DOPO L'ACCORDO CON L'EUROPA

Oltre 100 violazioni” “della tregua” “L’Ucraina è in bilico

Il presidente Petro Poroshenko ha annunciato l’avvio di un’offensiva militare antiterroristica a conclusione del cessate-il-fuoco. Pesante il bilancio delle vittime. Probabile l’imposizione della legge marziale in alcune aree delle regioni di Donetsk e Lugansk. Sullo sfondo restano gli intrecci economici legati alla gestione delle reti di energia, in nome dei quali un accordo è necessario

Città di Kharkiv, nella regione del Donbass, ad appena 40 chilometri dalla Russia. A fianco della cattedrale cattolica gruppi di volontari continuano a darsi da fare per dar da mangiare ai rifugiati. Prima la mensa era punto di riferimento per i poveri. Ora a bussare alla porta della chiesa sono i rifugiati. Scappano da Lugansk e da Donetsk, le città più colpite dagli scontri tra le truppe di Kiev e i separatisti filorussi. "Tanta gente è partita – racconta don Grygoriy Semenkov -. Il parroco di Lugansk ci ha detto che in città sono rimasti in pochi. Chi arriva qui ad Kharkiv, non vi rimane e subito riparte. Ci dicono che scappano dai colpi di fuoco delle truppe di Kiev. Ma c’è tanta disinformazione".

Tregua mai esistita nel Donbass. La guerra è così: oltre che dividere la popolazione, getta confusione. Una cosa però è certa, e sono i morti e i feriti. I feriti arrivano qui a Kahrkiv, portati dagli elicotteri per essere curati negli ospedali. La gente è spaventata. A Kharkiv e nelle città del Donbass, il cessate-il-fuoco proposto 10 giorni fa dal presidente ucraino Petro Poroshenko non è mai arrivato. Secondo le autorità ucraine la tregua è stata violata almeno 100 volte nei giorni scorsi, provocando la morte di 27 militari regolari. È di almeno 270 morti e 713 feriti il bilancio (provvisorio e ufficiale) dei combattimenti. I dati sono stati resi noti nei giorni scorsi dal ministero della Salute di Kiev precisando che nella regione di Donetsk sono state uccise 225 persone e 576 hanno avuto bisogno di assistenza medica, mentre nella regione di Lugansk i morti sono finora stati 45 e i feriti 137.

Le parole del presidente ucraino. Dopo 10 giorni di tregua il presidente ucraino Petro Poroshenko ha annunciato l’avvio di un’offensiva militare antiterroristica a conclusione del cessate-il-fuoco. "Per 10 giorni abbiamo dimostrato a Donbass, all’Ucraina e al mondo – ha detto – il nostro impegno per una soluzione pacifica nella risoluzione del conflitto innescato dall’esterno. Agli abitanti delle regioni di Lugansk e di Donetsk abbiamo dimostrato la buona volontà delle autorità ucraine. Gente laboriosa e pacifica che sente la nostra simpatia, amore e rispetto. Hanno potuto constatare la sincera volontà di Kiev di considerare la loro volontà e si sono resi conto che i loro interessi sono la nostra priorità".

In Ucraina non si riesce a voltare pagina. Da Kiev, Mykhaylo Melnyk fa sapere che in seguito alla riunione con il Consiglio per la Sicurezza e la Difesa nazionale, il presidente Poroshenko, che è anche comandante supremo delle Forze Armate, molto probabilmente imporrà la legge marziale in alcune aree delle regioni di Donetsk e Lugansk. "Questo anche in seguito alla segnalazione del generale Philp M. Brredlove del Comando generale Nato: secondo le loro informazioni, forze militari russe stanno attivamente assistendo il movimento separatista con l’invio di forze, equipaggiamenti e aiuti finanziari in Ucraina, compresi anche diversi tipi di armamenti pesanti in movimento lungo il confine".

È difficilissimo districarsi nel complesso panorama ucraino. Il lavoro di Mauro de Bonis è proprio questo: per la rivista italiana di geopolitica Limes si occupa di Europa orientale. "C’è un gioco della parti in cui nessuno si prende la responsabilità di tornare indietro dai tanti errori commessi. Tutti fanno gli interessi di tutti, a partire dagli europei, gli americani, gli ucraini stessi. C’è la preoccupazione che la Russia si allontani effettivamente troppo dal nostro mondo, alla luce dei progetti e degli accordi stipulati con la Cina. Il fatto è – aggiunge De Bonis – che tutti hanno rapporti di affari e contratti milionari con la Russia e, quindi, probabilmente stanno evitando di tirare la corda per cercare una forma di accordo che sia a vantaggio di tutti". È stato siglato il 27 giugno a Bruxelles l’accordo di associazione dell’Ucraina con l’Ue. E con questo accordo "l’Unione europea si è più o meno formalmente impegnata a tirare la carretta ucraina. Bisognerà vedere se riuscirà a farlo. Ci vorranno molti soldi ed energie, ci vorrà molta diplomazia per evitare che i tubi di gas e petrolio che passano in Ucraina non portino più energia. È una sfida grossa che l’Unione europea si è assunta e l’ha assunta tra l’altro alla vigilia del semestre italiano. Spetterà quindi al governo italiano gestire la questione". Il futuro è impossibile da prevedere. Ma l’esperto di Limes ha una convinzione: "Si arriverà ad un accordo diplomatico, probabilmente sarà un accordo preso di nascosto, ma si arriverà. Anche perché ci sono troppi interessi da entrambe le parti per far sì che possa finire peggio di così". E se gli interessi sull’energia hanno diviso l’Europa, saranno paradossalmente quegli stessi interessi ad obbligare le singole parti in gioco a trovare una soluzione.