MERCOLEDÌ DELLE CENERI
Papa Francesco ha celebrato la messa nella basilica di Santa Sabina. Severo monito: “La Quaresima ci chiama a scuoterci, a ricordarci che noi siamo creature, che noi non siamo Dio”. Poi l’invito ad “andare oltre il nostro orticello, sfidando la routine”. Infine la rivisitazione delle tre pratiche tradizionali del tempo di Quaresima: la preghiera, il digiuno e l’elemosina” “
"Ritornare a Dio". "Perché qualcosa non va bene in noi, non va bene nella società, nella Chiesa e abbiamo bisogno di cambiare, di dare una svolta, di convertirci!". Si è conclusa con questo invito l’omelia della Messa celebrata dal Papa nella basilica di Santa Sabina, per il rito della benedizione e dell’imposizione delle Ceneri che dà inizio alla Quaresima. Si è ripristinata così la consuetudine quaresimale delle "stazioni", antica tradizione capitolina, che l’anno scorso si era momentaneamente interrotta perché la Messa del Mercoledì delle Ceneri – ultima cerimonia pubblica di Benedetto XVI, due giorni dopo l’annuncio della rinuncia al pontificato – era stata celebrata nella basilica di San Pietro, in modo da consentire un maggiore afflusso di fedeli. Per la sua prima liturgia delle Ceneri all’Aventino, Papa Francesco è arrivato a bordo della Focus blu con qualche minuto in anticipo rispetto all’orario previsto, le 16.30. Salutato da un applauso della folla stipata lungo le transenne, il Pontefice ha raggiungo la basilica di Sant’Anselmo, da cui una decina di minuti dopo è partita la tradizionale processione penitenziale diretta alla basilica di Santa Sabina, passando davanti alla basilica di Sant’Alessio. Il Papa, con i paramenti liturgici viola tipici della Quaresima, ha preso posto in coda alla processione, alla quale hanno partecipato i cardinali, gli arcivescovi, i vescovi, i monaci benedettini di Sant’Anselmo, i padri domenicani di Santa Sabina e alcuni fedeli. Lungo il tragitto, romani e turisti hanno seguito passo passo la processione, e subito dopo hanno gremito la basilica. Chi non ce l’ha fatta a prendere posto ha potuto seguire la celebrazione dagli altoparlanti che la diffondevano all’esterno. Alle 17 è cominciata la celebrazione eucaristica, al termine della quale, prima di far rientro in Vaticano, Papa Francesco ha incontrato la Comunità religiosa dei Domenicani nella Curia Generalizia attigua alla basilica di Santa Sabina. "Non siamo Dio", no a "lotte di potere!". "La Quaresima ci chiama a scuoterci, a ricordarci che noi siamo creature, che noi non siamo Dio". Lo ha esclamato il Papa all’inizio dell’omelia, nella quale sono risuonati a più riprese verbi come "riscuoterci", "risvegliarci", "scuoterci", per scongiurare il "rischio di andare avanti per inerzia". Nelle parole di Papa Francesco, echi dell’udienza della mattina, nella quale aveva definito la Quaresima tempo propizio e favorevole per "cambiare rotta". A braccio, il Papa aggiunge indicazioni per la direzione di marcia da intraprendere: "Quando io guardo nel piccolo ambiente quotidiano alcune lotte di potere per spazi, io penso: ‘Questa gente gioca a Dio Creatore!’. Ancora non se ne sono accorti che non sono Dio!". Sfidare la "routine" per "andare oltre il nostro orticello". "Viviamo in un mondo sempre più artificiale, in una cultura del fare, dell’utile, dove senza accorgercene escludiamo Dio dal nostro orizzonte". È la denuncia del Papa, che per prepararsi alla Pasqua ha esortato a "non farsi dominare dalle cose che appaiono: quello che conta non è l’apparenza, il valore della vita non dipende dall’approvazione degli altri o dal successo, ma da quanto abbiamo dentro". Di qui l’invito ad "andare oltre il nostro orticello, sfidando la routine", sforzandoci di "aprire gli occhi e le orecchie", attraverso un cammino di conversione che non si riduca "a forme esteriori o a vaghi propositi", ma coinvolga "l’intera esistenza a partire dal centro della persona, della coscienza". "Aprirci ai fratelli" e "tuffarci nel mare della preghiera". Sono questi, per il Papa, i due primi imperativi per l’itinerario quaresimale. Attualizzando le tre pratiche tradizionali del tempo di Quaresima – la preghiera, il digiuno e l’elemosina – il Pontefice ha lamentato che "verso gli altri rischiamo di chiuderci, di dimenticarli". Invece, "solo quando le difficoltà e le sofferenze dei nostri fratelli ci interpellano possiamo iniziare il nostro cammino di conversione verso la Pasqua", che "comprende la croce e la rinuncia". "Dinanzi a tante ferite che ci fanno male e che ci potrebbero indurire il cuore", ha suggerito il Papa "possiamo tuffarci nel mare della preghiera, che è il mare sconfinato di Dio, per gustare la sua tenerezza". La preghiera della Quaresima è una "preghiera più intensa, più assidua, più capace di farsi carico delle necessità dei fratelli, di intercedere davanti a Dio per tante situazioni di povertà e sofferenza". No all’"ossessione del possesso". "L’elemosina ci aiuta a vivere la gratuità del dono, che è libertà dall’ossessione del possesso, dalla paura di perdere quello che si ha, dalla tristezza di chi non vuole condividere con gli altri il proprio benessere". Menzionando la terza pratica quaresimale, il Pontefice ha ricordato che "la gratuità dovrebbe essere una caratteristica del cristiano", e invece "oggi spesso non fa parte della vita quotidiana, dove tutto si vende e si compra, tutto è calcolo e misura". Occorre dunque "ritornare a Dio", ha concluso il Papa: l’"appello profetico" della Quaresima, sulla scorta delle parole che il Signore ci rivolge per mezzo del profeta Gioele, serve a "ricordarci che è possibile realizzare qualcosa di nuovo in noi stessi e intorno a noi". Perché "Dio è fedele, è sempre pronto a perdonare e ricominciare da capo".