ALTA TENSIONE
Borys Gudziak, vescovo dell’eparchia ucraina di San Volodymyr, reduce dall’incontro a Bruxelles con il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, denuncia minacce e violenze. E invita l’Unione europea ad affrettare la procedura di adesione dell’Ucraina, superando i vincoli economici del Trattato. E poi evoca gli anni ’30 e l’Anschluss (annessione dell’Austria da parte della Germania)
Minacce, ingiurie scritte sulle sinagoghe, porte delle case distrutte, interrogatori, clima di paura. E già i primi esodi: duemila tartari di Crimea hanno lasciato il Paese e l’Università Cattolica di Leopoli è pronta ad accogliere i bimbi in arrivo. "È importante far sapere la verità, far conoscere la storia, avere la giusta informazione di quello che realmente sta succedendo adesso, e soprattutto dire che le minoranze in Crimea oggi hanno paura". Parla da Parigi dove risiede monsignor Borys Gudziak, vescovo dell’eparchia ucraina di San Volodymyr e capo del dipartimento per le relazioni esterne della Chiesa greco-cattolica ucraina. Nei giorni scorsi il vescovo Gudziak ha potuto incontrare a Bruxelles alcuni rappresentanti dell’Unione europea, tra i quali anche il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, ai quali ha denunciato questa situazione. "Quando un forte vuole attaccare un debole, sempre punta a negare la sua dignità – dice il vescovo -. Ed è quanto sta succedendo ora in Crimea e fuori non lo si sa e non lo si capisce".
Il racconto del vescovo ucraino è preciso e circostanziato. Già la scorsa settimana, i sacerdoti greco-cattolici hanno ricevuto indicazioni dalle gerarchie di portare le famiglie e i propri figli fuori dalla Crimea. I sacerdoti sono tornati venerdì scorso nelle loro parrocchie. Ma sabato un sacerdote, Mykola Kvych, è stato preso da 6 persone armate e tenuto per 12 ore. "A questo punto – racconta il vescovo – è scattata un’operazione grandissima per cercare di liberarlo, alla quale ho partecipato. Anche Radio Vaticana ha reagito subito e dopo 12 ore, il prete è stato rilasciato". Un altro sacerdote quando è tornato a casa, dopo aver portato la famiglia fuori, ha trovato la porta distrutta e sui muri la scritta, "via spie vaticane". Domenica scorsa i sacerdoti hanno ricevuto indicazioni dai vescovi di non celebrare soli nelle chiese greco-cattoliche ma di celebrare insieme ai cattolici latini perché "fino ad allora le chiese latine non erano ancora state prese di mira. Domenica sera, il sacerdote che era stato catturato sabato, è stato minacciato e anche picchiato. E lunedì con la benedizione della gerarchia greco-cattolica che ha sempre affermato che se le vite sono minacciate, si deve partire, quattro dei cinque sacerdoti sono partiti. E adesso non si sa cosa sarà delle nostre chiese e delle nostre case". Situazione difficile e pericolosa anche per gli ebrei: il rabbino Yitzchak Meyer Lipszyc è fuggito con sua moglie ed ha portato via dalla Crimea anche il rotolo della Torah dopo che hanno scritto slogan anti-semitici sulla sinagoga. E, infine, i tartari che sono musulmani ed hanno vissuto nella loro storia tre genocidi da parte dei russi, l’ultimo 70 anni, nel 1944, quando tutta la popolazione tartara è stata espulsa in Siberia. I tartari oggi hanno paura per il loro futuro: in duemila hanno lasciato la Crimea per l’Ucraina. "Anche la nostra Università Cattolica di Leopoli ha ricevuto la richiesta di ricevere i bambini tartari. Non sono ancora arrivati ma li stiamo aspettando. Gli abitanti di Crimea adesso sono costretti ad accettare entro un mese la cittadinanza russa e negare la cittadinanza ucraina. Non sappiamo quali saranno le pene se qualcuno non lo farà. Ma c’è una paura grande".
L’accordo firmato a Bruxelles. L’Ucraina con il nuovo governo ha firmato a Bruxelles la prima parte dell’accordo d’associazione con l’Unione europea, quella politica. "È un passo nella direzione giusta – dice il vescovo Gudziak – ma la misura proposta in novembre e poi rifiutata da Yanukovich, era di un accordo integro. Sarebbe interessante riflettere in che misura questo dimostra un’esitazione dell’Europa. È sicuramente un accordo complesso perché ci sono diversi paragrafi, possibilità e sfide economiche. Si è anche detto che sarà firmata rapidamente nel futuro anche l’associazione economica ma io penso che l’Europa in questa questione debba procedere in modo chiaro e senza esitazioni. È quindi una firma a metà. L’Europa argomenta che l’Ucraina non è pronta per la parte economica. La mia valutazione è che l’Europa dovrebbe fare un accordo realistico per il quale l’Ucraina è pronta. Siamo veramente in crisi e abbiamo un’aggressione militare in atto con una violazione della sovranità e dell’integrità territoriale ucraina che fra l’altro mette in dubbio tutto l’ordine internazionale". Vi sentite traditi dall’Unione europea? "Se non proprio traditi – risponde il vescovo – vediamo che l’Europa non capisce fino in fondo che questa situazione riguarda non solo l’Europa ma tutto il mondo. Si ripete la storia degli anni ’30 quando a Berlino c’erano i giochi olimpici per mostrare la gloria di uno Stato e di un leader, quando l’Europa non reagì alle mire espansionistiche della Germania e all’Anschluss, l’unione cioè dell’Austria con la Germania. Sappiamo che quella politica di ‘appeasement’ portò alla seconda guerra mondiale con decine di milioni di morti. Putin e Lavrov avevano assicurato che la Russia non avrebbe mai avviato azioni per prendere la Crimea e abbiamo visto cosa è successo".