L'OPINIONE DEL TERRITORIO
I settimanali cattolici, in uscita in questi giorni, riflettono su gesti e parole di Papa Francesco. “Il Santo Padre – rilevano le testate Fisc – non è un rompicapo. Predica la misericordia e la tenerezza di Dio nei confronti dei peccatori che si convertono”. E ancora: “Francesco è un incoraggiamento a confidare nella tenerezza divina; è una denuncia schietta dell’ingiustizia, accompagnata da un amore autentico per i poveri; è un dolore impegnato a pulire il cortile della Chiesa”
"Chi è Papa Francesco?". I giornali aderenti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), in uscita in questi giorni, riflettono sui gesti e le parole del Pontefice. "Il Santo Padre – rilevano le testate Fisc – non è un rompicapo. Predica la misericordia e la tenerezza di Dio nei confronti dei peccatori che si convertono". Tra gli altri argomenti affrontati dai settimanali: la politica italiana, l’Europa, la cronaca e la vita delle diocesi. Proponiamo una rassegna degli editoriali giunti ad oggi in redazione.
Il Papa. Francesco è "forte, credibile, coraggioso". Così gli editoriali dei settimanali cattolici descrivono Bergoglio. "Il Papa è domanda di preghiera per il suo apostolato; è un incoraggiamento a confidare nella tenerezza divina anche per chi non vive secondo i comandamenti e secondo la morale della famiglia; è una denuncia schietta dell’ingiustizia, accompagnata da un amore autentico per i poveri; è una telefonata per confortare e per ricordare il compleanno o l’onomastico di un amico; è un dolore impegnato a pulire il cortile della Chiesa; è una vita di famiglia a Santa Marta per scansare qualsiasi privilegio o l’impressione di godere di uno status speciale come i potenti". Questo è l’identikit di Francesco, secondo Bruno Cescon, direttore del Popolo (Concordia-Pordenone). Francesco Zanotti, direttore del Corriere Cesenate (Cesena-Sarsina), sottolinea: "Si fa presto a dire Papa Francesco, ma poi tutti ci nascondiamo quando veniamo a conoscenza di situazioni spiacevoli. Scappiamo davanti a una denuncia da fare, davanti a una giustizia da ricercare. Chiudiamo le finestre di casa, non vediamo quel che accade attorno a noi. Blindiamo le porte del nostro cuore, costretti in noi stessi dall’egoismo che ci impedisce di scorgere il vicino che tende la mano, che aspetta solo un nostro gesto di vicinanza, di condivisione". Per l’Eco del Chisone (Pinerolo), il Papa "è perfettamente consapevole della storia che stiamo vivendo: sa di vivere in un’umanità ferita, dove la Chiesa si trova in mezzo ad un campo di battaglia e il suo compito oggi è innanzitutto quello del samaritano". Ricordando la visita del Papa a Lampedusa un anno fa, Corrado Avagnina, direttore dell’Unione Monregalese (Mondovì), afferma: "Ogni soluzione è migliorabile, in una strategia di accoglienza. Ma intanto ci si ponga, innanzitutto, dalla parte di chi è fuggito sperando di avere una nuova prospettiva di vita e si ritrova in mezzo a mille pastoie, dopo aver rischiato la vita in mare". E per i morti nel Mediterraneo Pietro Pompei, direttore dell’Ancora (S.Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto), ricorda che contro "l’indifferenza ha tuonato ancora una volta Papa Francesco nell’Angelus domenicale, dopo un anno da quel ‘Vergogna’ buttato in faccia a un mondo che vuole apparire civile". Sulle pagine del Nuovo Diario Messaggero (Imola) il vescovo, monsignor Tommaso Ghirelli, scrive: "Nel caso specifico dei profughi, oltre a recepire gli accordi internazionali, la Santa Sede e gli episcopati nazionali hanno svolto frequenti richiami al dovere morale di accogliere nei limiti del possibile gli esuli, i rifugiati e gli immigrati". Gianpiero Moret, direttore dell’Azione (Vittorio Veneto), ricorda: "Facciamo parte di un’unica umanità e tutti dobbiamo farci carico di queste tragedie, ciascuno secondo le proprie possibilità". Un altro dramma richiamato frequentemente dal Papa è la disoccupazione. "Da tempo – evidenzia Giordano Frosini, direttore della Vita (Pistoia) -, quel profeta disarmato che risponde al nome di Papa Francesco sta ripetendo parole di condanna per questa situazione che non accenna a migliorare e di esortazione a fare tutto il possibile per vincere o, perlomeno, ridurre in estensione e profondità questa autentica cancrena che corrode mortalmente l’intero corpo sociale". Perciò, sottolinea Toscana Oggi (settimanale regionale), "Papa Francesco invoca con urgenza un ‘Patto per il lavoro’: un patto che vada oltre l’orizzonte nazionale e che investa l’Europa". Anche Pierluigi Sini, direttore della Voce del Logudoro (Ozieri) affronta lo stesso tema: "Francesco ha chiesto a tutti i rappresentanti uno sforzo affinché si provveda a creare le condizioni per offrire lavoro. Avere un’occupazione è avere una dignità". Per Mario Barbarisi, direttore del Ponte (Avellino), occorre "mettersi insieme per elaborare un progetto di rilancio sociale e culturale che ponga al centro, come ha affermato Papa Francesco, la persona e non il danaro, idolo di una società che, sempre più spesso, si mostra corrotta e senza prospettive di ripresa". La disoccupazione è la porta della povertà, la quale, osserva Amanzio Possenti, direttore del Popolo Cattolico (Treviglio), "esige che la nostra umanità, sostenuta dalla forza della scelta cristiana coerente, sappia essere sorella, principalmente quando la povertà attinge i precipizi di una sofferenza che teme di perdere la speranza". Per Guglielmo Frezza, direttore della Difesa del Popolo (Padova), bisogna partire "da uno sguardo diverso ai poveri che non si traduca in una misera e inutile elemosina di Stato". Ma per dare una scossa serve l’innovazione, come scrive Nicola Salvagnin, in un editoriale del Sir, rilanciato dalla Voce dei Berici (Vicenza): "Innovazione ormai sta diventando in realtà lo squillo di una sveglia. Solo intraprendendo si crea ricchezza, il resto è fumo attorno all’arrosto".
Politica italiana. Molti editoriali si occupano di politica. "C’è un sentimento che accomuna molti italiani: la voglia di lasciarsi alle spalle un periodo di storia per niente esaltante, fatto di scandali, di illeciti arricchimenti, di connivenze tra diversi poteri dello Stato e le forze della corruzione. Quale altro significato hanno fenomeni come la massiccia astensione dal voto, il consenso raccolto dai movimenti di protesta e ora il largo voto di fiducia dato a Renzi, se non quello di una condanna della vecchia politica e di un atto di fiducia verso chi interpreta la voglia di cambiamento?": è la domanda che pone Pino Malandrino, direttore della Vita diocesana (Noto). Il Popolo (Tortona) rilancia un editoriale Sir a firma di Francesco Bonini: "Il ‘primato della politica’, anche in questa versione 2.0, non può restare un discorso. Deve necessariamente arrivare alla prova dei fatti, ovvero delle politiche pubbliche". "Tra il dire e il fare, lo si sa, c’è di mezzo il mare. Penso che lo sappia e bene anche il presidente Matteo Renzi, che più che il mare vede davanti a sé il Parlamento, con i suoi irriducibili no", osserva la Valsusa (Susa). Secondo Luca Sogno, direttore del Corriere Eusebiano (Vercelli), "se l’Italia non scioglie il nodo gordiano di una burocrazia ipertrofica, soffocante, dannosa per l’economia reale e che, per di più, si autoalimenta fuori da qualsiasi controllo, ogni progetto riformatore si impantanerà nelle sabbie mobili di qualche oscuro ufficio dove resterà chiuso in un cassetto".
