CHIESE IN BREVE

Caritas Europa, Portogallo, Russia

Caritas Europa: il “diritto al cibo” sia una priorità
“Svolgere un ruolo consistente nel plasmare il futuro dei Paesi in via di sviluppo”; fissare un “obiettivo fame-zero” per l’agenda post-2015, creando un meccanismo di monitoraggio degli impegni; dare coerenza alle politiche Ue, vigilando affinché “le ricadute esterne delle sue politiche non pregiudichino l’obiettivo comunitario per lo sviluppo mirante a ridurre la povertà” su scala globale: queste tre richieste sono elencate in un documento pubblicato da Caritas Europa all’inizio dei sei mesi di presidenza di turno italiana dell’Ue. Nonostante gli oltre 842 milioni di persone che ancora soffrono la fame, Caritas “è fermamente convinta” che questa piaga possa essere “sostenibilmente sconfitta entro il 2025” e che l’Ue possa “guidare il cammino verso questo obiettivo”. Vi sono però delle “raccomandazioni non negoziabili”, già avanzate dalla Caritas in uno studio sul “Diritto al cibo” pubblicato ad aprile. Si tratta in particolare di “considerare in una prospettiva globale le politiche sugli agro-carburanti, il possesso della terra, e le politiche commerciali, valutando tutte le conseguenze e i rischi che potrebbero portare”. Occorre poi porre il “diritto al cibo” tra le priorità dell’Unione; favorire le attività agricole sostenibili e su piccola scala, senza appoggiare quelle che hanno impatto negativo sull’ambiente; definire “obiettivi vincolanti” negli sforzi per ridurre le emissioni di Co2 e mantenere il riscaldamento globale sotto 1,5°C; infine sostenere e ascoltare l’esperienza di tutte quelle organizzazioni della società civile che lavorano per la lotta contro la fame. Caritas Europa approva comunque “l’ambizioso programma italiano sullo sviluppo”. Solo così, conclude la Dichiarazione, il continente potrà “assolvere al proprio mandato di solidarietà all’interno e all’esterno delle proprie frontiere e continuare a lavorare per un futuro giusto ed equo, globalmente ricco di dignità umana”.

Portogallo: migrazioni e sfruttamento umano
I responsabili dell’area delle migrazioni della Chiesa cattolica portoghese allertano sulle situazioni di sfruttamento lavorativo e sul traffico di persone indotto dall’attuale crisi economica. L’Incontro nazionale dei 40 Segretariati diocesani delle Migrazioni, conclusosi venerdì 5 luglio nella cittadina di Tomar, ha visto la partecipazione anche dei quattro rappresentanti della Missioni cattoliche di lingua portoghese di Andorra, Sudafrica, Francia, Olanda, e dei coordinatori delle Cappellanie degli emigranti africani e ucraini. Il documento finale, redatto sulla base della tematica centrale dell’incontro (“Lontano è più vicino di quanto s’immagina”), mette in evidenza che “i casi di abuso sessuale, servitù domestica, sfruttamento lavorativo, mendicità e adozione illegale che si verificano in Portogallo indicano che l’azione svolta a livello internazionale deve essere accompagnata da fondamentali e necessari interventi delle comunità locali”. Per rispondere al crescente traffico di esseri umani e ai più diversi tipi di sfruttamento, il documento propone “la promozione e l’uso di una rete ecclesiastica che faciliti il lavoro di accompagnamento spirituale e di vicinanza materiale alle vittime”, auspicando la formazione di agenti pastorali, in grado di “rispondere alle sollecitazioni concrete delle Chiese dei Paesi di accoglimento e alla realtà dell’attuale migrazione”. “In un’Europa in crisi, in cui gli impegni finanziari sembrano essere i soli criteri di orientamento, riteniamo necessario affermare nuovamente che il valore assoluto della dignità della persona umana deve divenire il fine principale delle politiche migratorie e di asilo”.

Russia: consacrate due nuove chiese
È dedicata a Nostra Signora del perpetuo soccorso la chiesa consacrata dall’arcivescovo Paolo Pezzi il 5 luglio a Bryansk, cittadina russa verso il confine con la Bielorussia. È la decima chiesa di nuova costruzione sul territorio dell’arcidiocesi della Madre di Dio a Mosca dalla rinascita delle strutture ecclesiastiche nel 1990. La comunità cattolica di Bryansk era stata dispersa dal comunismo, la chiesa sequestrata e mai più restituita. La comunità rinata circa 17 ani fa, nel 2010 ha cominciato la costruzione di una nuova chiesa, grazie a finanziamenti dall’estero, ma soprattutto al coinvolgimento di tutti i parrocchiani: “Le persone hanno investito nella costruzione così tanto tempo e fatica come si fa solo con qualcosa di proprio” ha spiegato il decano mons. Zbigniew Krul. La vivacità di questa comunità si radica sul martirio del parroco, padre Jan, ucciso nel 2005 da due giovani senzatetto che il sacerdote aveva appena aiutato. Sempre sabato, il vescovo di Saratov Clemens Pickel ha consacrato una chiesa a Blagoveschenka, villaggio dell’estremo oriente Russo, sul confine con la Cina, con pellegrini provenienti dai villaggi della zona.