SPAGNA
Documento di Caritas e Foessa analizza la situazione del Paese e avanza alcune proposte
“La qualità e la tenuta delle relazioni sociali in Spagna sono una risorsa di vitale importanza per evitare il rischio di una frattura sociale generata dagli effetti della crisi sui livelli di reddito e dalle disuguaglianze”. È uno dei dati che emerge dal documento “Analisi e prospettive 2014” che la Fundación Foessa (Fomento de Estudios Sociales y de Sociología Aplicada, Promozione di studi sociali e sociologia applicata) e la Caritas spagnola hanno presentato nei giorni scorsi a Madrid.
Fotografia della realtà. L’analisi, condotta dal Comitato tecnico di Foessa su “Povertà e coesione sociale”, conferma che “il capitale sociale e relazionale della società spagnola non presenta segnali che indichino una sofferenza legata al deterioramento significativo che si registra in ambito economico, abitativo o sanitario”. Per gli esperti di Foessa, questo costituisce “un’opportunità nel momento in cui si deve costruire una risposta più solidale e partecipativa agli effetti della crisi, che continuano a essere visibili”. Infatti, il reddito medio della popolazione spagnola, in termini reali, è oggi inferiore a quello dell’anno 2000. Le forme estreme di indigenza sono così aumentate per la crisi che la Spagna si situa sempre ai primi posti delle classifiche europee che abbiano come indicatori la povertà. L’impoverimento della società iberica è caratterizzato da una caduta del reddito e un aumento delle disuguaglianze. La percentuale delle famiglie senza entrate è cresciuto dal 2 al 4% nell’ultimo trimestre del 2013: il numero di famiglie in questa situazione è passato da 300mila a metà del 2007 a quasi 700mila alla fine del 2013. Dall’analisi emerge che nel Paese solo una persona su tre non ha problemi legati alla lunga recessione. Le persone a rischio di esclusione sociale sono aumentate molto tra il 2007 e il 2013. Un totale di 11,7 milioni di persone (3,8 milioni di famiglie) è colpito in Spagna da diversi processi di esclusione sociale, 4,4 milioni in più rispetto al 2007 (un incremento del 60%). Ugualmente, 5 milioni di individui si trovano in situazioni di esclusione estrema, ovvero l’82% in più nei confronti del 2007. Non c’è dubbio che sono gli ambiti del lavoro, dell’alloggio e della salute quelli che hanno contribuito all’aumento della frattura sociale.
Il ruolo della famiglia. In questo contesto, dall’analisi emergono indicatori che rilevano il permanere di una grande risorsa del capitale sociale nella realtà spagnola, che “è di vitale importanza preservare”: il ruolo svolto dalla famiglia ha mostrato in modo evidente che essa è “un fondamentale elemento, molto efficace, sul quale può far conto la società spagnola per far fronte alle situazioni più complesse”. Sebbene ci siano politiche sociali insufficienti e scarsa protezione, il nucleo domestico – e, in generale, le reti sociali primarie e le relazioni tra la cittadinanza – continuano a resistere. Soffrendo il logoramento che implica la crisi, ma dimostrando anche di essere tra le fondamenta su cui costruire per un futuro migliore.
Un altro cammino è possibile. Ci sono anche altri segnali di speranza. Enti come la Caritas vedono aumentare il numero di persone che si offrono come volontari o collaboratori. Sono molte le organizzazioni cittadine che più volte hanno manifestato che la spesa pubblica in determinati ambiti deve essere considerata come un investimento sociale e non come una spesa da ridurre. Si consolidano iniziative sociali o di economia solidale, che non sono più solo buone pratiche marginali. La Caritas sta riflettendo, oltre che sulle cause della crisi, sui modi per superarla: da qui la proposta di “venirne fuori tutti insieme e senza che nessuno resti abbandonato alla sua sorte e alle ingiustizie di un modello che ha mostrato chiaramente le sue fragilità”. Come sottolineano gli autori del documento, “non è possibile aspettare per realizzare misure redistributive che favoriscano processi di coesione sociale”. “Camminare verso un modello dualistico – afferma Francisco Lorenzo, coordinatore dell’équipe di studi di Caritas spagnola – significa avventurarci in una mancanza di accordo e di convivenza. È rinunciare alla costruzione di un progetto comune. Al contrario, un impegno saldo per la coesione sociale, per il ‘riscatto delle persone’, si tradurrà nel mettere le basi per una ripresa reale, che vada oltre alcuni indicatori economici”. “La società – aggiunge Lorenzo – recupererà la credibilità in quei progetti e istituzioni che scommetteranno fortemente su questo”.