MONDO GLOBALE
La vicenda della Crimea è esemplare: difficile farsi valere nei confronti di chi ha strumenti economici tali da potersi rivalere in qualunque momento. Gli affari intrecciano gli interessi dei Paesi. Vedi la Cina, ma anche la Francia e gli Stati Uniti. Pure l’Italia è costretta a fare i suoi conti con il gas russo e i petrodollari arabi. Libertà, democrazia e valori possono attendere
Gli anglosassoni dicono: business as usual. Ma già noi latini avevamo codificato chiaramente il concetto quando in America c’erano più tacchini che uomini: pecunia non olet. I soldi hanno lo stesso colore per tutti, un sottile profumo che li fa preferire alla politica, ai grandi principi, a tante parole.
Mentre l’Occidente "studia" le sanzioni da applicare alla Russia di Putin che sta per mangiarsi a fette l’Ucraina, i russi di Rosneft investono i loro proventi petroliferi nel 13% di Pirelli, che in Russia ha uno dei suoi principali stabilimenti e un ottimo mercato di vendita. Applausi, ottimo affare per tutti. E i cinesi di Haier stanno trattando l’acquisto della marchigiana Indesit, e i petrodollari arabi sono stati fortemente sollecitati dall’ex premier Letta a guardare all’Italia piuttosto che a Londra, Dubai o New York.
L’Eni ha sgomitato con le altre compagnie cino-occidentali per bussare per prima alla porta dei ministeri giusti in Iran, Paese non più canaglia in quanto a sanzioni economiche; e si è saputo dei tanti atterraggi a Damasco di manager europei che pregustano gli affari che porterà con sé la ricostruzione siriana, semmai questa avverrà. Manager di quei Paesi che si sono scagliati a parole e con contradditorie sanzioncine contro il governo di Assad.
L’economia ha finalmente fatto capire alla politica chi comanda, e questa si è ormai adeguata. I tedeschi fanno la faccia cattiva a Putin, ma poi frenano, invitano alla diplomazia, alla discussione: il gas russo fa girare la loro economia. I francesi si dicono dispiaciuti dalle orrendi stragi nella Repubblica Centrafricana, un loro ex (ex?) dominio coloniale; ma intervengono militarmente nel Mali se la guerra lambisce i loro affari minerari nel Sahara. Tutti, in primis l’Italia, dormono di fronte alla disgregazione dello Stato libico, ma l’unico intervento addirittura i marines americani! lo facciamo quando una petroliera gestita dai ribelli va a vendere oro nero alla Corea del Nord. Uccidetevi pure, ma lasciate stare il petrolio o l’uranio. Addio operazioni umanitarie, chissenefrega di libertà o altri "valori" che ormai solo il Papa ha la "fissazione" di anteporre a guerre, affari, intrecci più o meno puliti. Così non scommetteremmo un euro, e neppure uno svalutato rublo, sul futuro della Crimea. Quella è ormai andata, ma c’è pure l’ipotesi che le armate russe invadano il resto dell’Ucraina per ristabilire gli equilibri geo-politici che ha in mente Putin. Sanzionarlo? Fa ridere, sono cose che si possono fare con l’assurda Corea del Nord, non con l’ottava economia del mondo, completamente intrecciata alla nostra. Le nostre banche stanno lì; il loro acciaio, gas, alluminio stanno qui.
Avevamo già venduto l’anima ai sauditi per il petrolio negli anni Settanta, il resto ce lo siamo alienati con la globalizzazione, col business as usual in ogni angolo del mondo. La Cina da una parte è una dittatura con voglia di egemonia mondiale, che nega diritti civili e religiosi in modo totale; dall’altra è la più grande "fabbrica" del mondo e il futuro principale mercato delle nostre merci. Pazienza per le persecuzioni dei cattolici: stiamo inaugurando boutique di lusso e grattacieli a Shanghai.
Questo sta cambiando pure la politica e, per fortuna, pure certi mezzi con cui si "esprime" da millenni. Fare la guerra alla Russia? Meglio convincere i ricchi oligarchi che hanno immense fortune in Occidente, a spiegare all’amico Putin di non calcare troppo la mano. Ha da perderci più della Crimea…
Dimenticavamo: e l’Onu, l’Organizzazione non utile? La spending review italiana non potrebbe iniziare dal cancellare i fondi che spendiamo per un simulacro costoso e, appunto, inutile?