NEL SALOTTO DI VESPA" "
Il politologo Roberto Cartocci: “È stato il solito monologo pieno di rancore, con la prospettiva catartica di un mondo nuovo quando i ‘5 stelle’ saranno soli al comando, dopo essersi liberati di tutta la feccia dell’attuale classe politica”. E ancora: “Il messaggio di fondo è il ‘non faremo prigionieri’. È una considerazione inquietante e del tutto fuori dalle retoriche democratiche”
No ai talk show, "un’arma contro il Movimento 5 Stelle". Era il 2012 quando Beppe Grillo, dal suo blog, lanciava anatemi contro la tv, "vietando" ai suoi seguaci ogni partecipazione televisiva. Ma ora, avvicinandosi le elezioni europee, a venire a patti con il nemico sono proprio i leader-padroni del Movimento: domenica scorsa Casaleggio ha concesso un’intervista televisiva a Lucia Annunziata durante la puntata di "In ½ h" su Rai Tre; ieri sera, invece, Grillo (che a marzo aveva già rilasciato un’intervista a Enrico Mentana per "Bersaglio mobile" su La7) è stato nel salotto di Bruno Vespa, "Porta a porta" (Rai Uno). Ne parliamo con il politologo Roberto Cartocci, docente all’Università di Bologna.
È cambiata la strategia comunicativa?
"Semplicemente siamo a meno di una settimana dalle elezioni e la campagna elettorale è fatta così: non si può andare per il sottile, anche a costo di qualche smagliatura nella coerenza. Lontano dalle elezioni si può costruire un quadro persecutorio e oppressivo anche rispetto ai media, ma nell’imminenza delle elezioni l’opportunità di avere un’audience più ampia porta a venire a patti con i principi".
Però così non è stato lo scorso anno, per le elezioni politiche…
"A parte alcune affermazioni a livello locale, quello è stato l’esordio clamoroso. Per i romanzieri il problema è fare il secondo libro: così è pure in politica. Il grande ‘botto’ del 2013 ha sorpreso tutti: ora la prova è ancora più impegnativa perché Grillo ha bisogno di confermare il risultato o – come dice lui – arrivare a percentuali roboanti".
Venendo a "Porta a porta", quale impressione ha ricavato da quest’ora di tv?
"Una noia mortale. Era già tutto scritto e previsto. L’unico ‘fuori programma’ è stato probabilmente l’esordio offensivo nei confronti degli spettatori in studio, quando Grillo ha detto che sono tutti pagati per stare zitti, assolutamente irrituale ma che è servito a bilanciare l’essere venuto a patti con un mezzo che aveva demonizzato".
È stato un comizio, come sostenuto da Grillo; un’intervista, come l’ha definita Vespa, o che cos’altro?
"Grillo è stato il protagonista della situazione: ha pure villaneggiato Vespa, che ha mantenuto il suo aplomb come un muro di gomma. Indifferente alle piccole punture di spillo di Vespa, che provava a fargli notare certe contraddizioni e temerarietà nelle sue affermazioni, il leader dei ‘5 stelle’ ha gestito quello spazio replicando il comizio dal palco, passando di palo in frasca senza filo logico e senza mai entrare nei dettagli".
Un comizio, quindi…
"È stato il solito monologo pieno di rancore, con la prospettiva catartica di un mondo nuovo quando i ‘5 stelle’ saranno soli al comando, dopo essersi liberati di tutta la feccia dell’attuale classe politica. Affermazioni già sentite e che inquietano. Ovviamente Beppe Grillo non è né Hitler, né Pol Pot, ma lo stile è quello e il vero problema sono gli italiani che ci credono".
E Vespa ha abdicato al proposito dichiarato di fare un’intervista a tutto campo?
"La sua è stata una presenza assolutamente marginale: non ha orientato la discussione perché non è stata tale. Grillo ha stravolto il format del talk show adattandolo a ciò che è a lui più congeniale: il comizio".
Come giudica la scelta di Grillo di dare del "tu" a Vespa, dopo un inizio trasmissione dandosi del "lei"?
"Mi sembra meno ipocrita: in fondo sono persone che si conoscono da oltre 30 anni e hanno frequentato gli stessi ambienti. Beppe Grillo l’ha segnalato: il grande outsider non poteva tener conto che negli studi Rai è un ‘insider’, avendoli frequentati per lungo tempo. Lo stile era quello del ‘tu’, ma ha reclamato la sua autonomia non degnando di risposta le osservazioni di Vespa".
Grillo ha dichiarato che il Movimento è al 96% e "sarà una marcia trionfale". Poco oltre lo ha definito "un’idea di mondo, non un partito". Che significato hanno queste affermazioni?
"Il messaggio di fondo è il ‘non faremo prigionieri’. È una considerazione inquietante e del tutto fuori dalle retoriche democratiche. Preoccupa che la cittadinanza tenda a non cogliere queste ardite affermazioni. In questo momento buona parte degli elettori è frustrata, disgustata dalla politica e dalla corruzione. E Grillo – come Bossi e Berlusconi in precedenza – è bravo a indicare i colpevoli in altri".
Da ultimo, la puntata di "Porta a porta" – a suo parere – ha spostato voti?
"Credo che non abbia cambiato nulla. Coloro che detestavano Grillo hanno avuto le conferme che aspettavano, quanti lo seguono e magari non gradivano questo passaggio dalla ‘tv di regime’ hanno apprezzato che abbia sparigliato le carte".