CULTURA

È tutta un’altra storia

Consiglio d’Europa: nuova prospettiva per interpretare un passato “condiviso”

Quest’anno ricorre il 60° della Convenzione culturale europea del Consiglio d’Europa, firmata il 19 dicembre 1954 a Parigi e mirante, si legge nel preambolo, “a favorire, tra i cittadini di tutti i membri del Consiglio e tra quelli di altri Stati europei che aderissero alla Convenzione, lo studio delle lingue, della storia e delle civiltà degli altri e della civiltà comune ad essi tutti”. Mentre molti Paesi tendono a ridurre lo spazio riservato all’insegnamento della storia europea o minacciano di sopprimerlo, l’organismo di Strasburgo rammenta che essa è “patrimonio culturale comune” del vecchio continente, e in occasione della Giornata dell’Europa (9 maggio) lancia il primo e-book interattivo “Shared histories for a Europe without dividing lines” (Storie condivise per un’Europa senza linee divisorie – http://shared-histories.coe.int).

Frontiere come luogo d’incontro. La pubblicazione è frutto dell’omonimo progetto intergovernativo lanciato dal CdE nel 2010, nel presupposto che l’insegnamento e l’apprendimento della storia siano, al tempo stesso, una grande sfida e un compito irrinunciabile perché l’ignoranza, spiega la direttrice generale per la democrazia del Consiglio d’Europa, Snezana Samardzic-Markovic, “rende i popoli vulnerabili alla manipolazione, mentre la conoscenza e la comprensione della storia favoriscono la formazione di una mente aperta, la capacità di elaborazione di opinioni proprie”, l’esercizio “di diritti e responsabilità da parte dei cittadini”. Quattro i “grandi” temi trattati nell’e-book: l’impatto della rivoluzione industriale, lo sviluppo dell’istruzione, la rappresentazione dei diritti umani nella storia dell’arte, l’Europa e il mondo. Sullo sfondo la convinzione che le frontiere, più che luogo di divisione, siano occasione di incontro di identità e culture.

No alla “nazionalizzazione” della storia. “Le storie condivise – prosegue Samardzic-Markovic – possono aiutare a combattere l’abuso, l’appropriazione e la nazionalizzazione della storia, fornendo agli studenti le conoscenze e gli strumenti analitici necessari per smascherare i tentativi di manipolazione”. Nelle nostre società multiculturali le competenze necessarie alla comprensione tra i popoli e al dialogo interculturale “che queste storie condivise trasmettono, sono di primaria importanza” per “unire i popoli, essere strumento di supporto alla pace e alla riconciliazione”, promuovere “la tolleranza e la comprensione” di fronte ai gravi fenomeni migratori. Ma per questo, avverte l’esperta, occorre lo sviluppo di nuovi metodi d’insegnamento. L’e-book, pertanto, si rivolge anzitutto agli insegnanti nell’ambito di un progetto paneuropeo di aggiornamento e formazione permanente in vista di un’educazione, conclude Samardzic-Markovic, “fondamentale nella costruzione e nel mantenimento di una cultura democratica europea”. Un’educazione dei giovani da realizzare in partnership con le famiglie, la comunità, il contributo di testimoni significativi “che abbiano vissuto, ad esempio, esperienze di conflitto e di riconciliazione, e che abbiano storie da raccontare”.

Quattro grandi argomenti. Nel primo “capitolo”, dedicato alla rivoluzione industriale, vengono affrontati, tra gli altri, temi come l’urbanizzazione, le migrazioni interne, le nuove città industriali, le disuguaglianze sociali, le telecomunicazioni. Accesso all’istruzione, uguaglianza di genere, segregazione sociale, formazione permanente, evoluzione della pedagogia, influenza della religione: questi alcuni dei temi contenuti nel “capitolo” sullo sviluppo dell’istruzione. “La vita umana e le manifestazioni di violenza di cui essa è stata vittima hanno trovato e continuano uno straordinario mezzo espressivo nelle arti e nella letteratura”, si legge nella sezione dedicata a diritti umani e storia dell’arte, in cui si parla, tra l’altro, di rapporto tra emozione e immagine, di relazioni tra ebrei e cristiani, di contributo dell’architettura a una strategia di contrasto all’esclusione e alla discriminazione. Infine il “capitolo” su Europa e mondo. Questo uno dei topics: “L’Europa deve trovare il modo di riconciliare i valori universali, fatti emergere dalla globalizzazione, e i valori individuali legati a radici dalle quali non è possibile staccarsi”. Alcuni interrogativi vengono posti come spunti di riflessione: “Che cosa sono i valori? Da dove nascono? Quanto sono importanti? Che cosa li modifica?”. Tra le pagine emerge anche la sottolineatura delle differenze economiche, sociali e culturali dei diversi Paesi del continente, e una “prospettiva africana” sull’Europa.