Europa. Anche l’Europa non è messa troppo bene. "Siamo lontani anni luce dai sogni dei padri fondatori che dopo la guerra immaginarono un’Europa dei popoli e delle culture, unita nelle differenze", denuncia Luciano Sedioli, direttore del Momento (Forlì-Bertinoro). Di fronte alle tante tragedie del nostro tempo, osserva Paolo Lomellini, editorialista della Cittadella (Mantova), "l’Europa è ancora troppo succube delle beghe tra questo e quello dei suoi Stati membri. Ancora troppo limitata ai dibattiti sullo zero virgola qualcosa, in più o in meno, su una delle varie tabelle economiche (pur necessarie, ma non sono le tavole della Legge!). Un’Europa che deve insomma cambiare passo, avere l’ambizione di mettere in gioco le sue migliori radici, culturali e spirituali plurisecolari". Anche l’Italia ha un ruolo da giocare in Europa, sottolinea il Ticino (Pavia): "Valorizzare in Europa l’espressione della nostra storia millenaria significa tanto fare un servizio agli europei e soprattutto ai giovani, quanto mettere in condivisione con gli altri popoli valori, obiettivi culturali e artistici raggiunti e che possono essere di utilità comune". Di qui l’invito a "richiedere un contributo in questo semestre a presidenza italiana che fornisca scelte e indirizzi sui valori più che scelte tecniciste".
Cronaca. Diversi gli spunti dalla cronaca, internazionale, nazionale e locale. Gettano pesanti ombre sul processo di pace il rapimento e omicidio prima di tre ragazzi israeliani e poi quello del ragazzo palestinese, evidenzia Vincenzo Rini, direttore della Vita Cattolica (Cremona): "In questi giorni una parola è risuonata frequentemente: ‘vendetta’. Questa, però, non porta alla vittoria né dell’uno né dell’altro: è una logica perdente, perché è logica di morte". Dal Medio Oriente all’Italia Irene Argentiero, direttrice del Segno (Bolzano-Bressanone), affronta la questione delle aperture domenicali dei negozi: "A due anni e mezzo dal decreto Monti, anche i commercianti si stanno rendendo conto che l’aumento degli orari di lavoro (deciso per tenere il passo al regime di concorrenza commerciale) non è corrisposto ad un aumento degli affari. Semplicemente li ha spalmati su più ore, provocando di fatto un aumento delle spese, soprattutto per quanto riguarda il personale". Marino Cesaroni, direttore di Presenza (Ancona-Osimo), ritorna sulla "questione dello spostamento della Mensa di Padre Guido proposta, votata e approvata dal Movimento 5 stelle": "La povertà e i poveri sono sempre esistiti e nessuno da solo potrà risolvere questo problema così complesso, ma nel caso ‘Mensa di Padre Guido’ di Ancona il termine decoro va declinato e l’unica strada sta nella capacità della città di farsi carico di tutti, in particolare delle fragilità". Sulla presenza del sindaco di Ravenna alle "nozze al femminile" nel palazzo comunale Giulio Donati, direttore di RisVeglio Duemila (Ravenna-Cervia), chiarisce: "Forse, se una cosa buona possiamo leggere nei fatti di sabato scorso, è che il Paese reale sta manifestando il suo pensiero. L’unico matrimonio è quello tra uomo e donna". Luigi Losa, direttore del Cittadino (Monza e Brianza) di fronte alle bombe d’acqua che "si abbattono all’improvviso, violente e devastanti", con "una scia di danni non di poco conto per privati e collettività", si chiede: "Al di là dell’eccezionalità delle precipitazioni, c’è anche il conto, salato, che un territorio devastato dalla cementificazione selvaggia alla fin fine non può che presentare?". In occasione del "Requiem" di Giuseppe Verdi, eseguito domenica 6 luglio, nell’"inedito e dolente palcoscenico del Sacrario di Redipuglia", Roberto Pensa, direttore della Vita Cattolica (Udine), osserva che "nel conflitto del 1915-18 troviamo il concentrato di tutti i veleni che hanno ammorbato l’intero Novecento nelle nostre terre di confine". Un argomento più leggero per la Vita Casalese (Casale Monferrato): "Sabato la città si tinge di nerostellato in occasione del centenario dello scudetto. Un secolo fa il Casale infatti conquistò a Roma il suo storico scudetto. E Casale, con Novi, è fino ad ora l’unica città in Italia, non capoluogo di provincia, a fregiarsi del tricolore del calcio". Per l’estate Vincenzo Tosello, direttore di Nuova Scintilla (Chioggia), augura a tutti "buone vacanze tra noi e con noi!". Dalle vacanze alla politica: Ferdinando Sallustio, direttore dello Scudo (Ostuni), s’interroga sul futuro della nuova Giunta comunale.
