LA VISITA DEL PAPA IN MOLISE

Ottocento anni dopo Celestino V l’esempio di Francesco

Monsignor Camillo Cibotti ha fatto il suo ingresso nella diocesi di Isernia-Venafro solo il 28 giugno e accoglierà il Papa nella sua terza tappa del trittico molisano. Incontrerà i detenuti e poi i malati e i disabili in cattedrale. Inevitabile il riferimento a Pietro da Morrone: il Pontefice proclamerà l’Anno Giubilare Celestiniano, nel segno dell’essenzialità del Vangelo

C’è anche un murales, realizzato appositamente per l’occasione, tra i doni che i circa 80 detenuti ospitati nella casa circondariale di Isernia faranno al Papa. Comincerà proprio dal carcere la tappa del viaggio in Molise che si svolgerà nel territorio della diocesi di Isernia-Venafro, dove Francesco arriverà alle 16, dopo le prime due tappe a Campobasso e Castelpetroso. Alle 16.30 saluterà, uno per uno, i carcerati della casa circondariale maschile: uno di essi darà il benvenuto al Santo Padre a nome di tutti, poi il Papa benedirà il murales a lui dedicato e subito dopo riceverà da ognuno un piccolo dono personale. A illustrarci nel dettaglio la parte pomeridiana del programma del quinto viaggio apostolico di Papa Francesco in Italia è il vescovo, monsignor Camillo Cibotti, che ha fatto il suo ingresso in diocesi il 28 giugno. Una settimana dopo, la sorpresa della visita papale. "Non immaginavo di poter essere eletto vescovo, figuriamoci se potevo immaginare che accadesse quello che ci stiamo apprestando a vivere", commenta il presule lasciando trasparire la gioia: "La visita del Papa è una benedizione provvidenziale, la più bella benedizione che la Provvidenza mi potesse riservare". "È un evento che certamente era impensabile, ma visto che la Provvidenza ce l’ha donato, ce lo gustiamo tutto", aggiunge testimoniando il "grande fermento" che in diocesi caratterizza l’atmosfera della vigilia.

Opera-segno. Un’"opera-segno" che la diocesi ha realizzato e che "vive" quotidianamente, grazie anche alla presenza di 40 volontari, molti dei quali giovani, che si alternano tra le mura e le celle. È la casa circondariale di Isernia, che mons. Cibotti definisce "a misura d’uomo", pur tra le mille difficoltà facilmente immaginabili in una struttura del genere. Gli agenti di custodia, la direttrice e tutto lo "staff" interno al carcere, che il Papa saluterà all’arrivo, lavorano in sinergia con l’apporto esterno dei volontari, i quali hanno "un rapporto diretto con gli ospiti", all’insegna del dialogo e dell’ascolto. A Isernia, la pastorale carceraria è inserita a pieno titolo nella pastorale sociale e del lavoro, con un apposito percorso di formazione, e l’équipe coordinata dal cappellano "dimostra che fare pastorale con le persone detenute è possibile, nonostante le difficoltà quotidiane che s’incontrano in carcere", dichiara il vescovo.

Appello per gli altri detenuti. Non tutte le strutture penitenziarie sono carceri "modello" come quello di Isernia. Le persone recluse in questo angolo di Molise per scontare la loro pena ne sono coscienti, e in occasione della visita del Papa hanno deciso di lanciare un appello per sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di coloro che, in altre parte d’Italia, si trovano nella loro stessa situazione ma che non hanno la fortuna di godere dello stesso "trattamento". A rivelarcelo è monsignor Cibotti, sottolineando come l’appello dei detenuti di Isernia sarà un forte no alla "cultura dello scarto", in sintonia con Papa Francesco e in spirito di solidarietà con i fratelli che dentro il carcere hanno difficoltà a coniugare la parola "normalità".

In cattedrale gli ultimi della fila. Per Francesco, sono i figli prediletti. L’incontro con gli ammalati e i disabili, in programma alle 17.45 nella cattedrale di Isernia, "non avverrà solo dentro, ma anche fuori", precisa il vescovo: "Il Santo Padre, come ama fare, abbraccerà i casi più gravi". Un gesto abituale per Francesco, "ma lui non si ripete mai, non c’è mai un incontro uguale all’altro". Ci saranno molti malati in barella, ad attenderlo fuori e dentro la cattedrale.

Celestino e Francesco. "Umiltà, semplicità, distacco dagli onori e dai privilegi", ma anche "capacità di stare in mezzo alla gente, di spendersi per gli ammalati". Sono tanti, secondo il vescovo di Isernia, i "tratti comuni", nella personalità e nello stile, tra Francesco e Celestino V, pur con le dovute differenze e "attualizzazioni". Anche in questo caso per una coincidenza provvidenziale, sarà un Papa, ottocento anni dopo la nascita di Pietro da Morrone, proprio in terra molisana, a proclamare l’Anno Giubilare Celestiniano. Ottocento anni dopo, commenta il vescovo, "sembra di rivivere la personalità e il carisma di san Pietro Celestino, guardando Papa Francesco". Ottocento anni dopo, tutto ciò per il presule suona come "un invito a riscoprire l’essenzialità del Vangelo, non in termini di eccezionalità ma di normalità": "Come 800 anni fa ci si meravigliava di Celestino V, così, ottocento anni dopo ci si meraviglia di Papa Francesco. Questo è il lato più normale, più vivo e più bello della Chiesa".