STRAPPO ANTROPOLOGICO

Via alle prenotazioni nel Regno Unito per i matrimoni gay

Nel frattempo il governo Cameron ha cambiato centinaia di regolamenti e legislazioni vecchie anche di 700 anni. Le parole marito e moglie, padre e madre, vedovo e vedova sono state eliminate e sostituite con termini neutri, privi di riferimento sessuale. I cambiamenti non hanno interessato, finora, le leggi sulla famiglia reale e gli aristocratici per i quali non sono previste questo tipo di unioni

Via ai matrimoni gay nel Regno Unito. Da domani (13 marzo), infatti, le coppie che vogliono sposarsi appena possibile, ossia dal 29 marzo, possono inoltrare la propria richiesta. Entra in vigore, quindi, lo "strappo" legislativo voluto dal governo di David Cameron che, lo scorso luglio, ha aperto l’istituzione del matrimonio, fino ad oggi intesa come unione duratura di un uomo e una donna impegnati nella crescita dei figli, alle coppie gay.

Scompaiono i "mariti" e le "mogli". Con queste cerimonie cambiano centinaia di leggi, il linguaggio e l’interpretazione antropologica di che cosa sia un certo sesso. "Il governo di David Cameron ha cambiato, in questi giorni, centinaia di regolamenti e legislazioni vecchie anche di 700 anni", spiega Colin Hart, portavoce dell’associazione "Coalition for marriage" ("Coalizione per il matrimonio"), che ha raccolto, nei mesi scorsi, 700mila firme contro questa legge. "Le parole ‘marito’ e ‘moglie’, ‘padre’ e ‘madre’, ‘vedovo’ e ‘vedova’ – spiega Hart – sono state eliminate. Sarebbe stato troppo complicato avere due mogli dello stesso sesso o due mariti uomini o due vedovi o due vedove". Cosa succede ora? La parola vedova, ad esempio, è stata sostituita con il termine "coniuge sopravvissuto", che in inglese suona "surviving spouse" senza che si capisca se si tratti di un uomo o di una donna.

Fanno eccezione reali e linguaggio comune. Questi cambiamenti non hanno interessato, finora, le leggi sulla famiglia reale e gli aristocratici per i quali non sono previsti matrimoni gay. Un’eccezione per evitare che vi sia un "regino", ovvero una regina di sesso maschile o una principessa del Galles uomo. Ma, secondo le previsioni di Hart, neanche il linguaggio comune cambierà. "La gente comune – afferma il portavoce – continuerà a usare i termini ‘marito’ e ‘moglie’ e troverà difficile compilare moduli su cui vi saranno termini neutri, dal punto di vista sessuale, come ‘partner’. Potranno anche esservi fraintendimenti negli uffici".

Confusione di concetti. "Il governo – denuncia il vescovo Kieran Conry, responsabile del settore evangelizzazione per la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles – ha confuso il concetto di ‘discriminazione’ con quello di ‘differenziazione’. È sbagliato discriminare persone che, però, hanno diversi ruoli e diversi generi sessuali". Ad esempio, puntualizza il vescovo, "è chiaro che soltanto le donne possono partorire. Se il linguaggio non riconosce più questa differenza biologica, perderemo qualcosa di fondamentale per la comprensione della nostra umanità".

La legge non cambia la nostra identità. "La legge – prosegue il vescovo – non può cambiare la cultura o l’interpretazione che diamo delle nostre identità, che si formano in un lungo periodo di tempo". Con la legge sui matrimoni gay, rimarca monsignor Conry, "il governo vuole dire che le persone sono uguali, non solo per quanto riguarda i diritti umani, ma anche nelle identità sessuali, il che non è vero perché siamo definiti dalla nostra biologia". La maggior parte delle persone, secondo il vescovo, continuerà a vivere la propria vita senza dare molta importanza alla nuova legislazione.

Il significato delle parole non cambia. La riflessione del vescovo Conry è condivisa anche da Clifford Longley, giornalista e scrittore cattolico, ex corrispondente religioso del "Times" e del "Daily Telegraph" e commentatore della Bbc. "Mi dà fastidio che il Parlamento pensi che possa cambiare il significato delle parole", osserva Longley, che aggiunge: "Non possiedono la lingua inglese e penso che la gente continuerà a dire quello che pensa e che sente. Noto che già si cominciano a mettere le virgolette attorno alla definizione ‘matrimonio gay’ e il numero di queste cerimonie sarà davvero limitato".