SLOVACCHIA

Laici, per la Chiesa e il Paese

Parla Katarína Hulmanová, neo presidente del Forum delle istituzioni cristiane

Il Forum delle istituzioni cristiane in Slovacchia comprende 40 organizzazioni ed è considerato la piattaforma di coordinamento dei laici cristiani nel Paese, con l’ambizione non soltanto di contribuire allo sviluppo della Chiesa, ma anche di declinare i valori cristiani in tutti i settori della società civile. Danka Jaceckova ha intervistato per Sir Europa la neoeletta presidente Katarína Hulmanova, membro del Pontificio Consiglio per i laici, sulle principali sfide contemporanee che il Forum si trova ad affrontare.

Come vede lo sviluppo e la direzione attuale dei movimenti laici in Slovacchia e la loro collaborazione con le strutture ufficiali della Chiesa?
“Le associazioni e i movimenti laici portano avanti un lavoro notevole. Creano comunità, partecipano a un lavoro di formazione personale intenso e concreto e motivano le persone alla solidarietà. La maggior parte di essi non sono soltanto movimenti, rappresentano fondamentalmente uno stile di vita, e questo è meraviglioso. Quello che andrebbe migliorato è il rapporto tra le parrocchie e le comunità laiche. Sarebbe utile se le parrocchie fossero come una culla per queste comunità e se le comunità vivessero il proprio carisma nella piena disponibilità verso le parrocchie. A volte sembra che ci sia una struttura parallela in Slovacchia, non un progetto comune, quindi credo che su questo aspetto occorrerebbe lavorare di più”.

Nei giorni scorsi lei è stata eletta presidente del Forum delle istituzioni cristiane. Ci può offrire una breve panoramica del vostro lavoro e delle vostre attività?
“Ho letto con piacere le parole del Santo Padre Francesco nella sua esortazione apostolica ‘Evangelii gaudium’. Descrive straordinariamente bene ciò che sentiamo come un’urgente necessità: essere presenti nella società, vivere la nostra fede in pienezza come un rapporto personale con Gesù, assumerci le nostre responsabilità. Il modello di unificazione dei laici in Slovacchia sembra adatto ed efficace per i Paesi post-comunisti. Esiste un Consiglio per i movimenti laici e apostolici che opera all’interno della Conferenza episcopale e insieme a quest’ultima, mentre il Forum porta avanti la sua missione dal 2004. Si tratta di una piattaforma di cooperazione per i tanti cristiani che sono impegnati nelle loro comunità all’interno della Chiesa, ma allo stesso tempo svolgono un ruolo nella società civile, nell’economia, nella cultura, nell’arte, nei servizi sociali, in politica. Il nostro Forum è visto come un organismo che rappresenta il laicato cristiano tanto nella Chiesa quanto nella società. I membri di questa organizzazione offrono impulsi alla comunità ecclesiale, sostengono le attività pastorali e la creazione della comunità del popolo di Dio, e al tempo stesso offrono un’ispirazione per lo sviluppo della politica, dei mass media, della scienza, dell’istruzione… È un cammino di comprensione e ascolto reciproci, un percorso di dialogo e sinergia”.

A proposito di sinergia: oltre alla presidenza del Forum, lei è membro del Pontificio Consiglio per i laici, quindi ha esperienza di problematiche dei laici a livello mondiale. Potrebbe fare un confronto fra la situazione in Slovacchia e quella degli altri Paesi europei?
“Siamo una democrazia giovane. Le sfide e le opportunità che abbiamo di fronte sono davvero straordinarie ed emozionanti. Molti punti sono ancora in fase di elaborazione, il che offre spazio alla partecipazione, alla creatività, alla spontaneità e all’apertura verso lo Spirito santo. I nostri amici che fanno parte di organizzazioni straniere ben consolidate, a volte, non capiscono come possiamo lavorare in questo modo, e devo dire che i nostri incontri internazionali a livello europeo portano un enorme arricchimento per entrambe le parti. Un’altra osservazione riguarda il fatto che siamo un Paese piccolo in cui forse le persone raggiungono troppo facilmente e rapidamente posizioni di responsabilità che non sono immaginabili nei Paesi più grandi, e dobbiamo sicuramente tenerne conto. Io personalmente sono cresciuta nell’ambiente delle organizzazioni cattoliche femminili e sono riconoscente per tutta la pazienza, la bontà e l’amicizia che ho vissuto lì”.

Come potrebbe descrivere le principali sfide per il laicato slovacco nei prossimi mesi e anni, soprattutto nei confronti della società laica?
“Dopo la caduta del comunismo, avevamo ‘spezzato la catena’. Ho l’impressione che ora siamo caduti in una sorta di ‘attivismo incontrollato’ e che varrebbe vale la pena pensare a una formazione più intensa nell’ambito di comunità più piccole. Abbiamo bisogno di mantenere il buon senso, di essere determinati, pro-attivi e costruttivi nell’affrontare la società laica. Non basta criticare le decisioni dei politici, è necessario individuare soluzioni e proposte nello spirito della dottrina sociale della Chiesa. Una delle sfide più intriganti è la ricerca di un consenso rispetto alla soluzione del problema della povertà. L’approccio delle autorità nei confronti di questa tematica cambia troppo spesso in Slovacchia, il che si traduce in termini di persone che diventano sempre più povere, e questo comincia a essere un problema che si trasmette di generazione in generazione”.