ALLARGAMENTO UE
Ricordati i 10 anni dall’ingresso dei Paesi ex comunisti. Il messaggio della Comece” “
L’ampliamento dei confini comunitari “fa bene”: allarga e rafforza l’area della pace e della democrazia in Europa, aiuta i Paesi dell’est sul piano economico, garantisce ai cittadini maggiori tutele, diritti e libertà. Sono convinzioni diffuse, risuonate durante le recenti celebrazioni per il decimo anniversario del “grande allargamento” dell’Ue ai Paesi ex comunisti, ai quali, il 1° maggio 2004, si aggiunsero Cipro e Malta. Da allora, l’Unione è cresciuta ancora, accogliendo Romania e Bulgaria nel 2007 e la Croazia nel 2013. Altri cinque Stati sono “candidati” all’ingresso, e numerosi altri auspicano un “futuro comunitario”. Certo i problemi non mancano: l’Europa lamenta ritardi fra i nuovi arrivati ad esempio sul piano economico e nell’amministrazione dei sistemi giuridici, nella lotta alla corruzione, nella difesa dei diritti delle persone e delle minoranze; dal canto loro, queste nazioni denunciano spesso un’Europa troppo “impositiva” e avvertono le sfide della secolarizzazione, del consumismo e della multiculturalità che minaccerebbero la propria identità storica.
Interessi e valori comuni. “Il 1° maggio celebriamo il decimo anniversario della riunificazione dell’Europa. È il momento per ricordare quanto sia stata importante l’adesione di questi 10 Stati, non solo per loro, ma per tutti noi in Europa, perché siamo stati in grado di condividere stabilità e sicurezza e abbiamo contribuito alla prosperità della nostra epoca”. José Manuel Barroso, presidente della Commissione Ue, ha ricordato l’anniversario, avvenuto anche in conseguenza della caduta del Muro di Berlino (1989) e alla dissoluzione del sistema comunista, con parole particolarmente favorevoli. “Questo allargamento ha riunito l’Europa dopo molti anni di divisione artificiale. È stato il modo per ancorare alla democrazia, alla libertà e lo Stato di diritto milioni di persone che prima vivevano dietro la Cortina di ferro”. Secondo Barroso, dopo questi anni “l’Europa è più forte, più ricca e più sicura”, per diversi aspetti: politico, economico e culturale. L’allargamento ha reso l’Ue “il più grande mercato unico al mondo”, ha favorito gli scambi interni, gli investimenti, ha “rafforzato il peso dell’Europa nel mondo”. Successi questi – secondo un Barroso a tratti eccessivamente ottimista – che vanno sottolineati con particolare attenzione “nel momento in cui l’Ue si sta riprendendo dalla crisi economica”. Un’Europa più ampia e unita è “il modo migliore per rafforzare la nostra posizione, difendere interessi comuni e promuovere i nostri valori”.
Nel segno della riconciliazione. Nel rendere note le Previsioni economiche di primavera, la stessa Commissione di Bruxelles ha voluto sottolineare, il 5 maggio, con uno sguardo al medio periodo, quanto siano migliorate le performance dei sistemi produttivi e commerciali dell’est. Non solo: “Nel 1994 il reddito pro capite dei Paesi ex comunisti era meno della metà di quello comunitario”, ha osservato il vice presidente Siim Kallas; nel 2004 era passato al 58%, mentre oggi ha raggiunto il 72%”. Anche il presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, ha voluto rimarcare il fatto che “l’allargamento è stato un evento storico, che ha portato l’Europa verso una riunificazione” e la “riconciliazione dopo la fine della Guerra fredda”. L’allargamento “ha ampliato la zona di stabilità, sicurezza, libertà e prosperità nel nostro continente”. E Paesi come l’Ucraina e regioni come i Balcani, ancora fuori della “casa comune”, mostrano che il mancato “aggancio” con l’Unione è una garanzia in meno proprio sul versante della pace, della stabilità, del benessere.
La voce della Chiesa. Nei giorni scorsi si sono svolte in diversi di questi Paesi cerimonie per ricordare il 1° maggio di dieci anni or sono. E non è mancata la parola della Chiesa cattolica. Fra gli altri, è intervenuto il card. Reinhard Marx, presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece): “L’adesione dei Paesi dell’Europa centrale e orientale all’Ue è stato il risultato della rivoluzione pacifica condotta” negli Stati “ex-comunisti nel 1989. In quella data Cipro, Repubblica ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia e Slovenia entrarono a far parte della casa comune”: si è trattato, ha proseguito il porporato, di una “riunificazione dell’Europa”, senza precedenti in termini di superficie e abitanti, e “per la sua dimensione storica”, evento “importante non soltanto per l’Europa”, ma anche per il mondo. “Tuttavia la sfida di approfondire la comunione tra Oriente e Occidente nell’Ue resta attuale”, ha proseguito Reinhard Marx. Se “le differenze nelle esperienze continuano a modellare il nostro pensiero e le nostre opinioni”, “la riconciliazione e la riunificazione sono la logica e il motore storico principale dell’integrazione europea”, per cui, secondo il cardinale “abbiamo il dovere di continuare a lavorare al riavvicinamento in Europa”. Per il presidente Comece sono soprattutto le chiese di tutte le confessioni ad avere “il compito specifico di contribuire alla comunità dei popoli”.