RAPPORTO 2013/2014" "

Le imprese sociali” “una rete di sicurezza” “del welfare italiano

Un’analisi dal punto di vista dei costi sostenuti per erogare i servizi sociali, delle strutture coinvolte, della percezione da parte di coloro che ne usufruiscono. Il presidente della Fondazione per la sussidiarietà, Giorgio Vittadini, ha ricordato come “oggi, con la crisi, si capisce che questo settore rappresenta un servizio fondamentale”. Bene i 500 milioni stanziati dal Governo

Stime abbastanza fondate ipotizzano una presenza in Italia di istituzioni non-profit nella misura di oltre 200mila realtà tra associazioni, fondazioni, cooperative, centrali di promozione socio-culturale, di accoglienza e integrazione di stranieri, di commercio equo e solidale. Di queste realtà così varie e composite, comunque, oltre la metà si occupa di cultura, sport, ricreazione, mentre tra il 20 e il 30% del totale è impegnato nell’erogazione di servizi alla persona, dall’assistenza, all’istruzione alla sanità. Proprio di questa categoria del privato sociale dedito all’assistenza alla persona si è occupato il "Rapporto sulla sussidiarietà 2013/2014", dal titolo "Sussidiarietà e… qualità dei servizi sociali", presentato giovedì 13 marzo a Roma presso il Tempio di Adriano (Camera di commercio). Lo studio, condotto in collaborazione con i ricercatori del Politecnico di Milano, riguarda la qualità dei servizi sociali analizzata dal punto di vista dei costi sostenuti per erogarla, delle strutture coinvolte, della percezione da parte di coloro che ne usufruiscono e anche del giudizio soggettivo che viene poi espresso. Negli anni scorsi la Fondazione aveva approfondito i seguenti aspetti: educazione (2007), riforme istituzionali (2008), piccole e medie imprese (2009), pubblica amministrazione locale (2010), istruzione e formazione professionale (2011), città abitabile (2012), neolaureati e lavoro (2013). Argomenti e percorsi culturali, come si vede, che hanno toccato temi sensibili e attuali nell’odierno dibattito sul rapporto tra settore pubblico e settore privato, alla ricerca di un’integrazione che salvaguardi le basi del welfare state, messe a dura prova dai "tagli" imposti dal debito pubblico e dai vincoli europei.

Crescente importanza dei "servizi alla persona". Alla presentazione del rapporto ha partecipato anche il neo-ministro al Lavoro e Politiche Sociali Giuliano Poletti, che ha portato i saluti del Governo e ha detto di essere un sostenitore del "terzo settore", venendo dal mondo delle cooperative. Il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, Giorgio Vittadini, ha spiegato cosa significhi il settore non-profit di servizio alla persona nel contesto italiano. "Quattrocentomila dipendenti o collaboratori e dal punto di vista dei servizi erogati il 20-30% dei servizi pubblici – ha detto – con punte che in alcuni casi vanno anche al di là. Basti pensare agli asili nido, ai centri per anziani, circoli, realtà sociali, dove si arriva anche al 70-80%". Dimensioni di questo genere sono ragguardevoli, e non solo per quantità. Infatti, l’analisi offerta dal rapporto ha riguardato non tanto i freddi numeri, ma la compresenza dinamica e quasi concorrenziale, nel senso di reciprocamente stimolante, tra servizi alla persona erogati da realtà statali o comunali da un lato e del "privato sociale" dall’altro. La Fondazione ha lavorato su alcuni dei settori più vitali: asili nido, housing sociale, residenze universitarie, residenza sanitarie assistenziali, riabilitazione. Una quindicina i casi specifici analizzati in varie città: ad esempio, la coop sociale Nuova Dimensione di Perugia, la fondazione Maddalena Grassi di Milano, l’associazione San Camillo di Napoli, la coop L’Imprevisto di Pesaro, il centro di ascolto per stranieri di Roma (Caritas), il centro di formazione professionale Endo-Fap di Palermo e così via.

Il rapporto "pubblico-privato" e la tenuta del "welfare". L’analisi ha riguardato la governance, gli stili di gestione, i processi produttivi dei servizi, i costi sostenuti, la valutazione, il rapporto con l’ambiente. Ne è uscita una valutazione complessiva dove il "privato" convive molto validamente accanto al "pubblico" e spesso è premiato da una considerazione da parte degli utenti più alta, per efficienza o attenzione alla persona. Ma il "pubblico" non viene bistrattato, anzi. Entrambi sono chiamati a convivere per un servizio – come ha spiegato Vittadini – che "fa bene alla società e la rende più dinamica". Infatti, ha proseguito lo stesso presidente della Fondazione per la sussidiarietà, "le dimensioni del settore no-profit e dei servizi alla persone dovrebbero crescere nei prossimi anni perché inevitabilmente diminuirà la spesa pubblica, e anzi già sta diminuendo. Se non cresce il no-profit, noi avremo gente che sarà abbandonata, perché senza una possibilità alternativa di utilizzare le strutture private ‘profit’. Faccio l’esempio in campo alimentare". Ha così portato il caso del Banco Alimentare, che oggi aiuta 2 milioni di persone in gravi difficoltà. Se non fosse nato 25 anni fa, oggi queste persone sarebbero abbandonate, perché non possono essere aiutate dal settore pubblico. "Per anni – ha proseguito – è stato detto che sembrava un settore marginale e invece oggi, con la crisi, si capisce che la sua presenza rappresenta un servizio fondamentale". Vittadini ha anche dichiarato di accogliere con soddisfazione l’annuncio di uno stanziamento da parte del Governo dei primi 500 milioni per le imprese sociali, che – ha sottolineato – "possono essere un buon inizio. Di fatto è la prima volta che si parla di una cosa del genere, prima si teorizzava ma senza passi concreti".