CHIESE IN EUROPA
Ccee: si è svolto a Strasburgo l’incontro dei segretari delle Conferenze episcopali
Il fatto che la religione “stia assumendo una rilevanza pubblica sempre maggiore nella vita e nella coscienza dei cittadini europei e sia un elemento fondamentale per la coesione sociale, è ampiamente dimostrato dall’aumento considerevole dei ricorsi che giungono alla Corte europea dei diritti dell’uomo” e che “riguardano temi legati alla dimensione religiosa”. È una delle convinzioni emerse dall’incontro dei segretari generali delle Conferenze episcopali europee, svoltosi dal 19 al 22 giugno a Strasburgo, promosso dal Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa), in collaborazione con la Missione permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa.
Una società giusta e pacifica. L’appuntamento, che ha visto la partecipazione di una trentina di segretari provenienti da tutto il continente, ha approfondito il ruolo del CdE, soprattutto in relazione ai temi della democrazia, della costruzione della pace, della difesa dei diritti fondamentali; altre sessioni dei lavori hanno toccato alcune situazioni particolarmente delicate, come quelle di Ucraina e Bosnia-Erzegovina. Si è quindi parlato di promozione della dignità umana e della famiglia; di giustizia e legalità; di lavoro e di ricadute della crisi. In una nota conclusiva della quattro-giorni, si legge: “Senza entrare nell’ambito politico propriamente detto, e senza mai dimenticare che la sua missione è quella di portare la luce di Cristo e la salvezza a tutti gli uomini”, la Chiesa “è convinta che solo una politica basata sui principi della persona umana, del bene comune, della solidarietà e della sussidiarietà potrà essere creatrice di una società giusta, pacifica e feconda”.
Sviluppo integrale dell’uomo. “Il ruolo e il peso che il Consiglio d’Europa assume presso le nazioni europee, non solo in termini politici ma soprattutto a livello sociale e culturale, è tale che è apparso opportuno recarci a Strasburgo. Intendiamo così comprendere meglio il funzionamento” del CdE (istituzione sovranazionale fondata nel 1949), “approfondire la nostra mutua conoscenza e portare la voce delle nostre realtà ecclesiali”. Mons. Duarte da Cunha, segretario generale del Ccee, aveva presentato in questi termini il 42° incontro dei segretari generali delle Conferenze episcopali d’Europa. “Crediamo infatti che la missione di promozione e protezione dei diritti dell’uomo, dello stato di diritto e della democrazia, che sono alla base del Consiglio d’Europa, assuma – aveva puntualizzato da Cunha – pieno significato nella misura in cui promuove la pace, lo sviluppo integrale dell’uomo, la difesa della libertà e della vita che sono al cuore della missione della Chiesa”. In questo “comune impegno, è urgente che i cristiani e le Chiese diventino sempre più coscienti e competenti delle questioni che sono affrontate a livello europeo, siano ascoltati come rappresentanti della società civile e diventino protagonisti nei luoghi dove si prendono le decisioni”.
Radici e valori cristiani. Con i suoi 47 paesi membri, il Consiglio d’Europa “corrisponde – precisa il Ccee – all’idea di un continente dall’Atlantico agli Urali, fatto di nazioni e popoli che hanno condiviso ben oltre che una storia di sofferenza e guerre, ma una cultura, tradizioni, aspirazioni e ideali alla cui base sono stati i valori e la fede che il cristianesimo ha promosso, e continua a promuovere da oltre duemila anni”. I lavori – svoltisi in un clima piuttosto informale, di ascolto, di reciproca conoscenza e di amicizia, compresa qualche battuta sui Campionati del mondo di calcio – sono stati aperti dall’arcivescovo di Strasburgo, mons. Jean-Pierre Grallet, il quale ha anche presieduto la celebrazione eucaristica finale durante la quale si è pregato per il continente europeo.
Appuntamento a Madrid. A Strasburgo – dove i prelati hanno potuto incontrare diversi alti dirigenti del CdE e della Corte dei diritti umani – sono state fra l’altro sottolineate le iniziative che da anni il Consiglio d’Europa “promuove sulla dimensione religiosa del dialogo interculturale”. In questo modo “è riconosciuta non solo l’importanza della religione, ma anche la sua dimensione pubblica”. I partecipanti “hanno tuttavia espresso alcune riserve e preoccupazioni perché questi incontri siano sempre rispettosi dell’identità delle religioni, intese non soltanto come un fatto storico, ma soprattutto come un’esperienza che determina tutto il vivere della persona, dalla sua coscienza alla sua vita sociale”. I presenti sono stati informati del lavoro futuro del Ccee e della seconda edizione delle Giornate sociali europee che si svolgeranno a Madrid dal 18 al 21 settembre.