SVEZIA
Progetti d’integrazione in cinque municipalità. Il ruolo delle comunità religiose
“La cooperazione locale contro l’intolleranza” è il titolo di un fascicolo appena pubblicato in Svezia dalla Fondazione Expo, su incarico del ministero del Lavoro e dell’integrazione. Una “guida semplice e accessibile per coloro che si occupano di questioni d’intolleranza”, che raccoglie “buoni esempi” sperimentati negli anni in alcune realtà comunali. Il percorso s’inserisce nel progetto “Good relations” avviato nel novembre 2012 e attivo fino al prossimo ottobre, finanziato dal programma Ue per i diritti fondamentali e la cittadinanza e mirante a combattere ogni forma d’intolleranza promuovendo buoni rapporti fra le persone di provenienze diverse. Il ministero del Lavoro svedese è coinvolto nel progetto comunitario insieme al ministero dell’Interno in Finlandia e al Consiglio per le minoranze etniche in Irlanda del Nord.
Immigrazione in crescita. Le statistiche dal Consiglio nazionale svedese per la prevenzione del crimine indicano che la polizia riceve ogni anno 5-6mila segnalazioni legate a reati di odio con motivazioni xenofobe, omofobiche o anti-religiose (72% a sfondo razzista, 13% omofobico, 6% islamofobico, 5% anti-cristiano, 4% antisemite). I tipi più comuni di reato nel 2012 sono stati aggressioni e molestie (41%), reati violenti (16%), diffamazione (16%) e incitamento all’odio (11%). In crescita sono le attività (manifestazioni, iniziative di propaganda) compiute dai gruppi estremisti di destra soprattutto nelle città di medie dimensioni. A fronte di questo, i dati dell’ufficio nazionale immigrazione raccontano di 116.500 persone arrivate in Svezia nel 2013, alcuni con un permesso temporaneo (79.500) altri permanente (37mila), il 5% in più dell’anno precedente. A questi vanno aggiunti i circa 54mila che hanno fatto richiesta d’asilo, il 24% in più rispetto al 2012, in conseguenza della guerra in Siria e l’instabilità del Medio Oriente e dell’Africa del Nord. E poi ci sono stati nel 2013 ben 3.800 minori non accompagnati, prevenienti da Afghanistan, Siria, Eritrea. La Svezia, insieme a Germania e Francia, è in testa alla classifica per l’accoglienza di asilanti.
Città per città. I progetti messi in atto nei cinque comuni sono maturati a partire dall’analisi dei “rischi sociali” che creano l’ambiente in cui l’intolleranza più facilmente prolifera. Così a Kungälv, l’episodio del 1995 in cui un adolescente di origine ceca picchiato a morte da alcuni giovani neo-nazisti ha portato il comune a sviluppare un approccio a lungo termine per prevenire e combattere gli ambienti di estrema destra, attraverso attività scolastiche. Non si era infatti mai estinto il movimento nazista che aveva origine nella seconda guerra mondiale le cui idee anti-democratiche e intolleranti avevano facile preda sui giovani più vulnerabili (i drop-out della scuola, ad esempio). Tutto il lavoro è stato focalizzato attraverso programmi curricolari, su democrazia e tolleranza ma anche sul futuro dei giovani e la creazione d’immagini positive di sé per la definizione di un ruolo attivo nel futuro della società.
Impegno interreligioso. A Goteborg invece si erano verificati ripetuti atti vandalici contro luoghi di culto delle diverse confessioni religiose. E il rogo di una discoteca frequentata per lo più da giovani di origine non svedese, nel 1999, in cui rimasero uccise 65 persone e oltre 200 ferite, ha dato il via a numerose tensioni. I rappresentanti della comunità cristiana e di quella musulmana hanno riconosciuto la necessità di avviare un lavoro interreligioso per sfidare la xenofobia attraverso l’informazione e attività condivise. Nel 2006 è nato il consiglio interreligioso in cui anche il Comune ha investito risorse e attenzioni, per iniziative sul tema del dialogo, attività a sfondo sociale ed eventi legati al tema della pace, della democrazia e della convivenza come contributo per la vita della città. Botkyrkavägen è il comune in Svezia con la più alta percentuale di abitanti di origine immigrata (55%), più di 160 nazionalità rappresentate e oltre 100 lingue diverse. Nel 2010 è nato un progetto, guidato dalla municipalità, che presuppone che tutti i funzionari eletti, dipendenti e partner siano solidalmente responsabili per i valori di base e abbiano maggiore consapevolezza delle diverse espressioni culturali.
Il compito dello sport. Per Malmö la xenofobia è un problema che si verifica anche nello sport dove sono coinvolti molti giovani. Il comune ha scommesso sul progetto “Football Against Racism”, per formare dirigenti e giocatori all’importanza di mantenere lo sport libero da atteggiamenti intolleranti con la campagna “cartellino rosso al razzismo”. Il progetto coinvolge anche realtà legate alla musica e all’arte. Söderköping invece è una piccola comunità che negli ultimi anni ha accolto molti bambini rifugiati non accompagnati. Il progetto “Toghether” a cui lavorano Comune, chiese e associazioni è tutto incentrato su attività di gioco, teatro e ricreazione in cui sono coinvolti i nuovi arrivati e gli adolescenti svedesi per prevenire la xenofobia.