BULGARIA

Sofia, divisa e scettica, al voto

La crisi politica, il controverso gasdotto South Stream e la guerra dei Tycoon” “

La settimana scorsa il Presidente della Repubblica bulgara, Rossen Plevneliev, ha annunciato che i partiti dell’attuale parlamento si sono accordati per andare alle elezioni anticipate in autunno, solo un anno dopo l’inizio della legislatura. Venerdì 27 giugno iniziano le consultazioni tra le forze politiche che, oltre la data delle elezioni anticipate, dovranno stabilire le priorità parlamentari fino alle elezioni e concordare la nomina del commissario europeo in rappresentanza della Bulgaria. La crisi politica si è aperta in seguito ai risultati dalle elezioni europee ma è stata alimentata dalle divergenze sul controverso gasdotto South Stream e da una guerra tra due dei grandi tycoon del Paese. Per fare il punto della situazione, Iva Mihailova, per Sir Europa, ha interpellato Boris Popivanov, docente di Scienze politiche all’Università di Sofia.

Professore, come si è arrivati a questa situazione?
“Dopo le elezioni europee, per tutti era chiaro che l’attuale governo non sarebbe arrivato alla fine della legislatura. Il Partito socialista (Bsp), la forza principale nella coalizione che appoggia il governo, ha ottenuto solo il 19% dei voti, mentre il partito di destra all’opposizione (Gerb) ha avuto il 30%, e il movimento della minoranza turca (Dps), finora partner dei socialisti nel governo, il 18%. A questo punto, proprio il partito della minoranza turca ha dichiarato che il suo appoggio all’attuale governo del premier Oresharski sarebbe venuto meno”.

Secondo alcuni analisti, a far precipitare i rapporti tra i socialisti e il partito della minoranza turca è stata la posizione sul controverso gasdotto South Stream. Cosa ne pensa?
“Sì, dopo la procedura d’infrazione che la Commissione europea ha avviato nei confronti della Bulgaria per aver dato delle precedenze a determinate società nelle gare d’appalto per la costruzione del progetto, i socialisti volevano continuare con i lavori nonostante le obiezioni di Bruxelles, mentre il partito dei turchi non era disposto a farlo. Così l’8 giugno il premier Oresharski ha annunciato che la Bulgaria avrebbe fermato i lavori per il gasdotto finché non si fosse raggiunto un accordo con Bruxelles. Si è parlato anche della possibilità di un blocco di diversi programmi di fondi europei per questo. Nel frattempo, però, il presidente di Gazprom, Aleksey Miller, ha dichiarato che finora non ha ricevuto nessuna dichiarazione ufficiale scritta da parte bulgara per il congelamento dei lavori”.

Un altro componente della crisi politica è la situazione della Corporate Commercial bank, messa sotto sorveglianza il 20 giugno dalla Banca nazionale bulgara a causa della liquidità ridotta dell’istituto di credito.
“Il problema della Corporate bank è legato al quadro politico. Il suo principale azionista, Tsvetan Vassilev, connesso a diversi circoli politici, ha iniziato una lotta aperta coinvolgendo media e magistratura, contro il suo recente partner e altra figura controversa, Delyan Peevski, parlamentare del Dps e magnate dei media. In seguito a pressioni da parte di Peevski sulle società da lui controllate che erano clienti della banca, esse hanno ritirato i loro soldi”.

Proprio un anno fa, le piazze principali della Bulgaria erano piene di persone riunitesi contro la nomina di Peevski a capo dei servizi segreti e contro i legami della mafia in politica. Oggi la situazione non sembra molto diversa…
“Le persone continuano a non credere ai politici e alla loro capacità di rappresentare la volontà del popolo. Anche il governo attuale non è riuscito a cambiare le dipendenze corruttive nell’economia e nella politica bulgara. Il sistema giudiziario funziona male e le piccole e medie imprese sono in difficoltà. Anche il budget statale per quest’anno ha mantenuto l’equilibrio raggiunto, ma non ha favorito l’economia”.

In questo momento di instabilità politica, qual è la situazione economica e sociale nel Paese?
“La crisi in Ucraina ha avuto un riflesso molto negativo sull’economia bulgara. Il commercio con la Russia che passava per l’Ucraina è stato praticamente interrotto. Quest’estate sul Mar Nero non verranno i turisti ucraini e quelli russi saranno molti di meno. I problemi del calo delle nascite e dell’emigrazione dei giovani professionisti si approfondisce sempre di più. In alcune zone si spopolano interi paesi. E l’instabilità politica complica ulteriormente la situazione”.