LA PAZIENZA STA FINENDO
Vie consolari come la Tuscolana o l’Anagnina, borgate periferiche come Morena, ma anche zone residenziali come il Torrino. Foto segnaletiche inviate dai lettori a grandi giornali, centinaia di proteste all’Ama: il soggetto inquadrato è la spazzatura in tutte le sue sfaccettature, con cassonetti straripanti che soccombono alle quantità abnormi di immondizia. Mentre la Procura di Roma ha avviato un’indagine, al momento senza ipotesi di reato e indagati, in relazione a un esposto presentato dal Codacons per un presunto boicottaggio da parte dell’azienda municipalizzata della nettezza urbana riguardo all’espletamento dei suoi compiti ordinari di raccolta dei rifiuti, il sindaco della Capitale, Ignazio Marino, ha annunciato una "road map" in cinque mosse per riportare le strade di Roma libere dai rifiuti in una decina di giorni. Entro una settimana, ha assicurato il primo cittadino, verrà installato un nuovo "tritovagliatore", impianto che tratta i rifiuti indifferenziati triturandoli, che sarà attivo entro la fine del mese all’interno del perimetro dello stabilimento Ama di Rocca Cencia. "Sono profondamente arrabbiato per quanto visto in questi giorni a Roma", ha dichiarato Marino, che per tamponare l’emergenza rifiuti attiverà 30 squadre di pronto intervento dell’Ama, due per municipio, con 100 controllori che "verificheranno in modo inflessibile il lavoro di spazzamento e raccolta dei rifiuti".Se alle parole seguiranno i fatti, lo vedremo nei prossimi giorni. Nel frattempo, ci permettiamo di nutrire qualche dubbio su quella che si presenta come una "mission impossible" a Roma, dove la raccolta indifferenziata da poco introdotta a tappeto in città stenta a portare i suoi frutti e la "querelle" con il proprietario della discarica di Malagrotta, Manlio Cerroni, va avanti a colpi di dichiarazioni e atti giudiziari ormai da anni, sbarrando di fatto la strada a ogni ipotesi di sito alternativo per lo smaltimento dell’immondizia.Caro sindaco Marino, in attesa di vedere Roma finalmente libera dai rifiuti, perché non imporre almeno una tregua alle scritte sui muri che campeggiano in città democraticamente, cioè senza distinzioni tra centro e periferia, ogniqualvolta una qualsivoglia superficie muraria viene riverniciata di fresco? Potrebbe prendere esempio dal suo collega, il sindaco Pisapia, che a Milano ha varato la campagna "muri liberi" concedendo ai writers spazi dove poter esprimere liberamente il proprio estro. Non in tutta la città, ma in un elenco di luoghi precisi che l’amministrazione designerà nelle prossime settimane. Graffiti d’arte al posto di banali imbrattature, cui si affianca però di pari passo la "tolleranza zero" per chi sgarra: il Comune di Milano promette infatti multe ancora più salate, oggi fino a 450 euro, per chi viene sorpreso a imbrattare i muri. Il "derby", tutto italiano, tra Roma e Milano, finora premia la città meneghina.