EDITORIALE

Pro e contro: l’Unione” “divide i partiti politici

Il nuovo antagonismo battezzato Paras-Thèse. Un’analisi del voto con l’ascesa degli euroscettici

No, le elezioni europee del 22-25 maggio non hanno suonato la campana a morto della divisione destra-sinistra che caratterizza da sempre le democrazie parlamentari occidentali. Non ancora, infatti, anche se si vede già apparire un nuovo, ulteriore paradigma bipolare.
Da un lato si continua ad avere al Parlamento europeo un certo numero di partiti che restano separati per ragioni e conflitti che appartengono essenzialmente alla storia, ma che sono d’accordo su ciò che è essenziale. Il loro duro scontro di un tempo, quello tra capitale e lavoro, si è un po’ sbiadito. La sfida dell’ambiente è stata certamente riconosciuta in primo luogo dalle formazioni ecologiste, ma nessun partito di questo blocco oggi contesta la sua pertinenza. E, soprattutto, destra moderata, liberali, socialisti e verdi hanno un punto di fuga in comune che copre tutte le altre controversie che continuerebbero ad esistere tra loro. Del resto si tratta anzitutto di litigi tra persone, senza fondamento ideologico.
Invece, il punto di fuga comune a tutti è l’integrazione europea. Il grande mercato comune, anzitutto, ne costituisce una pietra miliare, con la sua politica di concorrenza, con la politica commerciale esterna comune e l’euro quale moneta unica. La seconda pietra: la costruzione di uno spazio di libera circolazione su scala continentale per gestire al meglio un mondo in movimento con circa il 3% dell’umanità in situazione migratoria. Infine, una terza pietra consiste nella prospettiva di un’Europa potenza in grado di difendere i suoi interessi e valori nel mondo. Presi insieme, questi tre aspetti – organizzare il grande mercato, garantire la libera circolazione all’interno dell’Europa unica e articolare un’unica politica estera coerente – si sono intrecciati in un progetto forte di ciò che dovrebbe essere realizzato nel XXI secolo per preservare la sovranità europea.
Questa tesi non è priva di coerenza e rigore intellettuale, ma genera anche paure e reticenze. Il motivo principale è stato spiegato lo scorso 29 maggio da Herman Van Rompuy nel suo discorso di accettazione del Premio Carlo Magno a Aix la Chapelle: a suo avviso i partiti della “Thèse” si sono per troppo tempo occupati esclusivamente dell’organizzazione di uno spazio europeo, e hanno trascurato la creazione di uno spazio europeo nel senso di uno “spazio forte”. Ma i cittadini hanno anche bisogno di sentirsi protetti all’interno dell’Ue e dall’Unione europea stessa. E occorre inoltre ammettere che molti rappresentanti dei partiti della “Thèse” hanno perduto credibilità agli occhi degli elettori. Michael Ignatieff, politologo ed ex leader del partito liberale in Canada, ha dedicato un intero capitolo del suo ultimo libro “Fire and Ashes” a questa qualità indispensabile per vincere una battaglia politica. Egli la descrive come l’autorità di essere ascoltato e come riconoscimento derivante da un percorso politico credibile. I politici che godono di credibilità sono degni di fiducia agli occhi degli elettori. Ora, a torto o a ragione, la maggioranza dei leader di partito della “Thèse” appare priva di credibilità. Essi soffrono di una grave perdita di credibilità. Forse perché non hanno mai dovuto fare i sacrifici dei loro predecessori per le proprie convinzioni e concepiscono la politica come un mestiere fra gli altri.
Per tutti questi motivi, l’opposizione alla “Thèse” è aumentata, soprattutto negli ultimi dieci anni. I partiti euroscettici contano ora circa 140 deputati nel nuovo Parlamento europeo. Non si può tuttavia dire che possano essere considerati come vera antitesi alla “Thèse”. Tanto il loro organico è disparato e – a dire il vero – fortemente minoritario, e la loro ideologia è amorfa e oscura. Il loro unico punto di fuga è l’ostinazione a mettere tra parentesi la “Thèse” e farne uno sfortunato errore della storia, senza seguito.
Ecco perché dovremmo chiamare questi partiti, i partiti “della parentesi”, o meglio i partiti “Paras”, dalla preposizione greca “parà” che significa “a fianco di”. Essi si trovano a ogni lato dei partiti della “Thèse”. I “Paras” combattono la “Thèse” con la nostalgia dello spazio protetto e continueranno ad avanzare fino a quando i partiti tradizionalmente europeisti non risponderanno al legittimo desiderio di vivere con un senso di sicurezza e non si rinnoveranno moralmente.