NELLE STANZE DI BRUXELLES
"Risus abundat in ore stultorum", sentenziavano gli antichi latini. I quali, racconta la storia, non erano però dei noiosi musoni. Sapevano stare al mondo.
A qualcuno sarà balenato alla mente quel "sorriso abbonda…" vedendo il presidente del Consiglio europeo e quello della Commissione scambiarsi un’occhiatina complice prima di rispondere alla domanda del giornalista che chiedeva un parere sulle riforme promesse dal Governo italiano.
Da un fotogramma, da un decimo di secondo d’imbarazzato e sornione silenzio brussellese, è scoppiato in Italia l’ennesimo "caso", pompato da mass media a caccia di spunti folkloristici con i quali raccontare le cose serie della politica.
Sulla vicenda qualche punto non trascurabile può però essere ribadito.
Anzitutto: un incrocio di sguardi non corrisponde a una sentenza passata in giudicato. Magari le due alte autorità Ue (non "tecnocrati" come sono stati troppo sbrigativamente appellati i due interessati, Van Rompuy e Barroso) volevano semplicemente dirsi "parli tu o parlo io? E cosa diciamo visto che con Renzi non abbiamo ancora parlato?".
Secondo: la politica è, appunto, una faccenda seria, quindi eventuali dubbi europei sulle misure economiche prospettate dal Governo italiano vanno esplicitati nelle forme e nelle sedi opportune.
Terzo: qualche interrogativo sulla capacità di tener fede agli impegni liberamente assunti in sede europea l’Italia l’ha fatto sorgere in passato (inutile far finta di niente), per cui talvolta si vien ripagati nell’antipatica moneta dello scetticismo.
Quarta osservazione, ma certo non ultima per importanza: l’Ue è composta da 28 Stati membri, tutti – stando ai Trattati – con pari dignità. Quello che cambia, semmai, è il peso demografico oppure quello economico (ci sono economie più grandi e solide, altri più magre e ballerine). Non ci possono essere, invece, pesi diversi sul piano politico. Negli anni scorsi è avvenuto che Berlino o Parigi o Londra si prendessero delle libertà che Bruxelles ha tollerato. È stato un errore, che non si deve ripetere.