ECONOMIA
Dati positivi – e fiducia – dalle previsioni Ue. “Ma attenzione alle sorprese”
Lanciare un messaggio positivo a poco più di due settimane dal voto per l’Europarlamento; sottolineare che, almeno stando ai dati “macro”, l’economia dell’Ue sta “progressivamente” uscendo dalla crisi; ribadire che riforme e sacrifici sono serviti, specialmente nei Paesi messi in ginocchio dalla recessione; ricordare che restano all’orizzonte diverse minacce e dunque il futuro sarà roseo se gli europei ce la metteranno tutta per costruirselo. Sembrano questi i principali messaggi che la Commissione europea invia con le “Previsioni economiche di primavera”, illustrate il 5 maggio dal vice presidente Siim Kallas al palazzo Berlaymont di Bruxelles.
“Sulla buona strada”. Dalla sede della Commissione giunge un incoraggiamento ai 500 milioni di europei che da otto anni a questa parte hanno sentito parlare solo di crisi del debito sovrano, di disoccupazione, di pericolo di fallimenti bancari, di austerità. Kallas – che ha assunto le deleghe del commissario all’economia Olli Rehn, dato che quest’ultimo si è candidato alle elezioni – presenta numeri e grafici con un sorriso un po’ forzato: “cresce la fiducia”, dice, “è in corso un abbattimento delle incertezze”, aumentano “pur progressivamente” Pil, esportazioni e domanda interna. Le Previsioni di primavera mostrano una realtà finalmente indirizzata “sulla buona strada”. Non è ancora il momento per una svolta nell’occupazione, “che crescerà nei prossimi due anni”, ma “il sistema si è consolidato”, i mercati finanziari “sono più stabili”, migliorano persino le prospettive di credito per le imprese in ragione del (costoso) risanamento del sistema bancario. Fra le osservazioni su cui Kallas insiste c’è “la svolta” registrata nei Paesi che avevano subito maggiormente il peso economico e sociale della recessione: quindi prospettive favorevoli per Irlanda (“dove cresce l’occupazione”), Spagna, Portogallo; “contenuta ripresa” per la Grecia, giudizio sospeso per Cipro.
Germania avanti, gli altri inseguono. Nel documento dell’Esecutivo – dove prevalgono i modi verbali al condizionale – il Pil nel 2014 si confermerebbe, su base annua, all’1,6% nell’Ue28 e all’1,2% nell’eurozona; il prossimo anno è atteso un 2,0% per i 28 e l’1,7% per i 18 Paesi che adottano la moneta unica. “La domanda interna dovrebbe rafforzarsi”, mentre i consumi privati tornerebbero ad accelerare nell’arco di due anni, anche in funzione di prezzi contenuti (l’inflazione è ferma) e della ritrovata occupazione che andrebbe a ritoccare all’insù i redditi delle famiglie. I disavanzi dei bilanci si collocherebbero mediamente nell’Ue al 2,5%, mentre il debito pubblico medio è indicato al 90% circa, per cominciare a diminuire solo dal 2015. Kallas non nega una “forbice”, una distanza evidente, nel ritmo di sviluppo dei diversi Stati membri, ma parla di un “rafforzamento generalizzato”, segno che “i sacrifici e le riforme” per rispondere alla crisi “hanno dato i frutti sperati”. Resta il nodo della disoccupazione: “Al miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro iniziato nel 2013 dovrebbero seguire – si legge nelle Previsioni – la creazione di posti di lavoro con un calo del tasso di disoccupazione fino al 10,1% nell’Ue e all’11,4% nella zona euro nel 2015”. La Germania si conferma in ottimo stato di salute, e la sua “forte espansione” è “legata alla domanda interna”. Paesi Bassi, Francia, Polonia, Svezia e repubbliche baltiche procedono con prospettive incoraggianti per quanto riguarda l’economia reale; l’Italia intravvede la ripresa “grazie alle esportazioni”, nonostante la situazione del debito pubblico gravi sul futuro e il lavoro non arrivi ancora; il Regno Unito ha superato le difficoltà e guarda con tranquillità ai prossimi anni. Resta invece in recessione la Croazia, mentre “migliora la situazione” per la Slovenia.
Risultati positivi nei Paesi dell’est. Le “raccomandazioni” della Commissione Ue ai Paesi membri per proseguire la stabilizzazione dei conti pubblici e sostenere la ripresa giungeranno solo il 2 giugno, all’indomani del voto europeo: è evidente la volontà di non interferire con la consultazione elettorale. Kallas, dopo aver descritto un’economia comunitaria in fase di uscita dal tunnel, non manca di segnalare i pericoli da evitare: “Il rischio più acuto di indebolimento delle prospettive di crescita resta – dice – una nuova perdita di fiducia in caso di stallo delle riforme. Sono aumentate anche le incertezze sul contesto esterno”: gli Stati Uniti hanno buone performance, la Cina invece “si è stabilizzata”, mentre si moltiplicano gli interrogativi su vari sistemi produttivi e commerciali quali quelli di Russia (per Mosca un’eventuale fase bellica con l’Ucraina avrebbe pesanti ricadute economiche) e di altri grandi competitori mondiali. Tornando all’Ue, Kallas descrive positivamente il rilancio delle economie dell’est europeo: “Nel 1994 il reddito pro capite dei Paesi ex comunisti era meno della metà di quello comunitario; nel 2004, al momento dell’ingresso nell’Ue, era passato al 58%, mentre oggi ha raggiunto il 72%”. Un buon modo per “festeggiare” i dieci anni dall’ingresso nell’Ue.