PAESI BASSI
Venti azioni a carattere sociale e caritativo avviate dalla diocesi di Roermond” “
Le parole e i gesti di Papa Francesco danno frutti visibili. Quell’incoraggiamento alla Chiesa a “uscire verso le periferie esistenziali, qualsiasi esse siano”, pronunciato poco più di un anno fa in occasione della Pentecoste 2013 e più volte ripetuto, non è rimasto una frase a effetto per i cattolici della diocesi olandese di Roermond. Incoraggiati dal vescovo, mons. Frans Wiertz, in diversi luoghi hanno dato vita a nuove iniziative diaconali. In alcuni casi sono state persone che si erano allontanate dalla Chiesa, ma che, racconta Hub Vossen, del servizio diocesano “Chiesa e società”, sono “state colpite dalle parole e dagli atti del Papa. Il carisma di questo pontefice spinge le persone a mettere a servizio i propri talenti nell’ambiente in cui vivono”.
Chiesa in uscita. Nella diocesi di Roermond numerose erano le associazioni e le iniziative di carità esistenti e Bergoglio le ha certamente rinvigorite “in modo affascinante e sorprendente”, descrive Vossen. Avendo tuttavia verificato che in alcune parrocchie “nulla si muoveva”, mons. Frans Wiertz attraverso il messaggio dell’Avvento 2013 ha chiesto che nelle comunità locali nascessero i “gruppi di Papa Francesco”, per “andare a cercare i bisogni sociali e spirituali nel proprio ambiente; e vivere la vicinanza umana”. Scriveva il vescovo Wiertz nella lettera dell’8 dicembre: “Il nostro compito come cristiani credenti è di essere realmente vicini a tanti che non vengono raggiunti dall’eccellente cura professionale degli enti pubblici ufficiali”. E parafrasando le parole di Papa Francesco aggiungeva: “La Chiesa non deve trincerarsi all’interno delle proprie mura sicure, isolandosi rispetto a un cosiddetto ‘mondo malvagio’; essa deve, su richiesta del suo Signore, cercare in particolare ogni persona ferita, nell’emergenza in cui lui o lei si trova”. E in effetti, racconta ancora Vossen, nelle parrocchie si registrano “piccoli passi di una Chiesa che positivamente ed esplicitamente si rivolge verso l’esterno”.
“Vivere insieme”. Per guidare le persone desiderose di rendersi utili, il servizio diocesano “Chiesa e società” ha elaborato un sussidio “Vivere insieme: la cosa più naturale del mondo”, in cui “venti sorprendenti, piccoli progetti diaconali sono raccontati” spiega Vossen. “C’è la possibilità di costruire attraverso iniziative che già esistono, ma bisogna anche poter guardare con spirito critico le attività che sono state sviluppate negli ultimi anni da parte di gruppi diaconali e religiosi”. Il criterio che deve guidare la verifica è: “Abbiamo parrocchie e gruppi diaconali con l’occhio e l’orecchio sufficientemente attenti a cogliere gli attuali sviluppi sociali e le esigenze del tempo presente?”. Vossen constata che “i nuovi volontari ci hanno fornito una prospettiva diversa da cui guardare alla chiesa e alla società”.
Minori a rischio, anziani soli. Ciò si sta traducendo in iniziative innovative nelle comunità locali (per ulteriori informazioni www.bisdom-roermond.nl) che offrono un contributo significativo alla coesione sociale di un quartiere, paese o città. Ad Heerlen, per esempio, un nuovo gruppo diaconale ha tracciato la “mappa sociale del comune”, scoprendo “con grande sconcerto che in una certa area, l’89% dei bambini viveva in una situazione di svantaggio. Attraverso colloqui esplorativi, il gruppo sta ora lavorando per definire un progetto sulla povertà infantile”. Un altro esempio. I servizi amministrativi di cinque paesi della zona settentrionale di Limburg, regione in cui si trova la diocesi di Roermond, sono stati uniti. In quei villaggi comincia lentamente a scomparire la coesione sociale; un segno è che spariscono le associazioni per mancanza d’iscritti e cresce la solitudine degli anziani. Per loro un grosso problema è la mobilità e la difficoltà di raggiungere altrove strutture non più presenti nella propria frazione. Una serie di organizzazioni hanno avviato un programma che prevede visite agli anziani e presso l’ospedale è stato istituito un servizio di auto e sostegno per loro.
Vangelo e concretezza. E a Weert una grande chiesa appartenente all’ordine francescano, ma da qualche anno ormai chiusa e sconsacrata, il 22 aprile scorso è stata solennemente intitolata “Casa Papa Francesco”. Diventerà una struttura a servizio della città e dei suoi bisogni sociali, educativi e culturali. Si tratta di attività che non nascono isolate, ma sono collegate a iniziative sociali e caritative della Chiesa già esistenti. “È importante che le attività siano complementari, pensate per rendere giustizia agli esseri umani vulnerabili”, dice Vossen. “Se si chiamano ‘Gruppi di Papa Francesco’ o meno, non è importante: ciò che importa alle persone è che i valori evangelici siano vissuti nella concretezza”.