ROMANIA

Durcovici, martire per il popolo

Dichiarato beato il vescovo di Iasi, morto di stenti in una prigione del regime nel 1951

Un “pastore zelante, apostolo dell’adorazione eucaristica e testimone eroico della comunione con la sede di Pietro”. Con queste parole Papa Francesco descrive, nella “Lettera apostolica”, il vescovo di Iasi mons. Anton Durcovici, dichiarato beato sabato 17 maggio, nella stessa Iasi. Alla celebrazione, presieduta dal card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi, hanno partecipato più di 23mila fedeli. È il quarto martire del periodo di persecuzione della Chiesa in Romania che viene elevato agli onori dell’altare, dopo i vescovi Bogdanffy (2010) e Scheffler (2011), e mons. Ghika (2013).

Vescovo premuroso. Dichiarato martire per la fede da Papa Francesco, il 31 ottobre scorso, mons. Anton Durcovici muore a 63 anni, a causa della fame e della sete a lungo patite in una cella del carcere di sterminio di Sighet, condannato, senza giudizio, per la sua fedeltà a Cristo e alla Chiesa. Era nato in Austria, il 17 maggio 1888. Rimasto orfano di padre, all’età di cinque anni si trasferisce con la famiglia in Romania e vi rimane fino alla morte. Dopo studi a Bucarest e a Roma, viene ordinato sacerdote il 24 settembre 1910 nella Basilica San Giovanni in Laterano. Ritornato a Bucarest, si dedica a un proficuo apostolato nella formazione dei seminaristi e dei laici. Nell’ottobre 1947 è designato da Pio XII nuovo vescovo per la diocesi di Iasi e nel 1949 diventa anche amministratore apostolico dell’arcidiocesi di Bucarest, in tempi molto difficili per la Chiesa in Romania. In questa veste, nel giugno 1949 è arrestato per strada, mentre si sta recando a impartire il sacramento della Confermazione in una parrocchia nei pressi della capitale. Durcovici, che aveva speso la propria vita nel saziare la fame e la sete di Dio nei fedeli affidati alle sue cure pastorali, dopo due anni e mezzo di carcere, indebolito da torture e freddo, muore di fame e di sete il 10 dicembre 1951.

Un’altra stella in cielo. Nell’omelia, durante la beatificazione, il card. Angelo Amato ha sottolineato “il carattere mite, pacifico, pieno di fede, caritatevole, misericordioso”, del vescovo martire, che “amava in modo particolare i poveri” e “parlava e viveva in persona Christi”. È stato un “pastore zelante, forte e coraggioso” nel momento della prova. “Signore Gesù Cristo – aveva detto mons. Durcovici il 14 aprile 1948, in occasione della presa di possesso della diocesi di Iaºi -, io scelgo te oggi come scudo invincibile del gregge che mi fu affidato per pascerlo. Custodiscici, Signore; guidaci verso la tua felicità, affinché si compia per noi la parola di Dio: ‘Beato il popolo di cui il Signore è Dio’ (Sal 143,15)”. “Scomparso dallo sguardo degli uomini, il nostro eroico vescovo entrò nell’eterna luce dell’assemblea degli angeli e dei santi, lasciando un ricordo incancellabile nell’animo della Chiesa cattolica di Romania, che lo ricorda come pastore buono e innocente”, ha aggiunto il cardinale. Ora, con la sua beatificazione, “un’altra stella si è accesa nel firmamento dei martiri di Cristo”.

Messaggio per i fedeli romeni. Il vescovo Durcovici – ha scritto in una lettera pastorale il vescovo di Iasi, mons. Petru Gherghel – è stato “innamorato di Colui che ha scelto di servire e testimoniare con tutto il suo essere”, e ha trasmesso sempre a tutti “una vera lezione di coraggio, fortezza e dedizione per la gloria di Dio, e il bene e la felicità del popolo”. La vita e la morte di mons. Anton Durcovici “è un forte messaggio per la Chiesa e il popolo a lui affidato”, aggiunge il vescovo. Nella messa di ringraziamento per la beatificazione del vescovo martire, l’arcivescovo Ioan Robu, presidente della Conferenza episcopale romena, ha sottolineato l’importanza del testamento pastorale lasciato da Durcovici per la Chiesa romena: “In quei tempi c’era la tempesta comunista. Oggi ci sono altre tempeste. E onoriamo la memoria e il martirio del beato Anton Durcovici rafforzando la nostra identità cattolica. Dobbiamo essere gelosi della nostra identità, perché quali cristiani cattolici siamo popolo scelto, parte della Chiesa voluta da Cristo. E dobbiamo far tesoro della nostra identità cattolica, dell’unità e la comunione col Santo Padre e con l’intera Chiesa, secondo l’esempio del vescovo martire Anton Durcovici”.