UCRAINA E CRIMEA
Timori di una escalation militare. Il ruolo delle chiese. Le parole del Papa
“Mosca era nel panico di fronte all’esempio ucraino, in cui il popolo ha rovesciato un regime totalitario”. Il Cremlino “ha molta paura di una Ucraina democratica, europea e prospera: è questo è il motivo della sua aggressione”. Il presidente ucraino ad interim, Oleksandr Turchynov, fornisce la sua versione di quanto sta accadendo nell’est europeo, regione più che mai sotto i riflettori del mondo intero. Ed è una versione che oggi appare credibile.
Quali sviluppi? Il 16 marzo gli ucraini di Crimea, in maggioranza russofoni, con il 96% delle preferenze hanno detto sì all’annessione alla Russia e il Parlamento ha subito proclamato la Repubblica di Crimea come Stato sovrano indipendente nel quale la città di Sebastopoli avrà uno status particolare. Al contempo è stato chiesta l’annessione della Repubblica di Crimea alla Federazione russa. Kiev, l’Unione europea, gli Stati Uniti hanno subito dichiarato “illegittimo” il referendum, avvenuto sotto la pressione politica e militare di Mosca. Ue e Usa hanno anche immediatamente varato sanzioni – peraltro non particolarmente dure – verso la Russia. Il presidente Vladimir Putin appare isolato, eppure, tutt’altro che intimorito, sta già guardando alle altre province ucraine orientali a forte presenza russa. In questa fase ci si domanda quali saranno i prossimi passi della Crimea (taglierà definitivamente i ponti con l’Ucraina, alla quale appartiene dal dopoguerra?), quali quelli di Kiev e di Mosca (giungeranno a imbracciare le armi?) e dei Paesi vicini (altri si sentono minacciati dal neo imperialismo di Putin). Il tema sarà ovviamente affrontato dal Consiglio europeo, già convocato a Bruxelles per il 20-21 marzo. E, da Washington, il presidente Obama non esclude forme di reazione più decise verso il Cremlino.
Il miracolo della pace. In questo frangente così delicato, il telefono del vescovo ausiliare della diocesi cattolica di Odessa-Simferopoli, responsabile per la Crimea, monsignor Jacek Pyl, è sempre acceso. Anche all’indomani dei risultati del referendum che ha decretato la separazione della Crimea dall’Ucraina. Racconta di aver affidato, al termine della messa domenicale, la Crimea e tutte le persone e i popoli che la abitano, alla protezione del Cuore immacolato di Maria. La Chiesa cattolica – spiega – non farà dichiarazioni politiche perché “non è missione della Chiesa” svolgere analisi di questo tipo. Ma chiede l’aiuto e “il sostegno spirituale nella preghiera e nel digiuno quaresimale” alle chiese sorelle europee. Avete paura, siete preoccupati? “Mi sento – confida il vescovo, quasi sorpreso della domanda ‘retorica’ – come Gesù nel giardino del Getsemani. Prego e vivo nella speranza”. “Nella situazione in cui ci troviamo – prosegue il vescovo ausiliare – abbiamo bisogno di aiuto e supporto spirituale, chiediamo preghiera e digiuno in questo periodo di Quaresima perché abbiamo bisogno di un miracolo. Ma abbiamo anche fede e la speranza che Dio governa la storia e guida anche questa situazione. Per la nostra fede, noi confidiamo nella Provvidenza di Dio, che tutto ciò che avverrà, sarà sua volontà e non la volontà dei governanti. È Dio che governa la storia”. Poi il vescovo lancia un appello alla pace: “Cerchiamo innanzitutto la pace interiore, la pace nei cuori e la pace nelle famiglie. Il comandamento dell’amore di Gesù che è l’amore al prossimo, è la sorgente della vera pace e della pace tra le nostre famiglie”.
Sostegno del Pontefice. Papa Francesco “segue con molta attenzione quello che sta succedendo alla Chiesa ucraina greco-cattolica e ha assicurato a Sua Beatitudine che la Santa Sede farà tutto il possibile per la pace nell’Europa Orientale, soprattutto per evitare ogni escalation del conflitto”. È quanto ha riferito il Dipartimento di informazione della Chiesa ucraina greco-cattolica sull’udienza che il primate, Sviatoslav Shevchuk, ha avuto il 17 marzo con Papa Francesco. Durante l’udienza con il Santo Padre – si legge in una nota – Sua Beatitudine Shevchuk “ha raccontato quanto è successo in Ucraina negli ultimi tre mesi. Sua Beatitudine ha tra l’altro sottolineato che la missione della Chiesa ucraina greco-cattolica è sempre stata quella di stare con la gente e tra la gente, spiegando perché i preti si sono trovati in piazza Maidan con il popolo”. “Il Santo Padre – si legge nel comunicato – ha espresso parole di solidarietà al popolo ucraino per le sofferenze e i pericoli che ora ha davanti a sé”. Papa Francesco ha assicurato Sua Beatitudine che “alla Chiesa ucraina greco-cattolica non mancherà mai la protezione della Santa Sede”.