KIEV FA UNA MOSSA, MA...

Tregua fragilissima” “In Ucraina” “è guerra del gas” “

Il presidente ucraino Petro Poroshenko disposto a offrire un’amnistia. Ma si continua a combattere nelle regioni di Donetsk e di Luhansk dove si fronteggiano i separatisti e le forze dell’antiterrorismo. Uccisi un reporter russo e un cineoperatore. Ricorso della ”Naftofaz” (Ucraina) alla Corte Arbitrale di Stoccolma contro ”Gazprom” (Russia) a causa dei prezzi del gas stabiliti su base ”politica”” “

Un piano di pace per la regione del Donbass. A lanciarlo da Kiev è il neo eletto presidente ucraino Petro Poroshenko che si è detto disposto a "offrire un’amnistia a coloro che depongono le armi e non hanno commesso gravi reati" e a "offrire un corridoio per dare ai mercenari la possibilità di lasciare il territorio del Paese senza armi". Ma l’offerta di tregua già dalle sue primissime ore appare molto difficile. I separatisti continuano a rafforzare le loro posizioni e posti di blocco nelle regioni di Donetsk e di Luhansk e si preparano ad usare sistemi anti aerei "Grad" contro la popolazione civile. Ieri, le forze dell’Ato (le forze congiunte ucraine dell’operazione antiterrorismo composte da polizia e Guardia Nazionale) continuano ad effettuare operazioni per la tutela e la difesa dei confini dello Stato. I funzionari della sicurezza procedono ad accerchiare e a stringere nella morsa i terroristi nelle città e nelle aree controllate. I militanti filo russi hanno intensificato le loro azioni, cercando di uscire dall’accerchiamento delle forze dell’Ato. Un autentico cerchio di fuoco. Si continua a combattere. Il conflitto dell’Ucraina orientale si macchia del sangue di altri due giornalisti. Un colpo di mortaio ha ferito mortalmente il reporter della tv pubblica russa Rossyia 24 Igor Korneliuk, che è deceduto in ospedale a Lugansk durante il trasporto in sala operatoria. Mentre sembra sia morto sul colpo l’operatore video che era con lui, Anton Voloshin. E proprio mentre il presidente russo Vladimir Putin e quello ucraino Petro Poroshenko hanno parlato della possibilità di un cessate il fuoco, nella regione di Poltava, nell’Ucraina centrale, quindi in una zona che non è teatro di combattimenti, c’è stata una misteriosa esplosione di un gasdotto che porta il metano russo dalla Siberia all’Unione europea. Non è ancora chiaro cosa l’abbia provocata. Guerra economica e del gas. Anche dal punto di vista economico – racconta da Kiev Mykhaylo Melnyk – la situazione a Donetsk è critica: la tesoreria regionale (la filiale cioè regionale della Banca nazionale) è in mano ai terroristi e a causa di quest’azione, le persone e le aziende rischiano di rimanere senza soldi. È questa la preoccupazione espressa anche dal capo dell’Amministrazione regionale di Donetsk Serhij Taruta. Intanto l’azienda "Naftofaz" (Ucraina) ha fatto ricorso alla Corte Arbitrale di Stoccolma contro "Gazprom" (Russia) a causa dei prezzi del gas stabiliti in modo inadeguato e su motivazione politica. "È una guerra del gas – sentenzia Melnyk – ormai diventata tradizionale, che oggi la Russia usa per rafforzare l’invasione nell’Ucraina". E la risposta a questa "politica" del primo ministro ucraino, Arsenij Iatseniuk, è decisa: "Noi non finanzieremo la Russia. Gli ucraini non tireranno fuori dalle tasche 5 miliardi di dollari all’anno perché la Russia utilizzi questi soldi per comprare armi, carri armati, aerei per bombardare il territorio ucraino". Anche l’annessione della Crimea ha violato un complesso equilibrio tra Ucraina e Russia sulla questione del gas e ha portato alla necessità di un chiarimento politico e giuridico del quadro contrattuale tra i due paesi. Appelli alla preghiera e al digiuno. Profondamente scossi dalla situazione in Ucraina orientale, le Chiese invocano la pace attraverso la forza della preghiera e del digiuno. Con una iniziativa forte, il Patriarca di Mosca Kirill ha inviato una lettera a tutto il mondo ortodosso russo sparso nel mondo chiedendo appunto di pregare per la pace in Ucraina. "Mi rivolgo – scrive il Patriarca – a coloro che prendono le decisioni: cessate immediatamente questo spargimento di sangue. Impegnatevi in negoziati reali per l’instaurazione della pace e della giustizia! Non ci può essere un vincitore in una guerra civile, non ci possono essere vantaggi politici che valgono di più della vita delle persone". Anche i vescovi del Sinodo della Chiesa greco-cattolica ucraina invitano fedeli e uomini di buona volontà alla preghiera e al digiuno per la pace e l’unità del Paese. In particolare lanciano una catena di preghiera e digiuno nelle parrocchie, monasteri e seminari chiedendo di unirsi tutti, ogni giorno della settimana, alle 21. "La nostra coscienza cristiana ci dice che non possiamo abbassare le braccia. Dobbiamo quindi continuare nella preghiera e nel digiuno. In questo momento assai difficile per la nostra nazione, vi esortiamo a pregare il Signore per la vittoria sulle aggressioni esterne e per la pace nella nostra terra".