REPUBBLICA CECA" "

Un risultato buono per tutti” “

Il concordato fra Stato e Chiesa sulle proprietà in fase di attuazione

“Il nostro obiettivo non è di arricchirci attraverso il concordato sulle proprietà tra le Chiese e lo Stato. Quello che avverrà è soltanto che il sistema finanziario cambierà le modalità, per cui i contribuenti non parteciperanno più al finanziamento della Chiesa cattolica e i soldi raccolti nel contesto del concordato sulle proprietà saranno investiti nei servizi destinati alle persone, per il loro sviluppo spirituale e materiale”, recita una delle numerose dichiarazioni della Conferenza episcopale ceca a proposito del processo di restituzione delle proprietà alle Chiese e alle associazioni religiose. La legge che regola la materia, approvata nella Repubblica Ceca nel 2012, ha provocato reazioni diverse sia negli ambienti politici che nell’opinione pubblica, molte delle quali esprimevano critica e disapprovazione. La Conferenza episcopale ha fatto del suo meglio per rispondere a ogni singola domanda in proposito. Un sito dedicato, www.sluzbaverejnosti.cz, è stato lanciato alcuni mesi fa, dove i rappresentanti della Chiesa parlano non soltanto di questioni finanziarie ma anche di questioni riguardanti la “solidarietà cristiana”. Benefici diffusi. “Molti forse non se ne rendono ancora conto, ma il concordato sulle proprietà tra le Chiese e lo Stato è una buona cosa per tutti”, sostiene mons. TomᚠHolub, segretario generale della Conferenza episcopale ceca. “Una cosa buona per i comuni, perché permetterà loro di continuare a svilupparsi. Molti edifici e altre sedi sono stati bloccati per decenni a causa dei diritti di proprietà irrisolti. Buona per coloro che beneficiano dei servizi sociali e per le istituzioni educative gestite dalla Chiesa, in quanto rimarranno disponibili su una gamma completa di servizi. Buona per le Chiese stesse, perché potranno utilizzare le proprie risorse finanziarie per l’adempimento della loro missione nella società”, spiega Holub. L’importo totale che dovrà essere gradualmente restituito alla Chiesa cattolica è pari a 134 miliardi di corone (5,36 miliardi di euro). “Dobbiamo renderci conto che non si tratta di un regalo per le Chiese, ma di uno scambio reciproco di proprietà”, sottolinea il cardinale Dominik Duka, presidente della Conferenza episcopale. Il segretario generale parla anche della manutenzione e dei necessari lavori di restauro di chiese, conventi e altri monumenti religiosi che rappresentano non solo una parte importante dell’identità nazionale ceca e della cultura, ma – in quanto luoghi di pellegrinaggio e destinazioni turistiche – costituiscono una fonte significativa di entrate per il bilancio dello Stato. Fatti e dati. La legge stabilisce il risarcimento in due tranche: 75 miliardi di corone saranno restituiti sotto forma di proprietà e 59 miliardi in denaro. Parallelamente alle restituzioni c’è la questione del finanziamento della Chiesa cattolica con fondi provenienti dal bilancio dello Stato, attualmente pari a circa l’1%, che dovranno diminuire ogni anno nei prossimi 17 anni. “La Chiesa deve diventare autosufficiente. Non soltanto per soddisfare i propri bisogni, ma prima di tutto per poter aiutare le migliaia di persone bisognose, in conformità con la dottrina sociale così cara a Papa Francesco”, sottolinea il segretario generale. Quale cambiamento comporterà il concordato sulle proprietà nella vita dei cittadini della Repubblica ceca, compresi coloro che non sono membri di alcuna Chiesa o associazione religiosa? “Non ci sarà praticamente alcun cambiamento. Durante un processo a lungo termine, le Chiese riprenderanno possesso delle proprietà che appartengono loro sulla base di documenti storici validi, e le utilizzeranno per il finanziamento della loro sussistenza e dei servizi che offrono”, spiega la Conferenza episcopale ceca. Le opere d’arte di valore appartenenti alla Chiesa ed esposte nei musei e nelle gallerie d’arte di tutto il Paese rimarranno al loro posto per essere ammirate dai visitatori. “Il nostro unico sforzo in questo settore consiste nel cancellare i diritti di proprietà e regolare i rapporti reciproci tramite accordi ufficiali”, affermano i rappresentanti dell’Ordine agostiniano proprietario di due dipinti di Rubens, attualmente esposti nella Galleria nazionale di Praga. Gestione responsabile. Una commissione di esperti composta da rappresentanti di Chiese, associazioni religiose e gruppi politici è stata istituita allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle questioni economiche riguardanti il concordato sulle proprietà e per risolvere le controverse rimaste in sospeso. Per garantire un investimento efficiente, la Conferenza episcopale ha deciso di istituire un “fondo di investitori qualificati” per gestire una parte del loro patrimonio finanziario. La Csob, una società per azioni di gestione patrimoniale, è stata scelta come partner della Chiesa per l’allestimento e la gestione del fondo. “Le diocesi cattoliche acquisiranno uno strumento che consentirà loro di utilizzare in modo efficace i mercati finanziari – effettuando una valutazione delle loro riserve di cassa – e il denaro ottenuto sotto forma di risarcimento nell’ambito del progetto del concordato sulle proprietà”, spiega il sito web della Conferenza episcopale, sottolineando che l’obiettivo del fondo sarà di capitalizzare i fondi per garantire un finanziamento di qualità delle attività pastorali e caritative. “Vogliamo attuare una strategia d’investimento conservativa pienamente compatibile con le esigenze della Chiesa, il che significa porre l’accento sulle norme etiche e sui valori cristiani”, spiega mons. TomᚠHolub. Il processo di allestimento del fondo dovrebbe essere completato nella primavera di quest’anno.