COMMISSIONE UE
Le “raccomandazioni” del Collegio ai Ventotto. Crescita e lavoro necessitano di riforme
Cambiare in profondità, allo scopo di ripartire subito – o quasi – e per crescere nel medio e lungo periodo; proseguire con le riforme, “anche quando sono impopolari”, per mettersi in salvo rispetto a eventuali crisi future. È il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, a fornire un’interpretazione “politica” alle “raccomandazioni economiche” fornite dal suo collegio il 2 giugno, e che ora vanno all’attenzione del Consiglio europeo di fine mese. “La sfida principale per l’Ue – spiega a chiare lettere il capo dell’Esecutivo – è di natura politica: come fare per continuare a sostenere le riforme a mano a mano che la pressione della crisi si attenua? Se i politici assumeranno un ruolo guida” per “attuare le riforme, comprese quelle impopolari, sarà possibile consolidare la crescita e garantire a tutti un miglior tenore di vita”.
Mettersi in gioco. Il messaggio di Barroso è tutt’altro che scontato, benché sia passato un po’ sotto silenzio nella valutazione delle “raccomandazioni”. Il politico portoghese, in carica fino al 31 ottobre prossimo, torna su un tema che gli sta a cuore e che negli ultimi cinque anni lo ha più volte contrapposto alle cancellerie e ai governi degli Stati membri: “I politici nazionali devono assumersi le loro responsabilità. Inutile scaricare sull’Europa problemi e negligenze nazionali. Bisogna passare dalle parole ai fatti”. Ovvero: ciascun Paese dovrebbe tenere i conti in ordine, procedere con riforme atte a stabilizzare il sistema economico e finanziario, liberando così energie per investimenti, formazione, ricerca… Ma si tratta di ricette difficili da attuare – specialmente in situazioni recessive -, perché chiedono ai governi di governare realmente, indirizzando le risorse limitate a disposizione in una direzione piuttosto che in un’altra, mettendosi in gioco riguardo al giudizio dell’opinione pubblica. Occorre coraggio politico, eppure qualcuno in questi anni lo ha mostrato (vedasi Berlino), raccogliendo frutti positivi sia sul piano economico e occupazionale sia sul versante elettorale. Barroso aggiunge una nota di fiducia: “Le raccomandazioni indicano ai singoli Stati la direzione da seguire per uscire definitivamente dalla crisi e rilanciare la crescita”, tenuto conto che “gli sforzi e i sacrifici sinora compiuti in tutta Europa iniziano a dare i loro frutti”.
Situazione post-crisi? In realtà i dati sull’occupazione diffusi il giorno successivo, 3 giugno, rimangono assolutamente preoccupanti, con un livello medio di senza lavoro superiore al 10% nell’Ue28 e addirittura all’11,7% nella zona euro; sono 25 milioni le persone tenute ai margini del mercato del lavoro. Anche per questo la Commissione insiste: le riforme servono “per consolidare la ripresa e creare occupazione” in una economia definita – forse con un po’ di azzardo – “post-crisi”. Sul tavolo c’è un pacchetto di indicazioni specifiche e relativamente precise che segnano la conclusione del “semestre europeo”, strumento ideato per rispondere alla crisi del debito sovrano e volto al coordinamento delle politiche economiche. Secondo la Commissione, le basi dell’economia comunitaria si stanno consolidando; tuttavia “nel 2014-2015 la crescita rimarrà fragile e disomogenea, per cui bisogna mantenere lo slancio delle riforme”. Un elemento è certo: la “difficile situazione sociale migliorerà lentamente”.
I “buoni frutti”. Le raccomandazioni riguardano 26 Stati: ne sono esclusi Grecia e Cipro, sottoposti a programmi di aggiustamento ad hoc. La Commissione sostiene che la ripresa si intravvede “nella maggior parte dei Paesi”: solo Croazia e Cipro dovrebbero mostrare quest’anno una crescita negativa. Al contempo “le finanze pubbliche continuano a migliorare”: i disavanzi dovrebbero scendere per la prima volta dal 2008 sotto il limite del 3% del Pil. Austria, Belgio, Repubblica ceca, Danimarca, Slovacchia e Paesi Bassi sono in attesa di uscire dalla procedura per disavanzi eccessivi, dopo di che saranno 11 gli Stati ancora sotto osservazione (nel 2011 erano addirittura 24). La Francia è, in questo senso, uno dei “sorvegliati speciali”. Nel frattempo cominciano a funzionare le riforme nei Paesi “più vulnerabili”, ovvero Irlanda, Spagna e Portogallo e nel 2014 è previsto un ritorno della crescita in Grecia.
Impegni concreti. I “compiti a casa” sono però numerosi. Praticamente tutti i Paesi sono chiamati a “lottare contro l’elevata disoccupazione, le disuguaglianze e la povertà”. Non di meno è urgente “passare a un’imposizione più favorevole all’occupazione”, spostando le tasse dal lavoro ai consumi e ai beni immobili, come richiesto per l’Italia. Un sistema bancario disponibile a finanziare le imprese e gli investimenti si impone in Italia, Grecia, Spagna, Lituania, Slovenia, Croazia e Cipro. Sette Stati – Belgio, Irlanda, Grecia, Spagna, Italia, Cipro e Portogallo – sono richiamati a ridurre il debito pubblico, misurato attualmente oltre il 100% del Pil.