SVOLTA IN SPAGNA
Nell’era della democrazia della Rete, in cui Obama ha pilotato le due campagne elettorali da cui è uscito presidente, basando i propri slogan sullo studio scientifico dei "big data", l’insieme gigantesco e misterioso dei flussi informativi che vengono dai social network e dalle banche dati di Google, capita (e capiterà ancora) di imbattersi in un evento dal sapore del tutto diverso, quasi medievale: un re che abdica! Ebbene, sì, proprio oggi non solo Juan Carlos I, re di Spagna, ha abdicato dopo 39 anni di regno, ma il primo ministro in carica, Mariano Rajoy, nel prendere atto della decisione non prevista dalla costituzione spagnola, ha annunciato il nuovo re, vale a dire il figlio Felipe, Principe delle Asturie; e ha anche comunicato che si dovrà quanto prima decidere un emendamento alla carta fondamentale del Paese, per consentire il perfezionamento di questo passaggio di "corona".
Fantastoria? Niente affatto. Semplicemente siamo di fronte a un fenomeno non previsto dai cultori della Rete: quello cioè che la storia non si fa cliccando su internet, ma essa permane con radici profondissime accanto a noi, dentro le storie di popoli e nazioni. E il re Juan Carlos, da questo punto di vista, è un vero "campione" (insieme con la regina Elisabetta di Inghilterra), di questa permanenza che travalica secoli, culture, guerre e rivoluzioni. Messo sul trono nel 1975 dal dittatore Francisco Franco, che si era attribuito fino a quel punto il ruolo di "reggente", gestendo un potere ferreo, il giovane re aveva subito avuto a che fare con problemi di vasta portata: anzitutto quello generale della transizione dal "franchismo" a una democrazia matura (nel 1981 ci fu un tentativo di colpo di stato militare), e poi il permanere nel paese di forti tensioni, sia ideologiche, sia territoriali. Tristemente famosi, a questo riguardo, gli attentati a seguito delle pulsioni indipendentiste in regioni quali la Catalogna e i Paesi Baschi.
Che dire di re Juan Carlos? Visto dall’Italia, si potrebbe essere schiacciati dalla propaganda mass mediale che lo vorrebbe quasi travolto da vicende personali e familiari non proprio edificanti. Ma, giudicato con il metro più corretto e oggettivo della "storia" con la S maiuscola, una cosa è certa: è stato un re in grado di far fronte a sfide importanti, accompagnando il popolo spagnolo attraverso passaggi non facili: dalla dittatura alla democrazia, da un cattolicesimo granitico e filo-franchista a una Chiesa più aperta e dialogante, da un’alternanza politica e partitica anche viscerale e feroce a un approdo quello attuale che sembra di moderazione e ripresa, dopo la grande crisi economica partita nel 2008. Quindi, senza rubare il lavoro agli storici: il Re abdica, viva il Re! E ora tocca a Felipe…