adesione all’Ue, appoggiata da più della metà dei serbi. Un processo abbastanza impegnativo che Belgrado vorrebbe chiudere entro il 2020. In questa direzione non ci saranno svolte perché solo due dei partiti, con percentuali non rilevanti, non appoggiano l’adesione. “Qualunque forza politica verrà al governo, dovrà continuare sul cammino già tracciato”, conclude Smailovic.