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Spagna, Slovacchia, Portogallo

Spagna: impegno per la tutela della vita nascenteIn Spagna è sempre grande l’impegno a favore della vita. La piattaforma “Derecho a Vivir” (Diritto a vivere, Dav) ha presentato nei giorni scorsi un rapporto con sette proposte migliorative del progetto di legge di protezione del diritto alla vita del concepito e dei diritti della donna incinta. L’iniziativa rientra in questo periodo nel quale si svolgono consultazioni sulla bozza stilata dal Governo. Le proposte di Dav, spiega la portavoce, Gádor Joya, vanno nella direzione di far sì che “la promessa implicita nel titolo della nuova legge si compia, si garantisca davvero il diritto alla vita del concepito e si proteggano i diritti delle donne in attesa”. Dav chiede fra l’altro che il progetto di legge cancelli l’ipotesi del “rischio per la salute mentale della madre” tra i motivi per abortire legalmente. In ogni caso, è fondamentale che questa diagnosi possa inquadrarsi dentro le classificazioni psichiatriche accettate dalle accademie di Psichiatria, per evitare che centri privati offrano diagnosi favorevoli all’aborto solo per lucro. Ancora, “Derecho a Vivir” raccomanda che l’aborto eugenetico sparisca dai motivi ammissibili. Poi chiede che l’aborto non sia più finanziato dai contribuenti ed esca dai servizi garantiti dal Sistema pubblico della salute. Dav propone, inoltre, un miglioramento nel protocollo del consenso informato della donna prima di abortire, in modo che includa un’informazione oggettiva e scientifica sull’aborto e sulle sue conseguenze sulla salute della donna. Intanto, 89 associazioni di tutto il mondo, su invito dell’associazione spagnola “Profesionales por la Ética” (Professionisti per l’etica), hanno scritto una lettera aperta al presidente del Governo Rajoy, nella quale chiedono che non ceda alle pressioni delle lobby abortiste e che porti a termine questa riforma, “così importante – affermano – per il futuro della Spagna e dell’Europa”, per una reale difesa del nascituro. Come chiarisce Leonor Tamayo, direttrice dell’Area internazionale di “Profesionales por la Ética”, “in appena una settimana organizzazioni civili” di innumerevoli Paesi “si sono rivolte a Rajoy perché il mondo guarda alla nostra patria con la speranza che questo sia un passo decisivo nella protezione del bambino non ancora nato e nell’appoggio della donna incinta”. Migrazioni in Slovacchia: progetto “Senza barriere””Senza barriere” è il titolo di un progetto lanciato dalla Caritas Slovacchia al fine di attirare l’attenzione dei cittadini sul tema della migrazione e dell’integrazione degli immigrati nella società. Un accento particolare viene posto sulla formazione degli studenti delle scuole primarie e secondarie, dove docenti appositamente formati spiegano i problemi della xenofobia e dell’intolleranza e presentano alcuni modi per eliminarli. “Le nostre esperienze dimostrano che gli studenti hanno paura dell’islam e dei musulmani, e che mostrano una forte intolleranza nei loro confronti. Pertanto, la Caritas vuole contribuire all’eliminazione dei pregiudizi in quest’area”, spiega Radovan Gumulák, segretario generale della Caritas. “Abbiamo preparato un documentario sulla vita di una famiglia musulmana in Slovacchia, i Sugaipov, e lo presentiamo insieme a tutte le informazioni necessarie sul problema delle migrazioni”, aggiunge Jozef Kákoš, coordinatore del progetto. Finora sono state coinvolte otto scuole primarie e una scuola secondaria. “Abbiamo avuto la possibilità di parlare con circa 600 studenti e abbiamo visto che sono veramente interessati a questo progetto. In collaborazione con il ministero degli Affari esteri stiamo preparando anche un manuale di istruzioni per gli insegnanti su come gestire l’argomento e presentarlo ai giovani”, spiega Kákoš. Secondo l’immigrato musulmano Chasan Sugaipov, tutto il rispetto deve iniziare in famiglia: “La mamma e il papà sono i primi che devono insegnare ai loro figli che le tutte le persone sulla Terra sono uguali e che devono capire il valore della dignità umana”. Per ulteriori informazioni: www.charita.sk. Portogallo: in aiuto delle persone senza fissa dimora La Santa Casa della misericordia di Lisbona ha presentato alla stampa uno studio in cui rivela l’esistenza di almeno 852 persone senza fissa dimora in città, delle quali 343 ricorrono ai Centri di accoglienza per passare la notte. La maggioranza di esse è di sesso maschile, di nazionalità portoghese, ha un’età compresa tra i 35 e 54 anni, non è sposata e ha terminato gli studi tecnici o superiori. Commentando la complessità della situazione, il presidente della Comunità vita e pace, Henrique Joaquim, ha evidenziato le difficoltà di approccio alla problematica delle singole istituzioni, indicando la necessità di “una politica concertata di reintegrazione sociale”, ad esempio, mediante la creazione di “una collaborazione in rete tra organizzazioni di assistenza pubbliche e private”. L’indagine mostra anche individui e famiglie che pur avendo una casa si trovano in una condizione di grave indigenza: “Questi casi rappresentano circa il 30 per cento del numero di persone che aiutiamo ogni notte; molte di esse hanno solo bisogno di un pasto, ma alcune non vogliono nemmeno entrare in relazione con noi, perché si vergognano”. Secondo l’opinione del rappresentante del Comitato, le responsabilità non possono ricadere unicamente sulle spalle delle singole associazioni private, anzi, proprio l’esistenza di istituzioni che vantano molti anni di esperienza in tale settore può permettere l’elaborazione di una strategia complessiva: “La soluzione della problematica delle persone senza fissa dimora ha bisogno di un disegno comune, di un obiettivo capace di mobilitare tutti gli attori sociali, comprese le entità istituzionali della giustizia e della salute” – ha ribadito Henrique Joaquim.