RICERCA EUROPEA
Un progetto, finanziato dall’Ue, traccia la mappa delle attività malavitose
Per contrastare la criminalità organizzata in Europa non è sufficiente arrestarne i responsabili. Bisogna prima di tutto conoscere la fitta rete operativa, i differenti traffici, scoprendo i settori illeciti dai quali ricavano il denaro e quelli leciti in cui lo reinvestono, andando a colpire quella zona grigia di infiltrazioni tra illegalità e legalità che rappresenta la vera sicurezza di ogni trama di stampo mafioso. È quanto stanno provando a fare i ricercatori del progetto “Organised Crime Portfolio” (www.ocportfolio.eu), finanziato dalla Commissione europea.
Rete sempre più fitta e flessibile. Il rapporto è stato al centro del convegno organizzato il 3 marzo all’Università Cattolica di Milano, dove ha sede Transcrime, il Centro di ricerca che sta coordinando i lavori di un’equipe formata da otto tra università di vari Paesi europei e agenzie nazionali. “Quella della criminalità organizzata è una rete sempre più fitta dove crescono le collaborazioni transnazionali – spiega Michael Levi, professore di criminologia dell’Università di Cardiff e consulente del governo britannico -, ma di cui in molti Paesi non si ha la percezione, semplicemente perché non ci si trova di fronte a organizzazioni riconducibili all’immaginario collettivo delle mafie, ovvero quello di strutture verticistiche e molto radicate nel territorio. Spesso si tratta, infatti, di realtà più piccole e flessibili, ma non per questo meno pericolose”.
Giro di affari di oltre 150 miliardi. La criminalità organizzata è una galassia capace di ricavare dalle attività illecite cifre spropositate, difficili da quantificare, probabilmente collocabili tra i 150 e i 200 miliardi ogni anno. Secondo i primi dati forniti dai ricercatori le sole frodi nei confronti degli individui (che possono andare dalle estorsioni ai furti, fino all’usura) frutterebbero alle organizzazioni circa 97 miliardi di euro, 30 miliardi sarebbero, invece, il risultato del traffico di esseri umani, mentre 20 miliardi deriverebbero dalle frodi ai danni dell’Ue, a cui si aggiungono 11 miliardi dalla sola evasione delle accise sul tabacco e 3 miliardi dalle frodi in ambito agricolo e dai fondi strutturali. “Stiamo parlando di valori minimi, questo significa che le cifre potrebbero essere molto più grandi”, precisa Levi che ha annunciato come i dati completi verranno resi noti alla conclusione della ricerca nel mese di novembre.
Le mafie italiane in Europa. Si tratta dunque di una quantità ingente di denaro che viene successivamente rinvestita nel mercato legale. Ed è in questo scenario che la ricerca ha evidenziato gli esiti più interessanti. Se, infatti, le fonti illecite di guadagno sono spesso simili – spaccio di stupefacenti, estorsioni, crimini ambientali, furti, traffico di esseri umani ad esempio finalizzata alla prostituzione -, diversi sono i settori economici in cui le risorse sono investite. Per quanto riguarda le organizzazioni italiane (camorra, “cosa nostra”, ‘ndrangheta e mafia pugliese), accanto ai settori “tradizionali” per fare affari (costruzioni, trasporti, attività immobiliari), i settori emergenti sono la ristorazione, il commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, le energie rinnovabili. Infiltrazioni che avvengono in un arco geografico particolarmente esteso che va dall’Albania al Portogallo, dal Regno Unito alla Romania, passando per Francia, Germania e Croazia. Con la ‘ndrangheta che si conferma l’organizzazione criminosa più radicata a livello europeo, soprattutto nel centro Europa.
L’ascesa di russi, cinesi e gang nordiche. I ricercatori segnalano però altre importanti organizzazioni attive nel territorio europeo. Lo studio identifica almeno quattro tipologie: le organizzazioni cinesi, le russe/georgiane, le cosiddette “motorcycle gangs”, bande di motociclisti (diffuse soprattutto nel nord Europa) e altre più piccole organizzazioni dell’est Europa. Guardando ai settori di investimento, le mafie cinesi sono impegnate, oltre che nella ristorazione, nella manifattura e nel commercio al dettaglio di prodotti tessili, le organizzazioni russe principalmente in attività immobiliari e nel settore alberghiero e le gang di motociclisti nella sicurezza privata e nei servizi di manutenzione e pulizia dei veicoli. Per quanto riguarda le zone geografiche, le organizzazioni russe-georgiane sono particolarmente attive in Spagna, Regno Unito, Francia, Germania e Italia, le mafie cinesi in Italia e Regno Unito, mentre le gang di motociclisti sono presenti in Olanda, Germania e Finlandia. Una dimensione territoriale che non è affatto rigida e in cui le organizzazioni criminali si muovono senza vincoli rendendo più difficile il contrasto da parte delle forze di polizia e della giustizia. “Se si vuole davvero arrivare a un contrasto efficace alla criminalità organizzata in Europa – spiega Ernesto Savona, direttore di Trascrime – bisogna prima di tutto superare le asimmetrie normative che esistono tra i vari Paesi europei e favorire la ricerca e la condivisione dei dati a livello sovranazionale. Su questo in molti Paesi siamo in ritardo. C’è molto da fare, ma possiamo dire che il cammino è iniziato”.