REPUBBLICA CECA
Una proposta dalla Chiesa cattolica nel segno della più completa inclusione sociale
La mancanza di un tetto riguarda migliaia di persone e il loro numero cresce gradualmente. Ecco perché il Consiglio Giustizia e pace della Conferenza episcopale ceca, presieduta da monsignor Václav Malý, ha emesso una dichiarazione riguardante una delle maggiori sfide della società moderna. Il documento è una risposta al concetto di prevenzione e ricerca di una soluzione del problema dei senzatetto entro il 2020, recentemente affrontato dal governo ceco.
Sfruttamento commerciale della povertà? Si stima che circa centomila persone nella Repubblica Ceca siano senzatetto o in pericolo di diventarlo. Secondo il Consiglio Giustizia e pace, l’accesso all’edilizia popolare rappresenta uno degli strumenti fondamentali per migliorare la situazione. “Dovrebbero avere la possibilità di vivere in un appartamento, non in una casa-alloggio, in un ostello, in una casa di residenza temporanea o in altri locali non residenziali. Le case-alloggio, come le conosciamo oggi, non rappresentano una soluzione, bensì una causa del problema dei senza tetto”, afferma mons. Václav Malý, aggiungendo che le case-alloggio commerciali senza possibilità di assistenza sociale, offrendo un ambiente privo delle condizioni sociali e igieniche idonee, spesso diventano “uno sfruttamento della povertà basato sulla concussione”. Le esperienze dall’estero mostrano come un uomo che per qualche ragione rimane sulla strada, perde l’abitudine al lavoro dopo circa due settimane. Dopo essere rimasto senza casa per due mesi, la sua risocializzazione richiederà circa dieci mesi. Alcune città europee come Vienna sono giunte alla conclusione che trovare una casa popolare per le persone in situazione critica è sette volte più economico che lasciarle per strada e offrire loro un programma di sostegno dopo che sono effettivamente diventate senzatetto.
Il parere del pubblico. L’atteggiamento delle persone nei confronti dei senzatetto è spesso molto riluttante, e questi umori sono resi ancora più negativi dalle espressioni peggiorative di alcuni politici e giornalisti. Numerosi casi di aggressione nei confronti di senzatetto, compresi quelli che hanno comportato danni di salute gravi o addirittura omicidi, sono stati ben documentati. “L’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti dei senzatetto e la volontà di aiutarli dimostra che l’approccio nei confronti di questo problema nelle democrazie tradizionali europee differisce rispetto a quello dei Paesi post-comunisti”, si legge nel documento del Consiglio. Nella Repubblica Ceca, la maggior parte della gente pensa che i senzatetto siano pienamente responsabili della loro situazione, non tenendo conto che la realtà critica che ha come conseguenza la perdita della casa può facilmente essere provocata da una combinazione di circostanze che potrebbero capitare a chiunque. Particolarmente allarmante è l’aumento del numero dei giovani senza fissa dimora, che affrontano il rischio di una disoccupazione di lungo periodo, con relativa rassegnazione alla propria situazione e alla relativa posizione nella società. “Abbiamo a che fare con alienazione, perdita del senso della vita e della propria identità”, avverte il Consiglio Giustizia e pace.
Necessità di un approccio complesso. Sin dall’inizio degli anni Novanta del XX secolo, i senzatetto sono stati aiutati in gran parte da organizzazioni non governative e amministrazioni locali nella Repubblica Ceca. L’approccio delle autorità statali si basa su “soluzioni formali” piuttosto che sulla comprensione della complessità di un problema sociale serio che ricade nella competenza di diversi ministeri. La gravità di questo problema cresce silenziosamente e costantemente, e non è possibile gestirlo senza “un approccio articolato che tenga conto del tasso di disoccupazione in crescita e del fenomeno della migrazione”. Tale approccio – se vuole avere successo – deve includere la prevenzione, l’educazione nelle scuole, l’assistenza sociale alle famiglie a rischio e il sostegno di tutte le opportunità che portano alla coesione delle famiglie e della loro vita. “È necessario smettere di sottrarre i bambini alle loro famiglie soltanto perché le loro condizioni abitative non sono soddisfacenti”, si legge nel documento. L’edilizia sociale, gestita dai comuni, dovrebbe essere utilizzata come strumento fondamentale di integrazione sociale: “Deve essere messa a disposizione di tutti coloro che si trovano ad affrontare a una crisi abitativa”, sottolinea Malý. La Chiesa cattolica sostiene la sperimentazione di un modello chiamato “Prima la casa” come una forma di integrazione complessa di persone che vivono in povertà, evidenziando che la situazione della disoccupazione, che spesso porta alla perdita dell’abitazione, deve essere risolta tramite tutti gli strumenti disponibili di politica occupazionale attiva, compreso lo sviluppo della cosiddetta “imprenditorialità sociale”.
L’invito alla responsabilità. Il Consiglio Giustizia e pace valuta positivamente l’adozione del concetto di prevenzione e ricerca di una soluzione del problema dei senzatetto considerandolo un “passo avanti positivo”, sperando che porti frutto a lungo termine. “La condizione di chi non ha casa rappresenta una forma estrema di esclusione sociale. Ignorarla significa minacciare la coesione di ogni società”, conclude il documento del Consiglio, invitando tutti i cristiani e le persone di buona volontà a prenderne coscienza.