AUSTRIA
Troppe disparità salariali e assistenziali tra i due sessi. La denuncia di Barbara Haas (Kfbö)
Rispetto a un passato tutto sommato non lontano, la povertà non è più un fenomeno di massa in Europa. In molti Paesi dell’Unione si assiste però all’espansione di fasce della popolazione che non hanno possibilità di avere redditi salariali sufficienti né hanno accesso ad adeguate prestazioni sociali e sanitarie, oppure scontano il problema-casa. In Austria questi problemi riguardano attualmente circa 500mila persone, su una popolazione totale di poco più di 8 milioni. Molte sono donne. Massimo Lavena,per Sir Europa, affronta il problema con Barbara Haas, presidente della Kfbö – Katholische Frauenbewegung Österreichs, il Movimento delle donne cattoliche austriache.
Quale è la situazione attuale in Austria per quanto concerne la parità economica e sociale tra uomo e donna?
“Il divario salariale tra uomo e donna è attualmente del 21,3% (rapporto della Corte dei conti, salari 2012). Il fatto che, nonostante livelli di formazione elevati e una cresciuta percentuale di donne occupate (dal 61,2% nel 2002 al 67,3% nel 2012), le donne continuino a percepire salari più bassi rispetto agli uomini, dipende anche dall’elevata percentuale, costantemente in crescita, di lavori part-time femminili: si è passati dal 35,3% nel 2002 al 44,9% nel 2012. Nello stesso anno il 70% delle donne tra i 25 e i 49 anni svolgevano lavoro part-time poiché dovevano occuparsi di figli al di sotto dei 15 anni. Due terzi del lavoro domestico, di cura e assistenza continuano a essere svolti da donne, come riferisce l’ultimo Rapporto sulla donna. Nei settori ‘tradizionalmente femminili’, i salari sono sensibilmente più bassi rispetto ai settori tradizionalmente maschili. Poiché le prestazioni sociali dipendono in gran parte dal livello dei salari e dalla durata dell’attività professionale svolta, le donne vengono punite due volte: a redditi più bassi seguono sussidi di disoccupazione e pensioni più bassi. Il rischio di povertà delle donne, in età avanzata così come per le madri single, è sensibilmente più elevato rispetto agli uomini”.
Come affrontare i crescenti casi di povertà che sempre più colpiscono le donne sole?
“Il movimento femminile cattolico rivolge un appello ai politici a livello nazionale ed europeo, affinché si oppongano a un processo di peggioramento della situazione della donna e delle fasce svantaggiate della popolazione a causa di una politica basata sui risparmi. L’appello viene formulato sullo sfondo dell’imminente ‘patto di competitività Ue’, secondo cui gli Stati dell’Eurozona dovrebbero obbligarsi, sulla base di trattati bilaterali con la Commissione Ue, a riforme strutturali al fine di migliorare la propria competitività. Si temono ripercussioni come lo smantellamento delle prestazioni sociali, tagli salariali e nel settore della sanità e dell’istruzione, la limitazione dei diritti dei lavoratori, la deregulation, la privatizzazione e un indebolimento del settore pubblico. Ciò riguarda in particolare le donne già provate da sollecitazioni molteplici e da una situazione reddituale peggiore. Il dogma della competitività comporta l’incremento del divario tra ricchi e poveri, con un’ulteriore spinta alla sperequazione tra i sessi. Lo smantellamento dello Stato sociale significa anche uno smantellamento dei diritti della donna”.
Come porsi, da cristiani, davanti alla crescente domanda di aiuto che proviene dalle profughe che cercano in Austria solidarietà e aiuto?
“La risposta delle cristiane e dei cristiani alle richieste di aiuto di profughi perseguitati può essere solo quella dell’attenzione, del rispetto e dell’aiuto concreto e diretto. È grande l’impressione che si prova nell’incontro con i profughi: essi hanno vissuto sulla propria pelle la discriminazione, la violenza, l’oppressione, l’emarginazione e l’esclusione. Una giovane della Cecenia, ad esempio, mi ha raccontato la fuga, con la sua famiglia: chiusi per giorni in un’auto: caldo, paura, fame e sete come unici compagni. Nella notte, la famiglia viene abbandonata in una foresta. L’autista aveva detto: ‘Andate in quella direzione, qualcuno vi troverà’. Per la famiglia seguono anni di incertezza. All’inizio della fuga, la bambina aveva due anni; a sedici anni ha finalmente ottenuto un permesso di soggiorno. Può rimanere in Austria e ricevere un’istruzione… Insieme sosteniamo anche l’organizzazione Solwodi, che si adopera per le ex prostitute vittime di traffico umano, sfruttamento e violenza che hanno bisogno del nostro aiuto”.