SERBIA

Su Vucic voti e speranze

Elezioni vinte dai conservatori. L’orizzonte europeo. Il parere del vescovo Hocevar

Trionfo elettorale del Partito del progresso (conservatori) che conquista più della metà dei seggi nel Parlamento, mentre l’opposizione è completamente rasa al suolo. Gli analisti vedono una concentrazione di potere pericolosa, mentre la Chiesa cattolica avverte che nella campagna elettorale non si è parlato di valori importanti e dell’identità della Serbia. È stata una vittoria preannunciata quella del Partito del progresso (Sns), guidato dall’astro emergente della politica serba, il popolare Alexander Vucic. “Trionfo elettorale e vittoria assoluta”, ha titolato il 17 marzo, all’indomani del voto, il liberale “Danas”; “Trionfo perfetto” il titolo di “Vecerne novosti”, mentre il quotidiano “Politica” evidenzia “Trionfo di Vucic, fallimento dell’opposizione”. Infatti, una simile vittoria non si era mai registrata nella storia moderna del Paese balcanico.

I risultati. Secondo i risultati definitivi annunciati dal CeSid, Centro belgradese per le libere elezioni e la democrazia, i conservatori del Sns hanno ricevuto il 48,4% dei voti che permetterà di avere più della metà, ovvero 156 seggi, dei 250 posti nel Parlamento unicamerale. Segue il Partito socialista dell’ex premier Ivica Dacic con il 14,1%, pari a 44 deputati. Solo altri due partiti riescono a superare lo sbarramento del 5%, le due ali dei democratici, scissisi proprio un mese fa: il Partito democratico dell’ex sindaco di Belgrado, Dragan Djilas, con il 5,9% (22 parlamentari) e il Nuovo partito democratico dell’ex presidente Boris Tadic con il 5,7% (18 deputati). Sns vince nettamente anche a Belgrado, finora roccaforte dei democratici, con il 43,6% dei voti, seguito dai democratici di Djilas con il 15,8%. Si è votato anche nella controversa regione del Kosovo, dove sono andati alle urne il 34,4% dei serbi residenti.

Le analisi. “Questi risultati dimostrano una concentrazione di potere in un solo partito e ciò non è molto buono per la democrazia in Serbia”, spiega a SirEuropa l’analista politico Dragan Janjic, convinto “che le riforme serie che il Paese dovrà affrontare necessitano di un dibattito pubblico aperto”. E racconta come “Vucic ha portato avanti il processo di normalizzazione dei rapporti con il Kosovo aprendo la strada verso l’adesione europea”. “Le persone – precisa l’esperto – non s’interessano né del Kosovo, né dell’Unione europea, ma vogliono vivere bene adesso e Vucic l’ha promesso”. La previsione di Janjic è che “i progressisti anche se possono permetterselo, non formeranno da soli il governo, ma cercheranno appoggio da altri due dei partiti entrati nel Parlamento; potrebbero essere i nuovi democratici dell’ex presidente Boris Tadic e il loro partner finora, i socialisti di Ivica Dacic”.

La posizione della Chiesa cattolica. Anche monsignor Stanislav Hocevar, arcivescovo di Belgrado, spiega a Sir Europa che “questa grande vittoria di Vucic potrebbe contenere un pericolo di mancanza di comunicazione tra diversi componenti della società”. Annota quindi che “dai risultati delle elezioni si vede molto bene l’orientamento europeo della nazione per il futuro. Preoccupa però il fatto che metà dei serbi non sono andati alle urne”. Secondo il presule, “la bassa affluenza è dovuta anche all’insoddisfazione che si registra tra le persone”. Monsignor Hocevar sostiene che “la campagna elettorale è stata concentrata solo sulle questioni materiali: ripresa dell’economia e posti di lavoro”. “Soprattutto in tempo di crisi questo è molto importante, ma nessuno parla dei valori veri e dell’identità della Serbia con la quale il Paese potrebbe dare un contributo cristiano all’anima dell’Europa unita”, aggiunge l’arcivescovo di Belgrado. E continua: “Specialmente noi, le comunità cristiane, dobbiamo far sì che nel futuro della Serbia non manchi la dimensione religiosa, culturale e sociale”. Mons. Hocevar descrive la situazione nel Paese balcanico come “molto difficile, con grande disoccupazione, con tante persone ai margini della società”. Per questo, afferma il presule, “le persone hanno paura per il loro lavoro e si sono unite attorno alla personalità di Vucic”.