CHIESA BELGA IN CAMPO
Sono i protagonisti (rispettivamente il carnefice e la vittima) di un testo predisposto dalla Commissione interdiocesana per la protezione dei bambini e dei giovani per aiutare i minori a denunciare le molestie subite e rompere il muro del silenzio. Dopo la “tolleranza zero” si investe sulla prevenzione. La brochure dal titolo “Dal tabù alla prevenzione” è un vero e proprio codice di condotta e si rivolge in modo particolare agli operatori pastorali
La scena si svolge dentro il piccolo ufficio di un allenatore di ginnastica. Lui si chiama Martin e la piccola adescata Hannah. La sequenza si svolge lentamente, in modo subdolo. Lui che le spiega come fare gli esercizi, la prende da dietro e con il ginocchio le allarga le gambe. Lei che esita ma acconsente, non capisce perché la sta trattenendo in quel momento e in quel luogo. Cerca di allontanarsi ma lui la trattiene e poi le sussurra: "Non dimenticare: gli altri non devono sapere cosa penso di te. Farebbero delle storie. È il nostro segreto". S’intitola "Hannah dice no", il testo scritto da un autore per bambini, Koler Janssen, per raccontare direttamente ai piccoli che cosa sono i "comportamenti sessuali trasgressivi". Il testo – sicuramente un inedito nella letteratura della prevenzione alla pedofilia prodotta dalla Chiesa – è contenuto in una brochure dal titolo "Dal tabù alla prevenzione" curata dalla Commissione interdiocesana per la protezione dei bambini e dei giovani e presentata alla stampa lunedì 2 giugno a Bruxelles.
Le lacrime di Hannah e l’abbraccio della mamma. Dopo lo choc del 2010, quando la Chiesa belga fu travolta dalle rivelazioni dei primi casi di abuso commessi al suo interno, i vescovi e i superiori delle Congregazioni religiose hanno capito che la politica della "tolleranza zero" contro il fenomeno della pedofilia nella Chiesa si doveva necessariamente affiancare a una politica della prevenzione. "Non è sufficiente – conferma la psicoterapeuta Tine Van Belle – riconoscere gli errori del passato e accompagnare le vittime. È altrettanto importante fare tutto il possibile perché questi fatti non accadano più in futuro". La storia della piccola Hannah si conclude a casa quando a cena scoppia in pianto. "Non voglio più andare a ginnastica", dice alla mamma che la guarda e cerca di capire. Poi la prende tra le braccia e le chiede: "Che succede?". Hannah continua a piangere per lunghi minuti. Poi piano piano comincia a raccontare. "Hannah ha detto no" è la storia positiva di una bimba che ha trovato il coraggio ma anche la "porta aperta" per parlare. Sta qui la chiave per affrontare la tragedia di una violenza subita. E sta qui il messaggio che vescovi e religiosi vogliono far arrivare ai bimbi e ai giovani: parlare, rompere il muro del silenzio, vincere l’omertà ad ogni costo.
Un codice di condotta. La brochure è un vero e proprio codice di condotta e si rivolge in modo particolare agli operatori pastorali. Il testo è preciso, puntuale, non cade mai nelle generalizzazioni. Si ribadisce che ogni relazione pastorale deve essere fondata su un equilibrio delicato tra prossimità e distanza. Vengono anche indicati quei "segnali" che devono allertare: la presenza costante di qualcuno all’interno di un gruppo di minori senza che ne abbia motivo; la mancanza in questa persona di relazione con persone della stessa età; l’esercizio abusivo di potere o di autorità. Vengono poi consigliati una serie di atteggiamenti come evitare situazioni delicate che possono condurre a insinuazioni e accuse; avere la consapevolezza che alcuni comportamenti in apparenza innocenti (come abbracciare un bambino o un giovane) possono essere interpretati; evitare situazioni d’isolamento con minori; respingere ogni forma di violenza.
Il ruolo dei genitori. Il testo rivolge poi un capitolo allegato ai genitori spiegando loro quali possono essere le conseguenze di un abuso sessuale sulla psiche del minore e le terapie adeguate che possono essere seguite. "L’abuso sessuale – avverte la brochure – può accadere in ogni classe sociale, in tutte le istituzioni, organizzazioni e gruppi". Dunque nessuno è esente dal problema. Riguardo a chi abusa, il profilo è di assoluta "normalità": è per la maggior parte dei casi, uomo. Non sono malati né "ritardati mentali". Sono generalmente persone che conoscono molto bene i bambini e beneficiano della loro fiducia. Spesso per i genitori, l’abuso è difficile da scoprire e riconoscere perché il minore non lo confessa mai spontaneamente. Il più delle volte, la violenza o la molestia subite vengono rivelate in modo del tutto accidentale: per cui è molto importante per l’adulto non sottovalutare quando, per esempio, un minore dà prova di conoscenze sessuali che non sono normali alla sua età. Occhio poi ai cambiamenti di comportamento come incubi ricorrenti, ripiegamento su se stessi, tendenza ad evitare persone, luoghi e persino oggetti specifici. "È normale – si legge sulla brochure – che i genitori cadano nella disperazione più profonda quando un proprio figlio è stato vittima di un abuso. Ma in ogni caso, l’atteggiamento più opportuno è restare calmi" e soprattutto dare modo al minore di parlare e fargli capire "chiaramente che l’abuso sessuale subito non è stato colpa sua".