SANITÀ MALATA

Così si creano nuove ingiustizie

Università di Oslo: uno studio sui problemi politici che limitano il diritto alla salute

L’organizzazione del potere politico, sia all’interno delle singole nazioni che sul piano della governance globale, non riesce a proteggere la salute delle persone, a causa di forti squilibri che si registrano in molteplici ambiti. Quest’analisi emerge dal Rapporto su “Global governance per la salute”, pubblicato dall’Università di Oslo in collaborazione con la rivista “The Lancet”. La facoltà di Medicina dell’ateneo, con il sostegno del ministero degli esteri e della salute norvegese, ha incaricato 18 accademici di diverse parti del mondo e aree di competenza scientifica di individuare le “determinanti politiche” che compromettono l’efficacia delle misure adottate sul piano meramente sanitario. La Commissione, che aveva iniziato il proprio lavoro nel dicembre 2011, ha cercato di verificare quanto la salute sia condizionata dall’attuale funzionamento dei processi decisionali a livello globale. Questa voce si aggiunge a quelle di coloro che criticano l’ingiustizia di questo sistema economico globale che tutela una minoranza, genera degrado ambientale e sociale e ha pesanti conseguenze sulla salute.

Sette “ambiti d’ingiustizia”. I risultati della ricerca medica e farmaceutica hanno certamente consegnato enormi benefici agli individui (attraverso nuovi vaccini, farmaci e diagnostica efficaci), ma non sono stati e non saranno in grado di risolvere il problema della salute in Europa e nel mondo, specialmente nei Paesi più poveri. Secondo la Commissione, infatti, “questo approccio tecnologico da solo non può affrontare le cause profonde dell’iniquità nella salute”. Occorre un programma politico – ed economico – molto più ampio perché si verifichi il cambiamento. Sette sono le aree d’ingiustizia identificate: la crisi finanziaria globale e le politiche di austerità; i diritti di proprietà intellettuale; i trattati sugli investimenti; la sicurezza alimentare; le multinazionali; la migrazione; la violenza armata. La commissione ad esempio critica i piani di ristrutturazione finanziaria imposti a Grecia, Irlanda, Portogallo: la “prassi ritenuta ortodossa” per rimediare al deficit e al debito pubblico è tagliare le spese, senza considerarne gli effetti sulla salute, come dimostra la situazione sociale e sanitaria disastrosa della Grecia oggi. Altro esempio è la produzione alimentare globale che copre il 120% del fabbisogno alimentare mondiale, ma la cui equa distribuzione a livello mondiale è ostacolata da interessi corporativi, che danno la priorità alla ricchezza anziché alla salute. Questa ingiustizia paradossalmente oggi colpisce i milioni che soffrono di denutrizione e scarsità di cibo, ma anche il numero sempre crescente di persone nei Paesi ad alto reddito che soffrono di malattie e morte prematura da ipernutrizione e obesità.

“Mal funzionamento”: cinque cause. La Commissione norvegese ha identificato cinque “malattie” che intaccano il sistema della governance globale, impedendogli di diventare motore di giustizia globale. Vale a dire: deficit democratico, ossia insufficiente partecipazione e rappresentanza di alcuni attori (es. società civile, medici) nei processi decisionali per spingere a un efficace impegno pubblico; debole meccanismo di responsabilità, per cui non si riesce a costringere i potenti a rispondere delle proprie scelte di fronte ai deboli e agli emarginati; difficoltà a cambiare le regole del gioco nei processi decisionali; difficoltà a rendere le politiche per la salute un’attenzione prioritaria e trasversale dei programmi politici, anche in relazione agli obiettivi economici o di sicurezza di un Paese; debolezza o assenza di istituzioni e regole internazionali per proteggere e promuovere la salute.

Le raccomandazioni. Le cure indicate dai 18 esperti vedono protagoniste le istituzioni. Innanzitutto è vista come necessaria una “piattaforma multilaterale sulla governance globale per la salute”, che sia parte delle Nazioni Unite, con finalità di forum politico (non di finanziamento) “per esaminare, discutere proporre politiche con un impatto sulla salute”. Accanto a questo, si ritiene necessaria la nascita di un “gruppo scientifico indipendente di controllo sulle determinanti globali, sociali e politiche della salute”; costituito da istituzioni accademiche e centri di eccellenza di tutte le regioni del mondo, dovrebbe fornire informazioni strategiche indipendenti e trasparenti alle istituzioni globali. Occorre inoltre rafforzare i “meccanismi esistenti per proteggere la salute” e costruire l’impegno alla solidarietà globale e di responsabilità condivisa, arrivando ad esempio a un nuovo trattato che impegni i Paesi a finanziare la ricerca e lo sviluppo nella prospettiva delle esigenze delle persone più vulnerabili ed emarginate. In definitiva, come ha sintetizzato l’ex ministro norvegese Jonas Gahr Store, “i problemi della salute non sono solo di competenza del ministro della sanità; inoltre non sono una spesa, sono un investimento”.