CONSIGLIO D'EUROPA

Pace e diritti sempre in bilico

Durante i lavori dell’Assemblea parlamentare si è parlato di Ucraina e migranti

Riflettori accesi sul presidente ucraino Poroshenko al suo debutto in Europa, centenario dello scoppio della prima guerra mondiale, morti nel Mediterraneo, crisi umanitaria in Iraq. Questi i principali temi a tenere banco alla plenaria dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (Apce), conclusasi il 27 giugno a Strasburgo. Piuttosto scontata la rielezione del segretario uscente, il norvegese Thorbjørn Jagland, per un nuovo mandato di cinque anni che avrà inizio il prossimo 1° ottobre. Già presidente del Parlamento di Oslo (Storting), dal 2009 Jagland è presidente del Comitato norvegese per il Premio Nobel.

Kiev più vicina all’Europa. Alla vigilia della firma a Bruxelles della parte economica – di innegabile valenza politica – dell’accordo di associazione tra Ue e Ucraina, il 26 giugno il neopresidente ucraino Petro Poroshenko è intervenuto davanti all’Assemblea e ha rivolto un appello per uno stemperamento del conflitto nelle regioni orientali del Paese e per il ripristino della pace: “Solo attraverso il dialogo sarà possibile risolvere i conflitti”. “Inadeguato”, secondo Poroshenko, il sostegno offerto dalla Russia al suo piano di pace. Di qui la richiesta a Mosca di “azioni concrete” e un monito: “Non bisogna dare alcuna chance ai movimenti separatisti”. Kiev sta procedendo all’attuazione di un pacchetto di misure anticorruzione e alla riforma del sistema giudiziario per “garantire maggiore trasparenza e ottenere la fiducia dei cittadini”, ha concluso Poroshenko, dopo avere illustrato i punti salienti del progetto di decentralizzazione a favore delle regioni orientali. Ad esprimere preoccupazione per la condizione dei bambini di queste aree, chiedendo “un corridoio umanitario per trasferirli con le loro famiglie in zone più sicure”, è stata la rapporteure Cde, Stella Kyriakides.

Cento anni dalla prima guerra mondiale. Dialogo, parola chiave anche del discorso pronunciato da Anne Brasseur, presidente dell’Apce, alla cerimonia di commemorazione del centenario dello scoppio della prima guerra mondiale. Nel richiamare “lo spirito di dialogo, cooperazione e apertura” con cui “i padri fondatori del Consiglio d’Europa hanno tentato di costruire un nuovo ordine internazionale in grado di garantire pace duratura”, la presidente Apce ha tuttavia fatto notare che non sono mancati sanguinosi conflitti a Cipro, Irlanda del Nord, ex Jugoslavia, Caucaso, e ora Ucraina. “Se non vogliamo tradire chi ha sacrificato la propria vita per la pace – ha concluso – dobbiamo più che mai rafforzare il nostro impegno”.

Morti nel Mediterraneo. Ancora numeri da bollettino di guerra: la sera del 29 giugno, è stato soccorso dai mezzi della Marina militare nel Canale di Sicilia un peschereccio con a bordo oltre 600 profughi e almeno 30 morti, probabilmente per asfissia. Una tragedia continua che non può non interpellare la coscienza dell’Europa ed è stata al centro di un animato dibattito. Due le risoluzioni adottate, su altrettanti rapporti di Tineke Strik e Christopher Chope. Nella prima i parlamentari chiedono “tolleranza zero” contro i trafficanti e chi provoca la perdita di vite in mare”, standard chiari, vincolanti e comuni per le operazioni di ricerca e salvataggio e per lo sbarco, “maggiore impegno di assistenza agli Stati costieri” e creazione di “canali legali sicuri per l’Europa attraverso l’armonizzazione delle procedure di asilo comuni e una maggiore solidarietà”. La seconda risoluzione, relativa agli sbarchi in massa sulle coste italiane, riconosce “il miglioramento del lavoro condotto dalle autorità italiane in risposta alle emergenze”, in particolare tramite l’operazione Mare Nostrum, ma chiede “un’azione immediata” in materia di procedure di identificazione dei migranti e di arresto dei trafficanti. La richiesta, infine, al Comitato dei ministri di prendere in considerazione l’introduzione di un nuovo reato internazionale, assimilabile a un crimine contro l’umanità, per punire l’attività illegale degli scafisti.

Emergenza umanitaria in Iraq. “L’Europa non può stare a guardare il dispiegarsi di questa gravissima crisi. Diversi Paesi mediterranei, tra cui alcuni membri del Consiglio d’Europa, stanno già affrontando il grave onere degli arrivi massicci di profughi. Sono urgenti decisioni tempestive in materia di frontiere europee e di assistenza coordinata ai richiedenti asilo”, afferma una risoluzione approvata dal Bureau dell’Apce di fronte all’emergenza umanitaria esplosa in Iraq a seguito dell’ondata di violenze scatenata dai ribelli dell’organizzazione terroristica “Islamic State in Iraq and Syria” (Isis). Tra gli altri temi affrontati dall’Assemblea di Strasburgo il traffico di organi, per il quale è stato ribadito il divieto “assoluto e incondizionato”, e la proposta di misure per rafforzare l’indipendenza della Corte europea dei diritti dell’uomo.