INDIPENDENTISTI VENETI

Se certi cattolici” “strizzano l’occhiolino…

Sono iper-tradizionalisti e molto rumorosi. Associano la Tradizione (con la T maiuscola, sennò son litigi) con il Veneto; il latino nella Messa con la laicissima Serenissima; la critica a Papa e Chiesa (globale e locale) con la ribellione allo Stato italiano. E guai a non pensarla come loro: hanno tonsille robuste quanto la chiusura verso tutto ciò che non condividono

Si fa la rivoluzione con un trattore addobbato da carro armato? Sì, se si superano le multe della polizia stradale per violazione del Codice. Si promuove l’indipendenza di una terra sostenendo che – su tre milioni 600mila "aventi diritto" – ben due terzi di questi l’abbiano votata via internet con procedure che quelle della coppia Grillo-Casaleggio sono a confronto un esempio di chiarezza e trasparenza? Sì, se i pesci abboccano a qualsiasi esca, anche la più incredibile e strampalata.
I pesci siamo noi, soprattutto sono i media che amplificano goliardate messe in piedi appunto con l’obiettivo di essere amplificate. I pescatori sono quel gruppuscolo di veneti indipendentisti che da una ventina d’anni, tra liste politiche e azioni eclatanti (ricordate il campanile di San Marco?), vogliono trasformare il Veneto in una nuova Serenissima Repubblica. I duri e puri sono quattro gatti, e non molti voti hanno mai guadagnato; ma la simpatia che circonda certe loro idee è ben più diffusa, se è vero – come è vero – che la Lega Nord governa la Regione e ha avuto nel recente passato il primato dei voti.
Ma chi sono questi pescatori che si sono fatti ingolosire dalle metodiche grilline e che cercano di sfruttare tutti quei sentimenti anti-europei, anti-euro, anti-tutto che girano oggi nel continente? C’è un po’ di tutto, dal politico affezionato al dialetto, al leader anti-tasse; dall’artigiano in difficoltà all’allevatore strozzato dalle quote latte.
Purtroppo ci sono anche certi ambienti cattolici, iper-tradizionalisti e molto rumorosi, che associano la Tradizione (con la T maiuscola, sennò son litigi) con il Veneto; il latino nella Messa con la laicissima Serenissima; la critica a Papa e Chiesa (globale e locale) con la ribellione allo Stato italiano. E guai a non pensarla come loro: hanno tonsille robuste quanto la chiusura verso tutto ciò che non condividono.
Hanno due grandi nemici, questi cattolici più propensi a dividere che ad abbracciare: il Concilio Vaticano II e lo Stato italiano. E così saldano religione e politica. Al Papa di oggi preferiscono quelli di un lontano passato; ma non il Papa-re perché – già che ci siamo – si vuol tornare al caro Veneto "bianco", appunto legato ad una Tradizione ferrea. Sarebbe pure bello sognare che i veneti di oggi siano così come loro li immaginano; e se non lo sono, è a causa di "Roma", di uno Stato che vessa e impone, di una società che inquina.
Ma parliamoci chiaro. Ogni volta il discorso scivola, con loro e con gli altri talebani, sul tema principe, sul casus belli: le tasse. Dicono: troppe, oppressive, assurde, imposte per alimentare il magna-magna romano. Si toglie di qua per portarle "di là", e così si salda la comunione di spirito tra i presunti bombaroli e la Lega locale, con il presidente Zaia che in fondo li difende, li capisce. Gli uni vogliono il Veneto libero e indipendente, gli altri il Nord ma insomma siamo lì. E dietro alle spalle ci stanno i trentini e i "crucchi" che si tengono tutte le tasse e che hanno i gerani pure sui cofani delle auto; con Trento e Bolzano che aiutano per il mutuo, per il finanziamento alle imprese, per i lavori pubblici, per tutto. E qui niente.
Ecco. Se chiederete ad un veneto di fare la rivoluzione, vi guarderà col sorrisetto che si riserva ai buontemponi d’osteria. Ma se gli parlate di tasse – sia a quello che paga tutto, che a quello che non le ha pagate mai -, ecco l’idem sentire. Pagare le tasse ad uno Stato ipertrofico che le scialacqua, che non guarda al merito, che occupa tutti gli spazi, che si disinteressa dei suoi sudditi-cittadini, che le regala a finti invalidi, finti lavoratori, finti politici? Qui, sopra il Po e tra Mincio e Tagliamento, la cosa fa ribollire il sangue ai più; e c’è gente che si è impiccata per la disperazione.
Ma non pensiamo che tale malessere sia un’esclusiva veneta, né che un serenissimo Doge sarebbe la soluzione di un simile "male".