Attualità ecclesiale. Non manca l’attualità ecclesiale. Ha suscitato molto scalpore l’inchino della statua della Madonna davanti alla casa del boss a Oppido. "Sono restato esterrefatto per la sequenza di immagini della processione di Tresilico, frazione di Oppido Mamertina (Rc)", ammette Vincenzo Finocchio, direttore dell’Appennino Camerte (Camerino-San Severino Marche). Per Davide Maloberti, direttore del Nuovo Giornale (Piacenza-Bobbio, "l’inchino con la statua della Madonna davanti alla casa del boss a Oppido Mamertina in Calabria ha lasciato senza parole l’Italia. Anche la processione e i suoi uomini – non certo la Vergine Santissima – rendono omaggio al potere locale. Situazioni che per noi sono difficili da capire; certo, il cammino per uscire dalle connivenze con il potere è ancora lungo. Anche questa è l’Italia". Il problema, avverte, è che "se l’uomo non si inchina a Dio, pretende che gli altri si inchinino a sé. Una scelta sterile, che non genera vita. Ma soltanto guerra". A proposito dell’Instrumentum Laboris in vista della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei vescovi, Emmaus (Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia) osserva: "Il documento non tace nessun problema. Non sono però le difficoltà al centro di queste relazioni. Una certezza viene richiamata: l’appartenenza ad una Chiesa, la possibilità di abbracciare e vivere la liberazione della fede". Il Cittadino (Genova) rammenta che il cardinale Angelo Bagnasco è intervenuto all’assemblea pubblica di Confindustria Genova, parlando del "contributo che la Chiesa genovese ritiene di dover offrire alla città per superare questo difficile momento e imboccare la strada dello sviluppo e della crescita". La benedizione prima delle gare del recente Palio fossanese e il relativo dibattito sull’opportunità di questa benedizione sui social network offrono a Walter Lamberti, direttore della Fedeltà (Fossano), lo spunto per riflettere: "Ma è davvero mancanza di rispetto, o peggio ingerenza, essere una presenza ‘visibile’, attiva, ‘benedicente’? L’identità cristiana che è anche storia e cultura, va taciuta, nascosta? Il cristiano è o dovrebbe essere ‘missionario’, cioè desideroso di comunicare al mondo intero la propria fede. La missione rischia di essere una crociata? O è invece testimonianza, proposta, condivisione… Il dibattito è aperto". Logos (Matera-Irsina) ricorda come l’arcivescovo, il 1° luglio, incontrando le istituzioni, abbia indicato "come il Progetto Policoro nella nostra diocesi ha dato speranza concreta a tanti giovani. Se il lavoro è l’emergenza di questo tempo di crisi è urgente che al di là delle parole e dei proclami le istituzioni a tutti i livelli: locale, nazionale ed europeo, si facciano carico e trovino soluzioni possibili perché tutta una generazione di giovani non vada perduta". Voce della Vallesina (Jesi), facendo riferimento al messaggio dei vescovi italiani per la 9ª Giornata del creato, evidenzia che siamo "tutti attori, non spettatori, per la cultura ecologica". Gazzetta d’Asti (Asti) parla del pellegrinaggio annuale diocesano al santuario della Madonna Nera di Oropa". L’Araldo Abruzzese (Teramo-Atri) si occupa della VI Assemblea degli organismi di partecipazione della diocesi di Teramo-Atri, che è stata incentrata su "una pastorale in uscita verso le periferie esistenziali, restando attenti a che il nostro cuore non diventi esso stesso una periferia esistenziale". La Voce del Popolo (Brescia), invece, fa riferimento alle attività estive: "Non sono forse luminose come il sole le facce dei nostri diecimila adolescenti che, ogni anno, ci permettono di concretizzare l’avventura del Grest?". Marco Caramagna, direttore della Voce Alessandrina (Alessandria), ricorda don Walter Fiocchi, recentemente scomparso: "Don Walter ha testimoniato le idee di una Chiesa ‘in uscita’, come dice oggi Papa Francesco". Una riflessione sui "segni dei tempi", che sono letti "con occhi diversi" a seconda delle generazioni, per la Guida (Cuneo).